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Interview to Iain Croucher (North Star Spirits)

Per la nostra serie di interviste agli imbottigliatori indipendenti Scozzesi, oggi scambiamo quattro chiacchiere con Iain Croucher, fondatore e ‘lider maximo’ di North Star Spirits. Un’intervista particolarmente divertente, vedrete…

Come ti sei innamorato del whisky, come ha avuto inizio tutto?

Avevo 6 anni quando ho provato per la prima volta un single malt scotch whisky decente. Mio padre dopo cena si stava sorseggiando un bicchierino abbondante, che naturalmente pensavo contenesse succo di mela, e io mi sono bevuto tutto il bicchiere – Goodnight, Vienna!
Mi ci sono voluti alcuni anni per ritornare al whisky liscio – ma quando l’ho fatto, è stato un momento memorabile, mi si è accesa la lampadina. Quando ho lasciato l’istruzione obbligatoria, mi sono reso conto che non avevo nulla di solido, in termini di qualifiche professionali. Questo mi ha portato nell’affascinante e colorato mondo del bartending. Il mio primo lavoro in un bar è stato al Carrick Castle Hotel, nel 1990. Ho dei ricordi vividi dei clienti abituali di Lochgoilhead che bevevano Macallan di 10 anni a meno di 1 sterlina per 35cl. Ero affascinato da quanto si divertissero con qualcosa di così piccolo e, per quello che pensavo all’epoca, di così costoso! Vado avanti veloce di circa 7 anni ed eccomi cameriere esperto di vino sotto l’occhio vigile di Ken Muculloch a Glasgows Malmaison: qui sono arrivato ad apprezzare pienamente il liquido, in tutte le sue forme. Riesco ancora a sentire l’odore del mio grembiule inzuppato di Cotes Du Rhone alla fine di un sabato sera intenso, mentre mi tracanno il drink per lo staff di Remy Martin XO. La logica progressione da tutte queste delizie mi ha portato al single malt scotch whisky. Il primo vero e proprio momento folgorante è stato uno Strathmill vecchio di 20 anni da un refill hogshead. Le note di degustazione sulla bottiglia suggerivano sorbetto e ananas – potevo letteralmente vedere queste note di degustazione ad ogni sorso: tutto qui, ormai ero agganciato.

La North Star è un’azienda relativamente giovane, dato che ha iniziato a imbottigliare nel 2016, se non andiamo errati. Quali sono i problemi principali per un imbottigliatore indipendente in fase di avvio, e pensi che l’industria sia cambiata rispetto a quattro anni fa??

Ahh, sì, a marzo 2016 ho iniziato North Star dal capannone in fondo al nostro giardino di casa, con zero investimenti e 27,67 sterline nel mio Super Saver Account della Bank Of Scotland. La prima cosa da fare è senz’altro circondarsi di brave persone. Ho avuto la fortuna di incontrare Alastair Currie (Edrington) tramite Stuart Cassells (Macallan), che ha accettato di concedermi una fornitura. Sono stati molto pazienti con me, mentre ho ricevuto il mio WOWGR (Warehousekeeper and Owners of Warehoused Goods Regulations). Ho avuto anche la fortuna di incontrare David Stirk della Creative Whisky Company: mi ha aiutato con alcune forniture di barili e con l’imbottigliamento fisico del liquido che ho scelto. Sono sicuro che se avesse 1 sterlina per ogni domanda che gli ho fatto in questi anni, potrebbe tranquillamente andare in pensione domani!

Quindi, per iniziare a lavorare come imbottigliatore indipendente, è necessario avere clienti e fornitori, il resto si impara man mano che si va avanti; ed è necessario divertirsi il più possibile, una cosa che immediatamente i clienti possono percepire. L’attività è cambiata abbastanza rapidamente rispetto ai primi tempi. Celebriamo tutte le categorie di scotch, non solo single malt, ma anche blended e blended malt. Ci siamo anche sviluppati nel mondo del Rum con l’aiuto dei vecchi amici The Cuban Brothers – una compagnia di comici e Breakdance.

Vi procurate prevalentemente new make o cercate direttamente le botti pronte? E poi, di solito lavorate con broker, distillerie o proprietari privati?

Sì, sì, sì, sì, sì e sì, ma la fornitura è un segreto da custodire in modo molto stretto, scimmiette sfacciate che non siete altro!

Cosa cerchi in una botte, prima di decidere di imbottigliarla? Come descriveresti la filosofia di North Star, come imbottigliatore indipendente?

Ho già detto in altre interviste che i whisky devono funzionare, per me, da macchina del tempo: l’esperienza di annusare un whisky che ti riporta ad un tempo che forse hai dimenticato è impagabile. Recentemente ho imbottigliato una botte di whisky di Campbeltown. Quando ho aperto la botte per la prima volta, ho sentito quel meraviglioso odore di “pioggia fredda su asfalto caldo”; questo mi ha poi ricordato la passeggiata lungo il Ferry Brae a Dunoon con la mia nonna quando avevo 8 anni… Questo è quello che chiamo un whisky attraente, questo è quello che cerco.

Sappiamo che North Star ha imbottigliato una vasta gamma di botti diverse nel tempo… Hai qualche barile particolare che riposa nella tua warehouse su cui hai particolari aspettative?

Oh, sì, ho delle bombette! In realtà sono appena tornato dal magazzino per controllare una botte di Clynelish, che è stata travasata in una botte di brandy portoghese – santo cielo, è pronta e arriverà presto! Ho alcuni Springbank più vecchi, che mi entusiasmano molto. Non hanno assolutamente bisogno di essere spostati in altri barili o di essere toccati in qualche modo. Ci sono poi delle altre pepite all’orizzonte, di cui vi farò sapere un’altra volta…

Hai fatto un re-racking di alcune botti, e hai messo in commercio alcuni finishing nelle tue ultime release, in modo da ottenere nuovi profili aromatici; quanto può influire una botte su un whisky, e cosa ne pensi della pratica del re-racking?

Mi piace un po’ di re-racking, mi permette di aggiungere qualcosa al profilo del prodotto finale. Varie volte ho comprato una botte, l’ho aperta per trovarla deliziosa e con una buona resa alcolica, ma forse un po’ troppo chiara di colore, e che aveva bisogno di avere qualcosa in più. Trasferire quel whisky in una botte di sherry attivo, ad esempio, è quel che ti può venire in mente di fare. Il Pedro Ximénez ad esempio è un grande vino liquoroso, che offre risultati praticamente immediati per ciò che riguarda il colore. Anche se il colore arriva subito, bisogna comunque avere una certa dose di pazienza – un re-rack frettoloso non passa inosservato al consumatore istruito. Con la pazienza sempre in mente, lo sherry Oloroso è in realtà il mio preferito con cui lavorare. D’altro canto, anche se la pazienza è una virtù, troppo tempo in una botte di sherry può togliere al whisky la riconoscibilità del carattere della distilleria. Quindi diciamo che c’è una linea sottile tra il troppo poco / troppo presto e il troppo tardi. Il lato positivo è che bisogna fare molti assaggi per tenere d’occhio la botte, urrà!

Ho sviluppato il mio programma di re-racking al punto che sto acquistando IBC (fusti da 1000 litri) di PX e Oloroso direttamente dalla Spagna per fare dei seasoning sui miei barili di quercia vergine; un’altra parte del processo del prodotto finale di cui riesco ad avere il controllo diretto. Inoltre, c’è un delizioso effetto collaterale di questa procedura – un sacco di sherry, che a Natale mio padre è molto contento di dover smaltire…

Negli ultimi anni hai rilasciato diversi blended malt: sappiamo che molti amanti del whisky sono un po’ diffidenti verso questa categoria, eppure i vostri imbottigliamenti sono stati accolti con grande favore dal mercato. Cosa ci puoi dire dei blended malt, come categoria? Giochi con il blending (che è uno dei mestieri più affascinanti del settore) o cerchi di procurarti botti già pronte di blended malt?

Sì, ci siamo divertiti in modo abbastanza creativo con le nostre gamme di blended malt. È una meravigliosa categoria di scotch, io personalmente la adoro. Il blended malt whisky è un lavoro che richiede grande talento, e dal quale per questo devo astenermi. Acquisto il liquido già maturo e ben miscelato. Ci sono persone di talento, come Kirsteen Campbell di Edrington, che possiedono l’abilità di miscelare insieme i single malt per creare un liquido davvero unico..

Quali sono le tue distillerie “nascoste” preferite, distillerie che non sono così famose ma che producono un grande distillato?

Fino a poco tempo fa, la North Star Spirits ha effettuato l’imbottigliamento fisico nel magazzino di Adelphi a Dunfermline. Conoscere Alex Bruce per molti anni è stato fantastico, e conoscere il suo distillato di Ardnamurchan è stato uno dei momenti più memorabili, insieme alla sua grande ironia naturalmente. La loro prima uscita di single malt è davvero emozionante, non vedo l’ora di vederlo arrivare sugli scaffali e senza dubbio vincerà molti premi. Inoltre, i Thompson Brothers hanno una distilleria molto elegante su a Dornoch: tutto quello che fanno questi ragazzi sembra essere fatto davvero molto bene. Non vedo l’ora di assaggiare le loro prime release.

Quali sono i tuoi tre whisky preferiti di sempre, che ti porteresti con te su un’isola deserta?

#1 Macallan 1926, non per la qualità o il gusto, ma grazie al ridicolo prezzo d’asta che ha raggiunto potrei essere in grado di scambiare la bottiglia con il capo locale per una nave veloce e facile da guidare in modo da poter tornare a casa.

#2 Orkney Island’s God of Thunder “Thor”, ancora una volta, non per la qualità o per il gusto, ma se le trattative dovessero fallire con il capo tribù, potrei essere in grado di ricavare una canoa dall’imballaggio.

#3 North Star Spirits 30yo Bunnahabhain. Un po’ di delizia tropicale, da gustare prima di salpare verso casa…

Grazie mille per avermi ospitato su Whiskyfacile!

Grazie infinite a te, Iain…

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