Stavolta vi sorprendiamo: non spenderemo una sola parola per esecrare la stucchevole saga di marketing vichingo della distilleria delle Orcadi. Come le mamme di una volta, facciamo spallucce e diciamo: “Fate come volete”. Diciamo soltanto che questo imbottigliamento dedicato al padre degli dei Odino ha chiuso la trilogia dopo Valkyrie e Valknut. Un NAS invecchiato in botti refill, il che ci è utile come una cartina stradale senza le strade disegnate sopra. Quel che si sa, è che si tratta del più torbato della serie. Il colore è dorato.

N: si apre chiuso, e già con questo ossimoro viene da dire “ciaone” e chiudere questa recensione. Un po’ stantio, sporchino: stivali e stalla sul principio. Ma anche silos, ottone e mutande: praticamente un omaggio alla scarsa igiene. Grazie ad Odino c’è anche qualcosa di piacevole, una parte balsamica (anice) e soprattutto miele d’erica. Non è del tutto composto: limone, gesso, un fumo erbaceo leggero e qualche guizzo di legno tostato. Il fatto è che manca un filo conduttore, perché la torba non è abbastanza sostenuta per legare insieme le suggestioni.
P: dolce e alcolico, che non sono esattamente gli aggettivi più lodevoli del vocabolario se rivolti a un single malt. La torba qui è più evidente, ma anche un po’ sgraziata, ricorda le braci di sigaretta più del tabacco. Ancora miele, forse vira più sui toni del barile ex sherry, con un’astringenza di legno e molta liquirizia in bastoncino. Dicevamo poi della dolcezza, che si fa più sfacciata nella seconda parte del palato, con caramello e gommosa alla mela. Sembra un po’ un circo, abbastanza eccessivo e abbastanza artificiale.
F: caramella Rossana, legno, tabacco scaldato e cacao.
Chi crea tanto, è difficile che mantenga sempre un livello alto di eccellenza. E il fatto che Highland Park sforni releases al ritmo con cui i vigili multano le auto in sosta vietata a Milano, non depone a suo favore. Se l’idea è moltiplicare i NAS per venire incontro ai collezionisti e variare infinitamente i profili aromatici, inevitabile che qualcuno sia più mediocre degli altri. Il che non significa che non funzioni commercialmente, eh. Questo Valfather è robusto e spaccone, sicuramente piacerà, però è anche costellato da difetti: il primo naso poco gradevole, le bizze dell’alcol al palato, la generale monodimensionalità della dolcezza… A noi è sembrato un imbottigliamento non al livello tecnico della maestria di HP e dunque non ce la sentiamo di andare oltre il 79/100. Non vi fidate? Giusto, fate bene, provatelo qui.
Sottofondo musicale consigliato: Jane’s Addiction – End to the lies

One thought on “Highland Park ‘Valfather’ (2019, OB, 47%)”
[…] con gli dei del Valhalla, ma non riusciamo proprio a evitarli. Quindi, non contenti del diversamente buono Valfather, ora ci balocchiamo con il Valknut, il secondo imbottigliamento della serie Viking Legends. Ora […]