Della malsana, cronica passione di Corrado per gli imbottigliamenti indipendenti di Chorlton, il marchio di David Bennet che da parecchi anni si è guadagnato ottime recensioni e stuoli di fan con le sue selezioni di single cask a grado pieno, vi abbiamo già detto ampiamente. Siccome ancora non abbiamo trovato un antidoto alla passione del nostro notaio preferito, eccoci qui a recensire un altro lotto di imbottigliamenti, sempre dalla serie “Nouvelle vague”. Iniziamo con un Mannochmore di 13 anni invecchiato in bourbon barrel che ha dato 162 bottiglie. Il colore è paglierino.

N: che beltade. Un primo naso che ricorda graziose vesti femminili d’altri tempi. Nel senso che si apre con un delicato profumo di fiori, appretto, stireria… Dietro, ecco un banco della frutta di quelli ordinati, tipo Peck: qui le banane, qui le mele verdi, dietro le prugne regina Claudia. Zucchero a velo, pandoro, praline al cioccolato al latte. Il tutto immerso in un’aria fresca, come di felci o talco. Alcol non pervenuto. Col tempo spuntano anche sentori di torta di mele appena sfornata, acqua di cocco e il fieno di montagna. Un naso incantevole. Diluito, le note del barile ex bourbon si fanno ancor più nitide.
P: eh, manigoldo di un alcol, ti nascondi per tutto il naso e poi ci torturi così la lingua al primo sorso? Ha delle attenuanti, a 59 gradi è normale che l’alcol si senta. Colpa nostra che non ce lo aspettavamo dopo un olfatto così gentile. Comunque non pensate a una Hiroshima palatale. Dopo il piccolo choc tutto rientra nella normalità di uno Speysider in bourbon da manuale. Shortbread, vaniglia, biscotti alle mele, burro fuso qui e là. C’è una bella tensione (buccia di pomelo), così come una bella speziatura (zenzero e pepe bianco). Un’epifania: le tartellette alla crema pasticcera e ananas. Con acqua quella sensazione erbacea del naso ritorna.
F: miele, ananas sciroppato, crema pasticcera, pastafrolla e un tocco lievemente amarognolo.
Ci piace un sacco, perché stiamo diventando dei vecchi borghesotti innamorati delle buone maniere e delle cose di buon gusto. Facciamo un’eccezione solo per le felpe di pile di Jacopo. Un ottimo whisky, che non necessita neppure di diluizione, ma che l’acqua la tollera bene. Elegante e fine al naso, più strutturato, grasso e dolce al palato. Ma entrambe le metà del cielo convincono: 88/100.
Sottofondo musicale consigliato: Afterhours – Male di miele
