La vita è come un cartone di whisky, non sai mai che nuovo Ardbeg ti possa capitare. Mentre Forrest Gump si straccia le vesti per questa citazione violentata, eccoci a voi con l’ennesima invenzione di quei geniacci con Disturbo Ossessivo Compulsivo della distilleria di Islay. I quali stavolta vanno a pescare nel calderone dei racconti epici e delle leggende tradizionali con la serie Anthology, che debutta con questo “Racconto dell’arpia”. Ora, siccome non ci facciamo raccontare la mitologia classica da quattro pescatori con la cirrosi, non vi ripetiamo la storiella sulle creature che con le loro ali possono fermare le tempeste, ma vi scodelliamo un Inferno, Canto XII: “Ali hanno late, e colli e visi umani,
piè con artigli, e pennuto ‘l gran ventre; fanno lamenti in su li alberi strani”. E su Islay muti!!!
Finita questa gara di erudizione, ecco che vi diciamo cosa stiamo per bere: un 13 anni creato con un blending di barili ex bourbon ed ex Sauternes. Il colore è oro zecchino, come le coppe sulla tavola del re indovino cieco Fineo, a cui le Arpie rubano e insozzano il cibo. Siamo cintura nera di dettagli inutili classici, fatevi avanti felloni di LVMH!

N: chissà se le Arpie avevano derubato Fineo anche di alcuni limoni canditi? Fatto sta che si apre così un naso molto più elegante del previsto. C’è freschezza, ci sono note alte e delicate di miele millefiori, prugne gialle e pera. La continuità della torba non è interrotta dalla dolcezza del Sauternes, che evidentemente è presente in maniera discreta nel vatting. Il tocco liquoroso è solo accennato, piuttosto compare una pungenza piacevole che ricorda il vino bianco, in particolare diremo una parola magica: Traminer! Qualche nota erbacea e di vaniglia chiude un naso equilibrato.
P: qui invece l’armonia si incrina un po’. Il palato procede sincopato, attacca dolce con nocciole al miele e uva passa, poi subentra una torba bruciata, di arbusto incenerito, timo, pino e mirto tutte buttate nel camino. Le due anime non sono del tutto omogenee e la dolcezza di budino alla vaniglia prova a tenerle insieme. Discretamente cremoso (meringa al limone, ma anche torta al limone), vede tornare nel retrogusto la parte vegetale (cardamomo). Si va a strappi, ecco.
F: ritorna fresco, con eucalipto, gelato all’albicocca e crema al limone variegata cenere.
Eh, non facile. Al naso quasi ci sembrava un miracolo, perché olfattivamente è perfettamente integrato e bilanciato, il che è piuttosto insolito quando si usano barili segnanti come il Sauternes. Il palato invece segna un po’ i limiti di questa creazione che ha certamente dei meriti in evoluzione e misura, ma che non sembra del tutto riuscita dal punto di vista dell’unità sensoriale. Cosa abbiamo detto? Eh, buono al naso, meno al palato, comunque piacevole, 86/100. Meglio così? Ah, una cosa: la bottiglia è magnifica, bisogna davvero ammetterlo. E al netto del cazzeggio, il mix di botti rende bene la duplice natura, femminea e rapace, delle Arpie.
Sottofondo musicale consigliato: Deathmøle – Harpies

One thought on “Ardbeg Anthology ‘The Harpy’s tale’ 13 yo (2023, OB, 46%)”
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