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Brora 30 yo (2007, OB, 55.7%)

Eccolo, l’avevamo tanto atteso e ora ce l’abbiamo davanti: il sample di questo 30 anni di Brora, portato dal Sacile whisky contest di domenica, si apre al nostro cospetto e, purtroppo, si svuota troppo in fretta… Poche parole di presentazione, ché già ne spenderemo troppe nella recensione: il colore è dorato pieno.

bevimi, bevimi…

N: colpisce il sottofondo di torba e fumo, con quest’ultimo che via via sembra censurarsi, a prima, parziale testimonianza dell’evoluzione costante di questo malto. Adoriamo le note di cera, marchio di fabbrica di questa distilleria e della ‘gemella’ Clynelish: la cera si accompagna a quelle note stantie di legno umido e polveroso (cantina, se non proprio stalla), per poi danzare con punte oleose e minerali. La ‘dolcezza’ (che comunque, intendiamoci, certo non è in secondo piano ed è perfettamente integrata) si muove tra vaniglia, mele mature, ma anche uvetta, marmellata d’arancia… Le nuances in quest’ambito sono pressoché infinite (frutti rossi, datteri, fichi). Il tutto impreziosito da un vasto bouquet di spezie: chiodi di garofano, anice, noce moscata… Con qualche goccia d’acqua, solo l’esperienza del profumo del legno merita il prezzo del biglietto: rispetto a prima, tende ad affievolirsi leggermente il lato minerale e oleoso, ma tutto il resto si esalta, con un tripudio di arancia un po’ andata.

P: che corpo, com’è elegante: accolti da una coltre di fumo, ci ritroviamo a vagolare tra liquirizia, frutta secca, ancora uvetta, e ancora quel legno che in bocca fa tutt’uno con le spezie. Ma ad ogni sorso cambia, si aggiungono strati e orpelli: torna la cera, arriva il cocco (e vaniglia), ballano frutti rossi dolci e delicati… Un sacco di miele, un sacco di scorza d’agrumi, soprattutto con acqua.

F: lunghissimo, non credevamo che i sentori di legno bruciato rimanessero così a lungo, comunque affiancati da tanta frutta secca e una piacevole dolcezza composita (frutta matura). Sensazione quasi inedita: fumo dolce.

Speriamo di poter assaggiare altre release di questa distilleria (ricordiamo che dal 2001 ogni anno esce un imbottigliamento tra le special releases della Diageo), che però sono molto rare e molto costose. Il profilo è unico: quelle note stantie (diciamo “di stalla”; detto così possono sembrare sgradevoli, ma si integrano perfettamente in una grande complessità e risultano davvero fantastiche) sono proprio uniche, e solo in alcuni vecchi Talisker ci è capitato di ritrovarle. Rispetto al più giovane Brora che avevamo bevuto qualche tempo fa, comunque, queste note risultano leggermente attenuate, in favore di una maggiore affumicatura e di una complessiva, più netta rotondità. In poche parole, per farla breve: eccellente, complesso, in continua evoluzione. Altamente consigliato, ma mi raccomando: se ne comprate una bottiglia e non ci invitate quando la aprite, vi odieremo. Per sempre. 93/100, e qui di seguito trovate le opinioni di Serge, Ruben e Jeff. Qui, invece, un interessante pamphlet di Ruben sulle farmy notes. Grazie (infinite) ad Andrea e Riccardo per il sample.

Sottofondo musicale consigliato: Royksopp – What else is there?, dall’album The understanding.

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