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springbank 24 yo (1998/2022, Valinch & mallet, 53.2%)

Quando i mostri sacri vengono versati nel bicchiere, occorre un minimo di religioso raccoglimento. Se però succede durante una degustazione a margine del Milano Whisky Festival, dopo otto ore passate a sbicchierare, forse non ci sono le condizioni per goderne appieno. Ed è per questo motivo che esistono i samples. Sicché, a distanza di qualche mese dalla serata dedicata agli imbottigliamenti di Valinch & Mallet tenuta da Davide Romano all’Harp Pub di Città Studi, finalmente abbiamo trovato il tempo di concentrarci e assaggiarlo comme il faut.
Il mostro sacro in questione è il barile di Springbank #143 imbottigliato per la serie “The Spirit of Art” nel 2022. Un Pater, un Gloria e toccati dalla luce come i Blues Brothers ce lo beviamo. Il colore è oro aranciato.

N: splendido e vellutato, di un’eleganza innata, tipo un abito su misura. Ma un olio di lino con venature salate ci dice che siamo a Campbeltown e non nel Quadrilatero della moda: carta oleata, olive verdi, ma anche arachidi. Il legno è leggero, con delle pere essiccate, cedro che col passare dei minuti diventano mango e ananas disidratati e cerati. Esiste la frutta cerata? No, ma noi la sentiamo lo stesso, come quegli insetti che non sanno di non poter volare per la loro conformazione fisica eppure volano lo stesso. C’è perfino qualcosa di floreale, come i prodotti per lucidare i mobili di ultima generazione, aromatizzati alla zagara. Esistono? No, ma noi li sentiamo lo stesso. La mineralità si avverte senza essere visibile, come le minacce. Panettone elevato a idea platonica e con uno splash di salamoia e acqua di mare. Gloria in excelsis Deo.

P: pienissimo, ora un filo più legnoso rispetto al palato. L’arachide in particolare si fa più presente. Certe note del naso raddoppiano (olive in salamoia, arancia, sale), altre si aggiungono: un fumino elegante, gesso e grafite a testimoniare un dna ancor più minerale e costiero; perfino del miele ora. In generale si fa più secco e austero, con il pepe nero che aumenta, accompagnato da un che di cuoio e da un accenno di lucido da scarpe, di vernice appena stesa sul parapetto di metallo di un porto. Non è colpa nostra, è il whisky che ci rende fantasiosi e ci apre le porte sensoriali all’immaginazione.

F: lungo, sapido, con frutta secca e olive (stavolta nere, di quelle al forno e un filo bruciate). Cuoio salato. Che non esiste, ma insomma avete capito che noi sentiamo cose inesistenti no?

Partiamo dal voto che è un 92/100 senza tema di smentita. C’è una solidità impressionante nella raffinatezza, come una Rolls Royce blindata. Clamorosa la riconoscibilità dell’identità costiera, che emerge in ogni fase. Elegante, pieno, oleoso, marittimo. Avremmo dato anche di più se non fosse per un decimale di austerità di troppo al palato, che ci trattiene dall’empireo assoluto. Rimane comunque un whisky che appartiene all’eccellenza, uno dei migliori di V&M e perfino meglio del già recensito Springbank 21 yo.

Sottofondo musicale consigliato: Max Gazzè – Ti sembra normale

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