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Tre whisky pazzi assaggiati alla cieca

Degustare alla cieca è davvero divertente, perché mette in dubbio qualsiasi certezza data ormai per acquisita. A fine serata c’è chi è pronto ad aggrapparsi al Cogito di Cartesio pur di non dubitare della sua stessa esistenza, come se un mutuo ventennale non fosse già Schermata 2020-05-12 alle 00.41.22una prova definitiva della realtà del mondo. La quarantena appena conclusa ha inoltre aggiunto un ulteriore livello di difficoltà a questo salutare bagno di umiltà: bere alla cieca ma a distanza, e in cinque, visto che siamo riusciti a radunare un rispettato panel di alcolizzati (nella foto qui a fianco), che ha deli(be)rato fino a notte fonda. Come se non bastasse questi tre whisky si sono tra l’altro rivelati essere davvero spiazzanti e così li abbiamo ingabbiati tutti in un unico improbabile, drammatico articolo.

Qualche tempo fa avevamo avuto modo di rimanere piacevolmente stupiti da Omar, un single malt della Nantou Distillery, perché Taiwan non è solo Kavalan se si parla di whisky. C’abbiamo riprovato, pur senza saperlo, con Yushan, il blended malt invecchiato sia in botti ex bourbon che ex sherry.

YUSHAN BLENDED MALT (2019, OB, 40%)

yushan-blended-malt-70-clN. naso piuttosto elegante, aperto e pulito. Ha un’educazione sospetta, probabilmente un whisky di distilleria, con predominanza di botti ex bourbon. Frutta gialla fresca, un tocco di erica o miele d’erica, ad ogni modo una delicata nota floreale. C’è anche una frutta più densa e “processata” tra pesca sciroppata, crema all’arancia e agrumi canditi. Qualcuno coglie una maltosità briosciosa lieve, qualche altro percepisce l’influsso del legno. E poi arriva un chimico direttamente dalla canzone di De Andrè: c’è qualcosa di strano, tra l’aceto e il sapone, che fa pensare all’uso di worm tubes in distillazione.

P. ancora frutta, e ancora non del tutto naturale. Mele, Fanta dolcificata con generose cucchiaiate di miele. L’impatto è potente ma si spegne subito. Addio bella cremosità, vira all’amaro (qualcuno dice cartone) e di nuovo rispunta la sensazione di sapone. Ora l’influsso del legno si fa dozzinale (bancale del supermercato, per chi lo avesse assaggiato, e pepe). Non si capisce l’età, come quei personaggi che possono essere giovani invecchiati male o vecchi ringiovaniti bene.

F. corto, diviso fra un tocco dolciastro e saponoso (miele e agrumi) e un che di erbaceo e amarognolo.

L’olfatto ci aveva fatto sognare, qualcuno già si lanciava in supposizioni che andavano dalle distillerie delle Highlands agli Speysider intorno ai 12/15 anni. Nessuno aveva immaginato si trattasse di un blended malt forgiato alla fine del mondo. Il palato, totalmente scisso e deludente, e il finale saponoso fanno crollare il giudizio. E ci ricordano ancora una volta come le maturazioni tropicali extra-accelerate siano da maneggiare con cura: 79/100

CRAIGELLACHIE  10 YO (2019, That boutique-y whisky company, 50.5%)

That boutique-y whisky company è imbottigliatore indipendente mai banale, a partire da un’estetica degli imbottigliamenti particolarmente fresca e informale. Spesso anche il liquido è accattivante e dal cilindro è uscito questo giovincello dello Speyside…

N. mettiamoci il casco, che con tutti questi spigoli è meglio. L’ingresso è particolarissimo, con note di argilla e fango. Di certo è sporco e il lato sulfureo, tra metallico e acqua termale (quell’eau de uovo marcio inconfondibile), è contundente. Chi si avventura oltre questa selva olfattiva, trova del cioccolato al latte e un agrume indefinito, a tratti simile al pompelmo e a tratti al limone. La frutta è tutta qui, bordeggia con un’acidità concentrata di aceto balsamico. Giovane e a grado pieno, per nulla accomodante.

P. incantesimo, il tratto sulfureo e luciferino è svanito, così come quel senso di umidità terrosa del naso. C’è invece un’aromaticità quasi floreale, dolciastra, che ricorda le rose e l’angostura. A sottolineare questa sensazione di zuccherosità artificiale, ecco un che di caramella alla frutta (arancia, pesca, mela gialla) e di caramelle Werther, anche se non così cremose. Non è sgradevole, è solo giovane e dolce. La sensazione è che la botte influisca poco e che tutto – gioie e dolori – provenga dal distillato. Che nella sua imperfezione è verosimilmente un single cask indipendente. Probabilmente sopra i 50 gradi, vira al pepe e allo zenzero. L’aggiunta di acqua lo ammorbidisce, ma non lo stravolge. Emerge una distinta nota di prosciutto cotto tendente al rancido e un che di  menta.

F. cacao in polvere, mandorla e di nuovo quella nota di profumo, forse di fragola? Di media lunghezza.

Fin dalla prima snasata avevamo intuito che su questo whisky si sarebbe infranta l’unità d’intenti del nostro improvvisato pentapartito degustante. A un paio è proprio piaciuto, con quel suo profilo senza compromessi che strizza l’occhio ai cultori delle “puzzette” e dei whisky storti-ma-interessanti. Altri invece questo naso estremamente sulfureo – unito a un palato assai dolce e poco coerente – non è piaciuto. Uno di noi ha beccato la distilleria, famosa per lo stile sporco e particolare. La media delle nostre posizioni politiche a riguardo, che vanno da Leu a Fratelli d’Italia, sarà un democristiano 83/100.

MACKMYRA THORVALDSSON (2018, OB, 50.4%)

Concludiamo andando sulla luna (e in Svezia) con una delle folli creazioni di Mackmyra, distilleria che in questi anni ha più volte spostato l’asticella dell’innovazione nella categoria “whisky dal mondo”. Questo imbottigliamento, omaggio al famoso vichingo Erik Thorvaldsson, parrebbe essere frutto dell’invecchiamento di whisky pesantemente torbato in botti di rovere svedese che avevano già contenuto whisky torbato. E il tutto per produrne solo 48 bottiglie. Se non è innovazione questa, ragazzi…

183135-bigN. subito c’è chi butta lì un Caol Ila, e non sa quanto poco ci ha azzeccato. Mirto o ginepro. Pesce, acciughe. Torba bruciata, cetriolini del McDonald, marino, speck/pelle di salame muffa, camomilla zuccherata. Vaniglia, legno giovane. Grafite e grasso di officina. Polvere, limatura di ferro. Carta bruciata.

P. stranissimo, carbonella e carta bruciata, forse un vatting di whisky di Islay non dichiarato? Borotalco e catrame, plastica bruciata. Al palato sembra più Laphroaig. Banana verde affumicata. Balsamicità/medicinalità tipo resina. Toffee e caramella mou. Si sfarina un po’. Bottiglia aperta da molto?

F. molto bruciato, grande dolcezza, sticky tofffee pudding bruciacchiato. non infinito.

L’indecifrabilità di questo Mackmyra pazzerello e le nostre incaute supposizioni sono l’ennesima dimostrazione che bere distillati, cercando pure di capirci qualcosa, è impresa ardua e che bisogna sempre essere pronti a prendere schiaffoni e ricominciare con la stessa ingenua curiosità che ci spinse nell’oramai sepolto 2011 ad aprire questo blog. Ah tutti aspersi di cenere ed umiltà come siamo, quasi dimenticavamo il solito arrogante atto della votazione: 82/100.

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