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Glenallachie 31 yo cask #6117 (1989/2020, OB, 50,7%)

Lo scorso weekend, durante il Whisky Revolution Freedram (l’incarnazione che ha assunto il WRF in questo maledetto 2020), Fabio Ermoli, importatore e imbottigliatore indipendente, ha portato in degustazione uno dei pezzi grossi delle ultime release di Glenallachie: si tratta di un single cask ex-PX distillato nel 1989, parte del batch 3 per l’Europa dei vari single casks messi sul mercato. La strategia del Re Mida Billy Walker l’abbiamo già vista in atto, ed è sempre stata vincente: siamo fiduciosi che, dopo le prime prove, la strada sia per lui in discesa, anche stavolta. Il colore, scurissimo, invita già ad assaggiare.

N: annusi questo whisky e incontri le infinite sfumature del legno, nel senso più positivo che si può immaginare: sandalo, pout pourri, legna calda al sole. Note balsamiche, che stanno tra il mentolato e l’aceto balsamico – perfino con un qualcosa di resinoso e speziato che ricorda un po’ certi Rye. E la frutta, la frutta? Ce n’è, tantissima: ciliegie sotto spirito, marmellata di more e mirtilli. Cioccolato e arancia (scorzetta pucciata nel), boeri. Caramelle Ricola alla mora? Un pelo di rabarbaro, un che di tamarindo e cola (forse anche chinotto?). Molto buono. Dopo un po’ ci folgora l’idea del panettone – con uvette, eh, sia chiaro.

P: l’avevamo capito già al naso, eh, ma che lo sherry qui sia preponderante è indiscutibile. L’attacco è tutto liquoroso ed esplosivo, appiccicoso, con ciliegie sotto spirito. C’è arancia rossa ipermatura, crema di malaga – ancora panettone e uvetta, tanto cioccolato che si fa un po’ fondente. Note che ricordano certi amari, con note erbacee e di caramello – poi ancora cola e tamarindo. Anche qui è un po’ balsamico, e insieme alla parte amara ed erbacea ricorda note di rabarbaro e resina. Molto buono, molto complesso.

F: lungo, molto dolce, tra la marmellata rappresa, liquirizia dolce, un filo di legno umido (c’è anche qualcosa di… fungo, forse?), crema malaga.

In questa categoria di whisky iper-sherried, è un campione assoluto: il Pedro Ximenez, che a nostro gusto resta un po’ meno seducente dell’Oloroso, riesce a risparmiarsi una dolcezza pesante, e il risultato è davvero convincente, equilibrato ed esplosivo al contempo. Che il buon vecchio Billy sia bravo a fare queste operazioni, beh, è abbastanza evidente… Non siamo sicuri che alla cieca saremmo in grado di distinguerlo da alcuni GlenDronach della sua gestione, ma intendiamoci: non è una critica, anzi, è una dichiarazione d’amore. 91/100.

Sottofondo musicale consigliato: Claudio Abbado dirige Martha Argerich e la Mozart Orchestra per questo Concerto di Piano No.25 in C, K.503 – 1. Allegro maestoso.

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