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CROFTENGEA 12 yo 2007 & LEDAIG 11 YO 2008 ‘MASTERS OF MAGIC’ (2019, HIGH SPIRITS, 46%)

Chiudiamo la nostra rassegna sugli ultimi imbottigliamenti di Nadi Fiori, tratti dalla serie Masters of Magic: tocca ai torbati quest’oggi, dunque ecco la recensione di Croftengea (uno dei molti volti di Loch Lomond) e poi di Ledaig, entrambi invecchiati in botti ex-bourbon.

Croftengea 12 yo (2007/2019, High Spirits, 46%)

N: tutto sbagliato, tutto affascinante: splendido splendente. Kimchi, verdura fermentata; cetrioli in agrodolce (quelli scandinavi con un po’ di aneto); un che di formaggioso; costine affumicate, a testimoniare una presenza di carne. Un whisky da banco di gastronomia. Foglie di tabacco umide – con note decisamente umide. Limone, fresco; frutta gialla al limite del tropicale.

P: un mix curioso tra torba, peperoncino piccante e frutta tropicale. Grasso, oleoso; yogurt alla pesca e mango. La componente torbata è tutta di terra, molto organica e chimica, un po’ carnosa e fumosa – grasso di maiale bruciato sulla griglia. Ancora un sentore di formaggio affumicato.

F: prosegue l’idillio tra una dimensione di carne e formaggio e un’altra di frutta matura, a cavallo della linea del tropicale. Resta umami, piuttosto lungo e con un fumo di torba chimico.

86/100. Tutto scombinato, sulla carta, ma nel bicchiere è in grado di trasformarsi in un grande affresco, dal fascino grottesco e straniante. Possiamo dirlo?, Loch Lomond ci piace sempre di più. Freak sì, ma Freak Antoni.

Ledaig 11 yo (2008/2019, High Spirits, 46%)

N: il naso è molto, molto marino, davvero accogliente: tantissima ostrica. Cozze affumicate (quelle gloriose di Campbeltown). Note di finocchietto. Se la componente marina è certo spiccata, c’è da dire che la parte torbata resta relativamente in disparte, con un fumo presente ed acre ma non troppo marcante. Tanto limone. Il profilo rimanda quasi ad un Caol Ila.

P: qui resta tanto marino e pescioso, ancora cozze affumicate, con un bel salmastro – erbe bruciacchiate, diremmo salicornia se dovessimo esagerare. Una dolcezza vanigliata e limonosa molto coerente – anche qui ha cose che ci ricordano un Caol Ila più affilato – zucchero liquido.

F: lungo e persistente, piuttosto pulito e relativamente dolcino…

85/100. Molto buono, come sempre accade con Ledaig – che non per caso sta vedendo le sue quotazioni presso i broker raggiungere quelle dei più celebri (e ormai inaccessibili) whisky di Islay. Molto buono, si diceva, forse un po’ troppo morbido rispetto a quel che ci aspettiamo da Ledaig: ma non ci lamentiamo, perché è buono e di una bevibilità obiettivamente spaventosa. Chapeau.

Sottofondo musicale consigliato: Skiantos – Sono un ribelle, mamma.

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