Eccoci qui con nel bicchiere un mezzo tesoro, ovvero un Hibiki 21 anni che profuma di anni Duemila, gentilmente offertoci da Martial Hernandez. Se tra voi c’è ancora qualcuno che a torto pensa si tratti del fratello maggiore di Theo, ex terzino rossonero, ebbene no: Martial è il responsabile dell’area Fine & Rare Spirits di WineTip. Al Milano Whisky Festival, Martial ha sempre un banchetto che somiglia al Paese dei balocchi di Pinocchio. E siccome è un amico, torniamo spesso piccoli scambiandoci l’equivalente delle figurine, ovvero dram. All’ultima edizione ci ha versato un sample di Hibiki 21 anni, il blended di casa Suntory. La release non è datata, ma a occhio risale agli anni Duemila, gli anni di Britney Spears e dell’invasione dell’Iraq, di Shevchenko e dell’uragano Katrina, insomma bei tempi. Il colore è oro.

N: profuma di vecchio, si tempo passato molto più dei 20-30 anni che ci separano dal suo imbottigliamento. Sa di legno e biblioteche, arazzi e mobilio ricevuto in eredità da lontani, longevi parenti. La dolcezza è quella del blended agé, ricorda il croccante al sesamo, con miele di tiglio anche. Ananas extra-maturo, nocciole, gelato alla mandorla. Ecco, la mandorla appare anche come orzata e marzapane. C’è un senso di ossidazione che ricorda il “flor” dello sherry. Oltre alla inevitabile vaniglia, ecco il fudge, un filo di fumo e una crescente sensazione di arancia e cuoio che di nuovo è indice di botti ex sherry. Complesso, elegante.
P: legnoso, forse quasi in maniera eccessiva. Ma andiamo con ordine: c’è una dimensione acida che prova a bilanciare l’astringenza di falegnameria di cui è diffuso il primo sorso: sidro, bucce di mela, zenzero. C’è anche una dimensione più classica, dolce, che va dal succo di canna al caramello, e una più vegetale, tra l’eucalipto e il cardamomo. Crescono le spezie (cumino, té erbaceo vagamente amarognolo e perfino semi di senape). Catalogna o son desto? Strano, meno soave e delicato del previsto. L’invecchiamento lungo impatta molto, ci aspettavamo più seta e abbiamo più lame acuminate di katana.
F: non lunghissimo, più amarognolo che legnoso. Asciuga subito, in un finale di menta e pesca secca austero e severissimo.
Totalmente inaspettato, sfoggia un palato molto diverso dal naso e diametralmente opposto alle idee di sorso che avevamo in mente. Ovvero: niente setosità, niente eleganza melliflua, niente equilibrio quasi casto di sentori. Invece arriva un whisky carico di legno e tannini, astringente, amaro, insomma giapponese ma vestito da highlander. Quindi diciamo un 86/100, che è sì voto democristiano, ma ha anche una motivazione: è un whisky più che decoroso, eppure non epico. Bravo, ma non si applica.
Sottofondo musicale consigliato: Vinicio Capossela – L’accolita dei rancorosi
