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Botti da Orbi: Tipi da spiaggia – pt.4

Tweeddale 28 yo ‘The Evolution’ (2017, OB, 52%)
alias “Il gozzovigliatore professionista”

Non è facile vederlo, perché di solito è coperto da una trincea di schiscette, frigoriferini portatili e sacchetti pieni di derrate. Però il gozzovigliatore da spiaggia fa subito simpatia, non c’è niente da fare, perché è l’immagine dell’epicureismo e dei gioiosi disturbi dell’alimentazione. La sua postazione è una nuvola di aromi golosi: toast imburrato, crostata, mela rossa, cedro e pompelmo candito. E’ l’unico che – anche se si strafoga di insalata di riso – profuma di legno aromatico, lavanda e anice, con un che di salotto, poltrone di cuoio e legno massello.
Però si sa, i golosoni vanno forte sul palato più che sul naso. E dunque, nonostante si getti a capofitto sul krapfen e sul trancio di pizza, in bocca sembra ben più austero e oleoso (o è colesterolo?): nocciola, sticky toffee pudding. Buone sensazioni per una buona forchetta: croccante al caramello, brioche e noci pecan all’infinito. Pieno, decisamente. Bel corpo, anche se esternamente sembra un po’ sovrappeso. Va anche bene in profondità, e vorremmo vedere con quel che pesa dopo la merenda. Solo nel finale paga un po’ il fatto di essere un blended e dopo non molto è già punto e a capo. Si può ricominciare a mangiare, forza. 87/100.

Auchentoshan Dark oak (2019, OB, 43%)
alias “Il metallaro fuori posto ma gentile”

Pape Satan, pape Satan Alassio. Non era esattamente così, ma ogni tanto sui litorali italiani questo personaggio compare. Vestito di nero pece, spesso con gli anfibi in cui si sviluppano ecosistemi sconosciuti, arriva in spiaggia in silenzio, fra lo sbigottimento generale. Direttamente dal Travel Retail, che è un po’ il “Gods of Metal” del whisky (no, eh?), lui si presenta senza mezze misure, in bottiglia da litro e maglietta con sopra angeli squartati. Però sistema il telo, mette il silenzioso al cellulare, è sorprendentemente educato: uno sherried senza eccessi, che mette in fila arance candite, ciliegie al maraschino, uvetta e tarte tatin. Tutto a puntino, senza evocare il Maligno né strappare la testa ai cefali crudi.
Anche al palato chiede “per favore” e saluta sempre, come i vicini dicono degli assassini. Morbido e oleoso, non ha per nulla il sapore dell’inferno. A meno che i demoni moderni non si divertano a infornare panettone e a strafogarsi di datteri, mele candite e gianduia.
Non si ferma molto (anche perché vestito di nero rischia di liquefarsi al sole), ma quando se ne va sorride, fra il dolce e il caramello. Poi oh, magari la sera si ritrova con altri Auchentoshan a fare sacrifici umani, ma visto così sembra proprio un individuo bilanciato. Di certo più simile a Winnie the Pooh che a un Berserker spaventevole per ferocia e intensità. 83/100.

Glenlossie 48 yo (1966/2014, Cadenhead’s, 43.5%)
alias “Il vecchio lupo di mare”

Quante ne ha viste, quante ha raccontato di averne conquistate… Creatura mitologica metà bagnino e metà capitano del vascello pirata, il vecchio della spiaggia è multiforme, assume diverse identità a seconda del momento. Memoria storica del luogo, conosce ogni dettaglio del fondale e della fauna locale (soprattutto femminile). Basta interrogarlo, e ti narrerà favole di cera e frutta sciroppata, di quando ananas e uva spina regalavano la gioia dei sensi. Una volta qui, vi spiegherà lui, non c’erano stabilimenti balneari e ristoranti di dubbio gusto: una volta qui il naso era una curiosa sinfonia di ribes bianco, fiori leggeri e spezie del legno e su tutto calava una patina metallica, come di ottone e fuliggine, che rendeva il luogo magico.
Corpo di mille balene, continua a narrare vecchio! Raccontaci del tuo palato così amalgamato e tropicale da ricordare i tuoi viaggi da ragazzo; di quando la frutta del mercato era sana e gustosa, non come al supermercato. Pesca, nespola, melone, mele verdi, banana flambé, tanto limone. Ogni ruga un ghiribizzo del legno, la pipa a esalare un filo di fumo. Così, mentre mette in fila memorie vere e presunte, la voce di quel vecchio ti resta sotto pelle. E quando sei già a casa, ancora ti risuonano la liquirizia di un tempo, il propoli che fu, e quel tocco di sale e tropici che i pescatori si portano appresso anche quando sono solo dei fanfaroni innocui. Perché fra frutta e legno, tempo e quell’idea di torba, svelare la verità e l’immaginazione è complicato. Prendetevela comoda, non cercate una soluzione. 88/100

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