Continua il nostro gioco dell’autunno, il mitico tabellone del mondiale alcolico. Del “Whisky world tour” di Gravity drinks, il cofanetto a forma di volumi di biblioteca che contiene 24 samples da distillerie di tutto il mondo, vi abbiamo già detto. Dopo i primi tre, che abbiamo recensito poco fa, è tempo di assaggiarne altri tre, sempre dal primo “libro”, che si intitola “Anticipation”.

Stauning Danish rye (2023, OB, 48%)
La distilleria di Stauning, fondata nel 2005 da nove amici sulle sponde del Ringkobing fjord, sulla costa occidentale della Danimarca, è ormai una delle più solide realtà della scena del whisky scandinavo. Avremo modo di parlarvene più diffusamente, intanto ci beviamo un whisky di segale, tre anni invecchiato in botti nuove di rovere americano. C: rame. N: il legno è sovrano assoluto, con le sue note di vaniglia, ma soprattutto caramello e cocco. Sa di America almeno quanto il Big Mac, nel senso che ci sono quelle sventagliate di sciroppo d’acero che si sentono nei rye e nei bourbon. Però che non sia un bourbon si sente subito, perché manca invece quella parte zuccherina del mais. In compenso c’è il lato fresco ed erbaceo della segale, con un guizzo di eucalipto e cardamomo. Naso molto morbido comunque, con un lato citrico in crescendo. P: giovane, legnoso e cerealicolo. Subito è morbido, quindi chicchi di cereale, sciroppo d’acero, caramello, marshmallows. Poi spuntano degli spigoli, un tocco d’alcol di qui, una piccantezza da peperoncino di là, molto persistente. E poi ritorna la dolcezza intensa: ciliegie sotto spirito. F: il finale è cortino, ma spunta una bella liquirizia piccante e quasi del cioccolato al latte al peperoncino.
Onesto, senza particolari vette esperienziali ma solido e ben fatto. Un rye più dolce che speziato, molto giovane ma non aggressivo. Mite come i danesi: 83/100.

Ballykeefe single malt (2024, OB, 46%)
Di questa distilleria irlandese avevamo assaggiato un single cask, ora passiamo al base. C: vino bianco molto chiaro. N: giovanissimo e agricolo, nel senso che sa di mietitrebbia e silos: quindi sa di orzo. Anzi di malting floor. Poi c’è una bella presenza di limone e lieviti, che ricorda certe weiss bier. Vaniglia leggera, pasta dei biscotti non cotta. E poi confetti al limone, glassa, pasta di mandorle. P: embrionale, nel senso che è decisamente acerbo in termini di sensazioni. New make, pasta di zucchero, miele di acacia. Un mix di dolcezze basiche e cereali, con piccole idee di agrume giallo (pompelmo, ora) e legno leggero. Qualcosa ricorda la torba, ma torba non è: è piuttosto una piccola sporcizia metallica, unica screziatura. F: corto, delicato, di nuovo confetto e cereale.
Infantile, nel senso che è talmente giovane che si fatica ad apprezzarlo appieno. Embrionalmente interessante, soprattutto nella pulizia del distillato e nella presenza del cereale, ma sinceramente la gamma di emozioni che genera è limitata come il vocabolario di un bimbo di tre anni: 80/100.

Archie Rose single malt (2024, OB, 46%)
Distilleria aperta nel 2015 vicino a Sydney, Australia. Alambicchi costruiti proprio laggiù, utilizzati per distillare di tutto. Il rye ha vinto parecchi premi, ma fanno anche un single malt, che beviamo ora. Invecchia in un mix di botti ex bourbon, ex rye ed ex Apera. Cos’è l’Apera? Un vino ossidativo sullo stile dello sherry prodotto in Australia (ma anche in Canada lo chiamano così). C: rame rossastro. N: la prima sensazione è di un “rebelot” ricchissimo, anche se non esattamente ordinato. Una sensazione di legno nuovo apre le danze, barili di bourbon ipercarichi (o di rye, vedete voi). Una frutta a nocciolo (pesche, albicocche molto mature) sembrano mescolarsi alle doghe appena tagliate. Spezie dolci, dalla noce moscata alla cannella, accompagnano un naso che pian piano vira ai frutti rossi: more e soprattutto lamponi e fragole. P: confermiamo la grande ricchezza, qui forse un po’ più ordinata: cioccolato di Modica, molte mandorle tostate, una bella presenza di panforte. Ancora noce moscata, stavolta con cannella e anice stellato. Il legno ovviamente è ancora protagonista, ma con frutta secca e cioccolato. Uvetta sotto spirito, boeri potenti come se piovesse. Il cioccolato è proprio dominante. F: di nuovo cioccolato, frutti rossi sotto spirito e pian piano più asciutto per le note vinose. Ottimo.
Di carattere, nuovo e interessante. Non sa di malto, ma va beh, non è il primo e non sarà l’ultimo. I barili sono molto invasivi, il legno è assai spinto. Però il risultato è un sorso molto ricco, con tanto cioccolato e spezie e una buona acidità di base: 85/100.
