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High West ‘American Prairie Bourbon’ (2020, OB, 46%)

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Continuiamo a percorrere gli Stati Uniti in lungo e in largo, e ci fermiamo quest’oggi nello Utah: questa splendida terra di parchi, laghi e montagne, nella nostra mente provinciale noi rimarrà sempre e solo collegata al duo John Stockton e Karl Malone che ammiravamo da bambini – bella la natura, ma vuoi mettere un coast to coast del Postino o un no look delirante di Stockton? Ma non di sola nostalgia si vive, e dunque proiettiamoci al presente con questo High West American Prairie Bourbon, messo in vetro dalla distilleria High West, che ha sede proprio nello Utah: per i nerd del distillato ammeregano, si tratta di un blend di LDI e Four Roses. L’LDI, prodotto a Lawrenceburg, Indiana (ehm, Reggie Miller anyone?), è un bourbon di 6 anni con un mashbill da 75% di mais, 20% di segale e 5% di orzo. Il Four Roses, per contro, è un bourbon di 10 anni composto dal 60% di mais, 35% di segale e 5% di malto d’orzo. Bella miscela, sulla carta. Riuscirà quest’accoppiata a vincere l’anello o rimarrà a bocca asciutta, come i Jazz delle Finals 1997?

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N: molto setoso e accogliente, molto elegante – iniziamo dalle note speziate, fatte di chiodi di garofano e soprattutto anice stellato. Colpisce la delicatezza del naso: qui abbiamo al massimo pesche all’amaretto. Dopo un po’, si apre un sentore di legno, come di segheria, che va e viene, ma resta forse l’unico difetto. Cola.

P: esplode la frutta, matura e dolcissima – forse troppo, a dirla tutta. Cocco e banana spiaccicata, tanta vaniglia, crema. Tutto è raffinato dal legno, l’invecchiamento lungo si sente, ma va solo a levigare una zuccherini incredibile. Dopo questa prima botta, veramente devastante, si apre un attimo il vuoto, il baratro di sapore, e va chiudendosi su spezie ancora aniciose e quasi balsamiche. Tanta cannella.

F: cocco, pesche e amaretti ancora. Popcorn al burro. Tanta cannella anche qui. Fichi secchi.

Buono e molto setoso, davvero raffinato ed elegante, a nostro gusto sicuramente un po’ troppo dolce, soprattutto al palato. Dobbiamo però riconoscergli che dopo un po’ di tempo nel bicchiere diventa più godibile, ma si sa, il distillato americano, con una presenza così imponente del mais, tende inevitabilmente a una dolcezza che non può non sembrare un po’ stucchevole a chi abbia un palato più sintonizzato sulle asperità dello Scotch. 84/100.

Sottofondo musicale consigliato: Ghostface Killah – Stroke of Death. Offriamo un dram al primo che spiega perché è il sottofondo giusto.

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