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DIAGEO SPECIAL RELEASES 2025: CLYNELISH 18 YO ‘WAXEN SUN’ (2025, ob, 51.6%)

Ci siamo, è la settimana del Milano Whisky Festival e siamo carichi come i guerrieri “berserker” prima di andare in guerra (alcuni di noi per pelo e dimensioni sono anche abbastanza orsiformi). Prima di trovarvi tutti al nostro banchetto sabato, domenica e lunedì al BASE Milano di via Bergognone, però, entriamo in clima partita nella maniera migliore, cioè recensendo le Diageo Special Releases di quest’anno.
Prima, però, una doverosa premessa.
Negli ultimi anni, sparare ad alzo zero sulla serie annuale di imbottigliamenti limitati del colosso del beverage (proprietario di 31 distillerie di Scotch, più lo stock di 17 ghost distilleries) è diventato lo sport più praticato al mondo. Per carità, le motivazioni per criticare le ultime uscite non sono peregrine, dal prezzo in decisa crescita agli invecchiamenti “bizzarri”, fino agli outturn di decine di migliaia di bottiglie, troppo cospicui per essere davvero “limitati”. Epperò ci sembra ingeneroso e anche abbastanza miope trattare le SR come il principale responsabile di tutti i mali del settore.
Primo perché, in un mondo in cui ci sono NAS di distillerie neonate che costano più di cento euro, le SR sono pur sempre single malt di distillerie iconiche imbottigliati a grado pieno, qualitativamente di un livello superiore.
E secondo perché tutto questo livore ci puzza di giacobinismo facilone e quindi istintivamente ci viene voglia di difendere una serie che negli anni ci ha comunque sempre dato soddisfazioni, anche se qualche imbottigliamento può non averci convinti del tutto. Chi sogna di bere solo cose che piacciono a tutti a basso prezzo, può sempre rivolgersi al Johnnie Walker Red Label. Fine della tirata.

Allora, l’edizione di quest’anno si intitola “Horizons Unbound” e l’abbiamo assaggiata tutta in anteprima alla serata che il Milano Whisky Festival ha tenuto all’Harp Pub di piazza Leonardo, il regno dei Corbettas che tutti noi ben conosciamo. Presentati da Andrea Gasparri e Danilo Lo Cacciato, ecco tutti gli otto imbottigliamenti, che quest’anno a quanto si capisce dal fatto che alcuni siano già sold out, sono tornati ad essere realmente limitati. Iniziamo da quello che ci è piaciuto di più, poi a scendere.

E quello che ci è piaciuto di più è… il Clynelish 18 anni ‘Waxen sun”, ovvero il sole ceroso, o cerato, o incerato, insomma quel che volete voi. La particolarità non sta nella maturazione, in botti refill bourbon molto tradizionali, ma nella produzione: fermentazione più corta di 85-95 ore e soprattutto uso del “pineapple cut”. Ovvero un taglio “alto” dello spirito della seconda distillazione che concentra gli esteri che danno le note più tropicali, di ananas appunto. Fabrizio Ornano, che di whisky ne capisce assai, giustamente fa notare che per ottenere quel profilo forse si sarebbe dovuta fare anche una fermentazione più lunga del solito, e non più corta. Ma insomma, si assaggi. Il colore è platino, nonostante i 18 anni di invecchiamento.

N: qui alberga la grazia, non la potenza. Il naso si apre in un sussurro elegante e fine di olio di lino, da cui pian piano, compostamente, si alzano altre note fresche, di sorbetto al limone all’inizio, poi di cose sempre più minerali, dai sassi bagnati al gesso, fino all’effervescente Brioschi. Su tutto si posa un velo di miele, una sensazione di gazzosa (il Gerva ci dice che lui è stato azzurro di gazzosa, quindi abbiamo la sua approvazione). Dicevamo che ordinatamente emergono altre suggestioni, e ora tocca alla frutta gialla, dal pomelo alla mela fino all’ananas famoso cercato con il “pineapple cut”. Ananas disidratato, non succoso, ma divino. C’è una dimensione tropicale mai chiassosa, non siamo a un villaggio vacanze all inclusive, piuttosto in una deliziosa villa coloniale. Eleganza esotica, finezza e delicatezza.

P: se possibile, il palato è ancor più convincente del naso, che per qualcuno poteva essere eccessivamente lieve. In bocca invece la cera classica di Clynelish si fa apprezzare appieno, per un ingresso pastoso e fruttato, con sempre l’ananas in pole position, seguito da cedro e addirittura mango. Questa dimensione si amalgama con sensazioni di malto, di torrone morbido, di cioccolato bianco. E dunque dovete aspettarvi una bocca dolciona? Eh no, e qui sta il bello. Questa dolcezza è bilanciata da un retrogusto sapido di acqua di mare, da una freschezza minerale godibilissima che fa venir voglia di berne ancora, e ancora, e ancora…

F: medio lungo, avvolgente, con ancora quel mix mango-ananas a cui si aggiunge addirittura la papaya. Una cera di candela calda e sapidina chiude il tutto.

Clynelish è sempre una sicurezza, non c’è discussione. Uno dei malti più riconoscibili e complessi di Scozia qui trova una dimensione che riesce ad essere classica nonostante lo sperimentalismo tecnico di produzione. L’invecchiamento in ex bourbon cask consente di sviluppare quella frutta esotica e quelle pennellate di cera e mineralità che sono il marchio di fabbrica della distilleria delle Highlands settentrionali. Il palato in particolare è la fase che abbiamo amato di più. Per noi, che come qualcuno ci fa notare siamo conservatori, ma non ancora vecchi, è il migliore dell’anno, perché individuiamo i crismi della grandezza a prescindere dalle soluzioni pionieristiche: 91/100.

Sottofondo musicale consigliato: The Libertines – Don’t look back into the sun

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