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Glenmorangie ‘X’ (2021, OB, 40%)

Torniamo in quel luna park lisergico di Glenmorangie, dove gli alambicchi assumono fattezze di giraffe e dove Bill Lumsden continua a creare ricette surrealiste che spostano sempre più in là l’asticella della sperimentazione. Il che a dire la verità è sempre divertente, specie se le innovazioni sono a corredo di uno dei core range più solidi di Scozia.
L’ultima creatura del genio folle del dr. Lumsden è ‘X’, dove la croce non indica il tesoro sulla mappa ma indica la destinazione d’uso: la miXology, ça va sans dire. Anche se poteva anche essere il single malt preferito dagli xenomorfi di Alien, oppure dai suonatori di xilofono, vedete voi.

I concorrenti degli ‘X Games’ si tuffano in dispensa per gli ingredienti. Chiara invece si sceglie una birra: nostra eroina!

Il tema del single malt in miscelazione è antico. Non come il mestiere di Eva, ma quasi. Ogni tanto qualcuno ci prova, ma finora più che altro si è trattato di imbottigliamenti entry level che funzionano nei drink, non pensati esclusivamente per i cocktail. Qui invece la collaborazione con i bartender è iniziata dal principio, con la ricetta che è stata sviluppata in team, così da rispondere alle esigenze dei baristi mondiali. Imbottigliato a 40%, matura in un mix di botti ex Bourbon e botti di rovere americano vergine.

‘Terra’, drink vincitore

Ora, siccome siamo dei privilegiati, abbiamo avuto l’onore di partecipare al lancio italiano qualche settimana fa, a Il Veloce di Milano, cocktail bar all’interno del Radisson Collection Hotel Palazzo Touring Club, guidato da Franco Tucci Ponti. Dato che i ragazzi di LVMH sono lisergici almeno quanto Lumsden, per l’occasione si sono inventati gli ‘X-Games’, con squadre di bartender, influencer e giornalisti alle prese con la creazione di drink a base Glenmorangie X. Per la cronaca, ha vinto il cocktail ‘Terra’, di Marco Tavernese di Corso Como 10. La ricetta la sappiamo, ma non ve la diciamo per puro spirito di dispetto e perché tifavamo per la nostra preferita Chiara Domenichini del The Spirit (tutta la curva è con te!).
Ecco, tutta sta tiritera di introduzione per poi assaggiarlo liscio contravvenendo ad ogni avvertenza. Siamo dei cialtroni, sì. Il colore è un’ambra molto chiara.

N: la gioventù non si nasconde, d’altronde in miscelazione non è un problema. C’è un distinto sentore di arancia, con caramella fondente alla pesca e papaya candita. Oltre a un bastimento carico carico di pera. Qui e là spuntano delle noticine un po’ off, come di matita temperata. Le botti di rovere vergine sono evidenti, regalano pennellate di cocco e vaniglia. A volte la sensazione è di stare annusando un bourbon più “magro” e meno dolce.

P: ci sentiamo dannatamente ingiusti a giudicarlo così, sorseggiato come se fosse un Glenmorangie 18 anni. Mostra i limiti strutturali della gradazione e della gioventù, ma non è per nulla cattivo. Il profilo è coerente con il naso, dominato da una dolcezza di vaniglia, pesca e cocco. Il corpo non c’è, d’altronde gli si chiede altro. Il secondo palato tende più all’amarognolo (bucce di arancia amara, qualcosa di cioccolato?), ma in un contesto generale di sciroppo. Lo sciroppo delle pesche sciroppate.

F: corto, cocco, mandarino e spezie del legno.

Avevamo messo le mani avanti, ma non siamo neanche caduti. Perché di fatto è costruito in maniera impeccabile, esattamente per lo scopo in etichetta: “Made for mixing”. Per questo giudicarlo liscio lascia il tempo che trova. Un prodotto perfetto con la soda, con il ghiaccio e ovviamente molto versatile in mixology. Abbiamo assaggiato diverse cosine agli ‘X Games’ e in effetti funzionava praticamente in ogni contesto, dall’aperitivo al cocktail con frutta fino al mizuari. Pochi snobismi, ci siamo: 80/100.

Sottofondo musicale consigliato: Neil Young – Song X

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