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Cutty Sark ‘Prohibition edition’ (2019, OB, 50%)

Chiunque sia andato a Londra durante la sua gioventù sarà andato a fare il fenomeno a Greenwich per fare la foto mentre scavalca il meridiano 0. Appena usciti dalla stazione della Tube, ancorato nel Tamigi, c’è uno splendido veliero: quello è il Cutty Sark, che in scozzese è più o meno una “camiciola”, una sottoveste, citata in un’opera di Robert Burns. Sull’etichetta dell’omonimo blended whisky, però, non ci sono canottiere, ma proprio il famoso veliero, che nel frattempo è stato sorpassato in popolarità proprio dal whisky, creato nel 1923 per sfidare il J&B e diventato il più bevuto negli USA. Il marchio è passato di mano più di una volta, l’ultima nel 2018, quando Edrington lo ha ceduto ai francesi di La Martiniquaise-Bardinet. L’espressione base, il Cutty Sark dall’etichetta gialla, non l’abbiamo mai assaggiato e vituperiamo noi stessi. Per espiare, proviamo invece il Prohibition Edition, versione a 50% e con una bottiglia nera, omaggio a Bill McCoy, il mitico contrabbandiere di alcolici che durante il proibizionismo invase l’America di whisky e rum dalla sua barca al largo del New Jersey.

N: la prima suggestione sono le fette biscottate integrali, fragranti. Poi un filo di cereale affumicato, che si ferma ben prima della torba. Frutta secca a iosa (nocciole e soprattutto noci) e dello zucchero liquido. La frutta è lì, ma non è né esuberante, né entusiasmante: platano e mela gialla super matura. A ben snasare, qualcosa di minerale c’è, anche se in disparte. All’olfatto si direbbe o un blended con ottima percentuale di malto o un single malt deboluccio. La gradazione più alta del solito fa molto, sostiene gli aromi che di norma sarebbero più tenui. Col tempo emerge un tocco di smalto un po’ così, come il legno impiallacciato dell’Ikea.

P: qui ogni dubbio si dissipa. L’anima da blended emerge insieme alla parte dolce, ora avviluppante e subito dominante, con vaniglia e caramello. Ancora qualcosa di smalto, forse un po’ di miele e le nocciole che prendono il largo. Le note morbidose del grain sono tutte ben schierate, però il grado sostiene il corpo, altrimenti un po’ esile. Per la complessità citofonare altrove, l’unico guizzo eccentrico è quel tocco minerale, forse ciottoli? Succo mela industriale, cereali da colazione con frutta essiccata non meglio definita.

F: evanescente, rimane una dolcezza appiccicata e un tocco amarognolo che ci ricorda una distilleria dello Speyside che non amiamo particolarmente.

Intendiamoci, l’esperienza non è per nulla sgradevole, e se dovessimo puntare 10 euro diremmo che la percentuale di malto qui non è insignificante. Detto questo, rimane un blended della fascia mediobassa di prezzo, quindi va giudicato come tale. A sua discolpa – al netto di una certa semplicità di descrittori – va detto che grazie alla gradazione non risulta mai né watery né noioso. Il finale è quel che è, ma mica da Fabio Volo ti aspetti di leggere qualche pagina senza pensieri, non la Recherche. 81/100.

Sottofondo musicale consigliato: Nick Cave & The Bad Seeds – The ship song.

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