Abbiamo passato anni senza che Glen Garioch incrociasse la nostra strada (si vede che gli hanno detto che guidiamo malissimo). Poi, per quei casi della vita per cui una mattina ti svegli e Ansalone si è sposato, eccone una valanga. Con ancora le lacrime agli occhi per la meraviglia del Samaroli 1971, ci apprestiamo dunque a berne altri due, anche loro piuttosto autorevoli per invecchiamento e pedigree. E dato che il nostro splendido format originalissimo del Gioco delle coppie non va in onda da un po’, perché non approfittarne con una sfida all’ultimo sangue – pardon, malto?

Glen Garioch 32 yo Càrn Mòr Family reserve (1988/2021, Morrison whisky, 42,3%)
Non è il primo Glen Garioch della serie “Celebration of the cask”, già avevamo recensito questo. Ad ogni modo, oggi tocca ad una delle 108 bottiglie del barile #8004100. C: oro carico. N: incredibilmente spesso, materico, ci sono più cose fisiche in questo olfatto che nella nostra stanza. Si apre su un favo di miele colante, tipo quelli di Winnie Pooh; poi passiamo al salone delle feste della Bella e la Bestia, con libri, carta vecchia, tendaggi e arazzi. Fuori dal delirio delle tasting notes, vogliamo dire che è elegantissimo, antico eppure vellutato, ricco di sfumature e segni del tempo. C’è un sostrato di frutta, poi, con pesca e albicocca in confettura e in macedonia. Da qui parte anche una dimensione agrumata, di clementini e forse buccia di pomelo, che dona vitalità al naso. Ma non è ancora finita: sul lungo, emerge anche una nota di argilla, creta, insomma un tocco terroso e inerte che però aumenta ulteriormente la complessità. P: parbleu, che tensione, sembra un film di Hitchcock. Davvero insolito un palato così vibrante a 32 anni. Ancora le bucce di agrumi, a cui si aggiungono prugne, zenzero: quasi cognac. Intorno, come satelliti, una teoria di note complicate e affascinanti, che vanno dal fumo di candela alle erbe delle tisane, fino all’olio di sesamo. Il corpo, manco a dirlo, è parecchio oleoso, avvolgente. F: continua a coccolare il palato a lungo con legno lucidato, pesca, fumo di candela. Un Old Fashioned aristocratico.
Un salto eccezionale in un passato in cui ci si metteva la cravatta, si diceva buonasera, si giocava a bridge in salotto e il whisky era la trasposizione liquida dell’eleganza. Tutto in questo whisky parla di compostezza, discrezione e quieta nobiltà. A sorprendere però è il palato, così pimpante e teso nonostante l’età. Del resto, cioè della perfetta fusione di frutta, torba di terra e legno, abbiamo già detto. La nostra meraviglia si conta in centesimi, e sono 92/100.

Glen Garioch 34 yo Signatory Vintage (1984/2019, Signatory, 44%)
Il barile #5034 è stato selezionato da Marco Bonn per la Brühler Whiskyhaus, rivenditore tedesco. Ha dato 194 bottiglie. C: oro. N: molto strano, sulle prime anche spiazzante. Si apre con una inconsueta nota erbacea, che ricorda certi amari: vermut, assenzio, cassia… Poi è la volta del limone, della vaniglia e di un miele dalle sfumature verdi, tra il tiglio e il millefiori. Tristemente, c’è anche una punta di sapone che avremmo evitato volentieri. Tutto qui? Eh, sembra di sì: acidino come il sidro, fresco. Gentile, sottovoce. P: di nuovo erbe e fiori a mazzi, a insalatiere. Lavanda, violette, polline, genziana. Tutto gira intorno al lato erbaceo, che dà mineralità, florealità e una punta amara. Vogliamo dire una fruttina leggera, tipo pere e litchees? Vogliamo dire del cereale? Vogliamo dire liquirizia e un tocco di legno? Diciamolo, ma sono tutte impressioni, mai troppo evidenti. F: più amarognolo, di nuovo violetta e legno polveroso.
Non c’è partita fra i due, ma più che altro per demerito di questo Signatory. Prima cosa: i barili dovevano essere davvero quasi esausti, perché sono pochissime e solo al finale le note di legno. Seconda cosa: il distillato è evidentemente diverso rispetto al Càrn Mòr: nella vita di una distilleria i metodi produttivi cambiano spesso e qui fra i due ci passa un’autostrada. Qui lo spirito è magro, senza le punte sporchine che arricchiranno Glen Garioch più tardi. Non è un cattivo whisky, la dimensione vegetale per esempio è divisiva ma da premiare per l’originalità. Però non ha il portamento e le cose da dire del suo avversario. E noi da un 34 anni Signatory ci aspettavamo molto di più: 85/100.
Sottofondo musicale consigliato: The Strokes – The adults are talking

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