Chiudiamo il trittico degli imbottigliamenti dell’etichetta indipendente Goldfinch con un altro esponente dell’illustre serie Paloma, dedicata ai finish in botti ex sherry Palo Cortado. Dopo il Benrinnes, oggi tocca a un altro tredicenne, stavolta però torbato. Ecco a voi un Ardmore, outturn di 340 bottiglie. Curiosità: in etichetta si è scelto di riprodurre il quadro “La Paloma” del pittore catalano Isidre Nonell. L’opera, custodita al museo d’arte di Catalogna a Barcellona, è del 1904. Anche esperti di arte siamo su questo blog, poi non dite che il single malt non è cultura eh! Il colore è ambrato, più scuro dei due Benrinnes.

N: foglie di tabacco, foglie di castagno in cui si mette ad affinare la toma, foglie bagnate autunnali, insomma è un primo naso vegetale e umido, da novembre inoltrato. Caldarroste, fuocherelli. La frutta secca mangiata a Natale davanti al camino. La parte di botte è perfettamente integrata alla torba, organica e di terra. Pavimento di dunnage, scale ammuffite che scendono in cantina. C’è molta arancia, qualcosa di pesca gialla, perfino un tocco di peperone giallo. Semi di canapa affumicati. La parte dolce è come di panettone bruciacchiato, burro, Toscano ammezzato che si spegne in un angolo. Molto rotondo, compatto. Col tempo la parte vinosa cresce: cantucci inzuppati.
P: che botta, come dice Uma Thurman in “Pulp fiction” (ma non bevendo whisky…). Un carico di briscola di sapori, con una torba possente, che va dallo smog ai tizzoni ardenti alla verdura alla brace dimenticata troppo sulla griglia. Accanto, ecco la botte. Ora si capisce il perché del colore più intenso: questo barile era molto carico, lo sherry e il suo classico portato di uvetta sultanina e frutta secca sono protagonisti. Caramello con tabasco, un gioco di dolcezza, fumo e una punta acidina, come di salsa rubra. Ancora arance, cenere di sigaro, fava tonka. Ecco, il cioccolato fondente è presente in ampie dosi, avvolto da volute di fumo, con ancora pesche al vino. L’acidità vinosa è in crescita, come l’astringenza.
F: lungo, più vinoso che fumoso, ma comunque quel senso di grigliata non se ne va, anzi raddoppia. Umami, in fondo.
Un whisky “pimpato”: alettoni, assetto ribassato, terminali sportivi, cerchioni in carbonio. Tutto tanto, tutto al massimo volume. Eppure riesce abbastanza miracolosamente a non sbilanciarsi da nessuna parte. La torba è possente e organica, la vinosità non molla mai la presa e rimane un’acidità vivace durante tutta la bevuta. Non una bevuta per tutti, ma è uno di quei whisky che si ricordano, ti si piantano sensorialmente nel cervello. 87/100.
Sottofondo musicale consigliato: Motorhead – Hellraiser
