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Kilchoman 2012 100% Islay ‘unpeated’ (2012/2020, OB for Royal Mile Whiskies, 56,4%)

Un mesetto fa l’internet è stato invaso da foto di questo paradosso dello spazio-tempo: un single cask ex-Bourbon di Kilchoman, la distilleria più contadina di Islay, celebre per fare whisky heavily peated (50ppm di torbatura dell’orzo per le versioni standard, 20ppm per i 100% Islay); una release esclusiva per Royal Mile Whiskies, negozio sul Royal Mile di Edimburgo che colpevole ci vendette le due bottiglie che hanno poi acceso la scintilla che ci ha portato qui, a scrivere le nostre fregnacce per venticinque lettori con la nostra stessa perversione. Eh beh, però, direte voi, dove sta la stranezza, perché mai questa boccia dovrebbe essere un paradosso? Kilchoman ne fa tanti di single cask! Bravi, siete attenti: e però questo è un Kilchoman 100% Islay… unpeated!, ovvero non torbato, frutto di un periodo in cui il kiln di distilleria era rotto, nel lontano 2011. Un amico la cui passione è grande almeno quanto il suo girovita non ha atteso un istante, e ha ordinato una bottiglia immediatamente: oggi, grazie alla sua voracità, recensiamo.

N: profumato, con note di legno resinoso, di pigne. C’è una dimensione coerente di… sauna, un profumo di ylang ylang, o sandalo. Poi – come nella sauna – spunta quel filo di fumo tipo le pietre roventi: un po’ di torbetta c’è (e d’altro canto, se non lavi i receiver…). Dietro a questa nebbiolina ecco il bourbon: pasticcino con crema pasticcera e spicchio di mandarino, banana flambé, vaniglia. Due gocce d’acqua lo rinfrescano: mela verde e aloe.

P: morbidone, di nuovo mandarino e un po’ di nespola. L’orzo – come spesso succede con Kilchoman – si sente, nitidamente. Rimane quel filo di torba, leggero ma comunque irriducibile. Si aggiunge il dna isolano, con un che di sapido e di marino. Il barile è bello carico e continua sulle note della frutta gialla e della vaniglia (tutto presente ma tutto sobrio, leggero) e della menta, che con la diluizione è ancora più evidente.

F: di nuovo torba minerale, dolcezza di bourbon e olio d’oliva. Lungo.

Piacevole, non particolarmente complesso ma di grande solidità. Dammi tre parole: malto, bourbon e torba di mare, dammi un dram che non fa parlare… Un whisky senza difetti, molto fresco, con una inconsueta nota resinosa che intriga. Certo, se vi aspettate un totale unpeated (che stando all’etichetta era legittimo…), resterete delusi. Come spesso succede anche con i Caol Ila unpeated, il risultato non è mai privo al 100% dell’influsso della torbatura. Anche qui i ppm, per quanto lievi, si sentono. E forse è un bene, perché aggiungono profondità. 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Steve King – Satan is her name.

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