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Intervista a noel sweeney – powerscourt distillery

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Abbiamo avuto la fortuna di scambiare quattro chiacchiere con Noel Sweeney, una leggenda del whiskey irlandese: ora è Master Distiller della giovane Powerscourt Distillery, in Irlanda, ma è stato diverse volte “Distillatore dell’anno”, e nel 2017 è entrato a far parte della Whiskey Hall of Fame. Membro fondatore della Irish Whiskey Association e membro del comitato tecnico della Irish Whiskey Association. Insomma, un personaggio di spessore… Ne abbiamo approfittato per chiacchierare della sua storia e delle sorti del whiskey irlandese, che vive in questo momento una fase di grande espansione.

Noel Sweeney, Master Distiller

Buongiorno Noel, grazie per averci concesso un’intervista. Dunque, come ti sei avvicinato al whiskey, come è diventato il tuo lavoro?

Sono il figlio di un agricoltore che ha preso la qualifica da tecnico di laboratorio, diventando poi supervisore di distilleria e responsabile della qualità, prima di entrare a far parte di una nuova distilleria di whiskey nel 1989. Qui ho imparato come si produce il whiskey, come si imbottiglia, si miscela e cosa significa essere distillery manager. Tutto ciò fino al 2016, nel frattempo ho preso una laurea in Informatica e un Master in Quality Management.

Hai seguito da vicino l’evoluzione dell’Irish Whiskey. Qual era il panorama quando hai iniziato la tua carriera? E da un punto di vista globale, qual era il posto dell’Irish Whiskey allora?

L’Irlanda è la patria del whiskey! Il whiskey irlandese viene distillato in Irlanda dal VI secolo ed è una delle bevande spiritose più antiche d’Europa. Ha profonde radici in Irlanda. Gli investimenti e la produzione sono cresciuti rapidamente alla fine del 1700 e nella sua massima espansione, a metà del 1800, c’erano 88 distillerie autorizzate, che producevano più di 12 milioni di casse da 9 litri all’anno; l’Irish Whiskey era la più diffusa categoria di alcolici al mondo. Tuttavia una combinazione di eventi portò alla scomparsa dell’industria e a metà degli anni ’80 del secolo scorso rimasero solo due distillerie di whiskey irlandese, entrambe di proprietà di Irish Distillers. Scotch, Bourbon e Whisky canadese crescevano, mentre le vendite di whiskey irlandesi che erano pari ad appena l’1% delle vendite globali.

Uno scenario da incubo. E quale fu il momento di svolta?

La fine degli anni ’80 segnò l’inizio del ritorno dell’Irish Whiskey. In quel momento il whiskey irlandese era sinonimo di Irish Distillers, che vendeva circa 150.000 casse da 12 litri in America e poco meno di 2 milioni di casse in tutto il mondo, di cui 446.000 erano di Jameson. Avevano il monopolio, possedendo le uniche due distillerie, Middleton e Bushmills. Poi arrivò Pernod Ricard, che nel 1988 comprò il gruppo per 442 milioni di euro. Nel 1987, fu fondata la Cooley Distillery, la prima distilleria indipendente ad iniziare a distillare Irish Whiskey in oltre 100 anni. Tuttavia, nel 2010, in Irlanda erano in funzione solo quattro distillerie: Cooley (est 1987), Kilbeggan (est 1757), New Midleton (est 1975), Old Bushmills (est 1784). A dicembre 2019 il numero di realtà attive è salito a 32, una cifra che dà la misura di quanto sia rilevante il Rinascimento del whiskey irlandese che stiamo vivendo.

In effetti è cambiato tutto. Quali sono gli obiettivi principali che l’Irish Whiskey, come categoria, dovrebbe porsi ora?

Credo che dobbiamo continuare a far crescere la categoria continuando a far leva sui marchi attuali, ampliando il numero dei marchi, aprendo nuovi mercati, introcudendo realese esclusive e whiskey ultrainvecchiati per accelerare la domanda di prodotti premium. Ora invece l’Irish è ancora dominato da un unico marchio con alcune marche minori di blended whiskey. Dobbiamo aumentare la quota di Single Malt, Single Pot Still, Single Grain, e anche di torbati.

E quali sono gli errori più grandi da non commettere, secondo te?

Mandare a quel paese la qualità o la reputazione della categoria con il proliferare di nuove distillerie…

Come Distillery Manager di Powerscourt quali sono le sfide più grandi che sta affrontando?

Penso sia fondamentale circondarsi di collaboratori con una buona esperienza e, una volta che siano formate, fare in modo che restino con noi.

La persone ragionano ancora secondo lo stereotipo per cui l’Irish Whiskey è e può essere solo “tripla distillazione, mix di orzo non maltata e maltato”, mentre la realtà dimostra che ci sono molti stili, e molti approcci. Qual è l’identità più profonda dell’Irish Whiskey?

Il whiskey irlandese esiste da secoli, ma tripla distillazione e assenza di torba sono caratteristiche relativamente recenti: meno di 100 anni fa erano comuni i whiskey irlandesi torbati, ed è stata l’introduzione del carbone nelle città portuali che ha eliminato la necessità di usare la torba per maltare l’orzo. La storia irlandese e britannica è legata a doppio filo alla torba e alla doppia distillazione in alambicchi di grandi dimensioni così come all’introduzione di mash con avena e segale, metodi utilizzati per risparmiare sulle tasse. La tripla distillazione e lo stile unpeated sono stati una strategia di marketing per differenziare l’irlandese dagli altri whisky in un mercato dominato dallo Scotch dalla seconda metà del XX secolo.

Prendiamo i whisky torbati, appunto, che in Italia sono molto popolari. Pensi che sia uno stile che ha un potenziale, dopo il caso Connemara?

Assolutamente sì, infatti sono al lavoro per mettere sul mercato un peated pot still tra pochi anni. Sono dell’idea che sia il consumatore a decidere quale gusto debba essere dominante.

Argomento “Sourced Whiskey” (comprato da una distilleria e imbottigliato con un altro marchio, ndr). Sappiamo che è necessario, ma è un fenomeno che andrà a ridimensionarsi o avremo sempre la convivenza di whiskey di terze parti e whiskey di distilleria imbottigliati sotto lo stesso marchio?

Questa pratica è estremamente comune in Scozia ed è davvero frequente in Irlanda, ma diventerà meno rilevante man mano che le nuove distillerie implementeranno la propria produzione nei prossimi anni.

Hai deciso di accettare la sfida di guidare la Powerscourt Distillery, immerso al 100% in questa nuova avventura. Quali sono i punti di forza?

La distilleria è immersa in un contesto incantevole in una contea conosciuta come il giardino d’Irlanda, ha una capacità annuale di 3,5 milioni di bottiglie di whisky. La distilleria, dotata di visitor centre, è in grado di produrre whisky di malto, torbato e non, e una varietà di distillati in pot still, invecchiando in loco.

Quale stile state cercando di dare a questo whisky, seguirà il percorso di Cooley o mostrerà qualcosa di diverso, qualcosa di nuovo?

Il whiskey di malto sarà simile a Cooley ma non sarà identico. Il pot still sarà nuovo e, si spera, interessante.

Ora compongono il core range un Premium Blend e tre whiskey con età dichiarata (10, 14, 18 anni). Ci puoi dare qualche anticipazione su future creazioni?

Abbiamo la fortuna di possedere uno stock di whiskey che io stesso ho prodotto dal 2000. Quindi vogliamo far uscire whiskey di grande pregio, facendo di Fercullen un brand di fascia alta con whiskey che abbiano età dichiarata. Per ora posso dire che il Premium Blend sarà sostituito da un 8 anni, e alcuni altri nuovi whiskey erano già previsti prima dell’emergenza Coronavirus…

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