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Diageo special Releases 2025: Teaninich 8 yo ‘Rye label’ (2025, ob, 60.3%)

Ce l’abbiamo fatta, con i nostri tempi biblici eguagliabili solo da Sting in una delle sue sessioni estenuanti di sesso tantrico. Siamo giunti all’ultimo imbottigliamento delle Diageo Special Releases 2025, che quest’anno abbiamo deciso di affrontare da quello che più ci ha convinti (il Clynelish) fino appunto a quello che ci ha entusiasmati meno. Ora, prima di darci dentro con le nostre ormai celebri sventagliate di note assurde e di “tropicale” detto per lo più a caso, una premessa. Questo è un single grain whisky, ma curiosamente è prodotto in una distilleria di single malt, che negli ultimi anni è stata protagonista di svariati cambiamenti produttivi tutti tesi alla sperimentazione. Ecco, dopo aver cambiato il mash filter nel 2000, quest’anno si sono lanciati in un whisky prodotto al 51% da segale e al 49% da orzo maltato. Quindi, tecnicamente parlando, un single grain appunto, oppure un single grain Scotch rye whisky, fate voi. Invecchiamento in botti ex bourbon, l’unica cosa normale di questo imbottigliamento. Oro chiaro il colore.

N: un filo timido a causa del grado alcolico tendente all’apocalisse nucleare. Poi si sprigionano i cereali, non sottoforma di brioche o pane, ma proprio di silos e granaio, un filo umido e “sudato”, per quanto un granaio possa avere delle ghiandole sudoripare. La frutta è quella tipica dei whisky giovani, quindi mela verde, pera e carabola, con qualcosa di lime e lemongrass. C’è un accenno di pollo allo zenzero, o forse comincia a tornarci l’appetito dopo le feste. Molto vegetale, erbaceo, con cioccolato bianco e una bella virata sporchina che ricorda le stalle o meglio ancora le scuderie, forse la parte più intrigante. Metallo e zucchero a velo, un nome perfetto per una band Death metal che canta le canzoni dello Zecchino.

P: l’alcol è oggettivamente contundente, ci sentiamo un po’ violati ma per stavolta non chiameremo il numero verde per denunciare. Il fatto è che la botte americana all’ennesima potenza, unita alla piccantezza della segale e agli oltre sessanta gradi crea un cocktail molotov sul palato. Liquirizia, pane di segale, un che di ananas e fragoline, forse le ciliegie dell’Old Fashioned. Ma tutto è come abraso dall’alcol e da un che di polveroso, di pepe. Nudo, giovane, con buccia di pomelo, legno tostato, pera acerba e di nuovo un senso erbaceo. Qualcuno dice acqua tonica zero zuccheri e ci sta davvero bene. Estremo, anzichenò.

F: cortino, di nuovo erbaceo, zenzeroso, con ciliegie candite (quelle verdi sul pasticcino di pasta di mandorla). Come dite, sanno esattamente di ciliegia candita come quelle rosse? Mah, questo lo dite voi…

Possiamo dire una cosa preliminare? Perché? Comprendiamo la voglia di stupire, l’esigenza di sperimentare, di alternare imbottigliamenti più tradizionali a creazioni più estreme, ci sta. Ma questo facciamo veramente fatica a comprenderlo. Sia dal punto di vista della categoria, sia della scelta di imbottigliarlo così nudo e crudo, a grado altissimo, rendendo la bevuta ancor più sfidante. Non è drammatico, ma per noi è fuori luogo nella comitiva nobile e sempre di eccezionale livello qualitativo delle Diageo Special Releases. Ci sta, succede a chi azzarda: 80/100.

Sottofondo musicale consigliato: The Bones of J.R. Jones – Trouble

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