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Il gioco delle coppie (in famiglia): Glenfarclas 1998 ‘Family cask #7635’ (1998/2020, OB, 57,9%) vs GLENFARCLAS 1992 ‘FAMILY CASK #2904’ (1992/2020, OB, 55,9%)

In tutta sincerità, voi ricordate esattamente dove avete comprato ogni singolo pacco di pasta Barilla che avete in dispensa e ogni benedetta scatoletta di tonno? Sapete dire se arriva dal Carrefour, dall’Esselunga o dalla mensa dei poveri? Allo stesso modo anche a noi capita di ritrovare dei samples di madre ignota e provenienza ancor più oscura. Per esempio, oggi decidiamo di assaggiare due Glenfarclas della serie Family Casks, in cui ogni anno finiscono i barili più eccezionali della warehouse. Qui abbiamo due imbottigliamenti dell’estate 2020: entrambi sherry butt, uno di 28 e uno di 22 anni. Da dove arrivano non lo ricordiamo, ma li ameremo come se fossero figli (pardon, samples) nostri.

Glenfarclas 1998 ‘Family casks’ (2020, OB, 57,9%)
C: aranciato. N: aranciato. Ma anche fragrante e vivace, può un naso essere scrocchiarello? Ricorda in maniera impressionante la freschezza fruttata di certi cognac: mandarino, pesca al vino, prugna acerba. Ma anche montagne di albicocche fresche e asprigne e colline di marmellata di albicocche. Il che ci conduce per mano in pasticceria, o meglio al bancone di un bar, dove qualcuno ha appena esposto delle brioches all’albicocca. Pasta di panettone anche, ma senza uvette. Sì, perché qui non c’è traccia di oscurità: astenersi cultori degli sherry cioccolatosi, umami e legnosi, qui si sta su note “alte”, con anche tracce di florealità. Vino evidente, ma è Moscato di Pantelleria più che altro. Miele di castagno, un velo di smalto e albicocche secche ad libitum. Forse un tocco di dado vegetale. P: un palato di estrema pulizia, nitido come le linee degli edifici di Alvaro Siza Vieira. Razionale e necessario, nel senso che il lato dolce è evidente ma è solo un nucleo senza eccessi: miele, albicocca secca, vino Moscato. Punto. Poi si sviluppa in profondità il legno, che è asciutto, aromatico e mai troppo ridondante. Mandorle, pepe, noce moscata e bucce di mandarino. A metà palato un guizzo di astringenza (di troppo?) si fa notare: tè nero, liquirizia, nocciole con la buccia amarognola. F: coerente e lungo, di nuovo asciutto e austero, con un tocco di tabacco oltre all’arancia amara e al legno.
Un whisky che mette soggezione, che concede pochissimo agli svolazzi della fantasia. Molto sul pezzo, si prende sul serio e va preso sul serio, perché è un perfetto esempio di “sherry aplomb”, ovvero quando la sherry bomb si mantiene più discreta. Elegante, per i fan della verticalità anche nel gusto. Una piccola concessione in più alla morbidezza avrebbe regalato due punti ulteriori: 89/100.

Glenfarclas 1992 ‘Family casks’ (2020, OB, 55,9%)
C: ambra chiara. N: un po’ timido, sicuramente meno fruttato del fratellino. Qui il peso degli anni si sente tutto, comandano note di legno, sandalo, poutpourri. Frutta secca (bacche di goji essiccate, nocciole, arachidi) e spezie. Pesche ai chiodi di garofano e un sentore vinoso più pieno e caldo fanno pensare al vin brulè. C’è poi qualcosa di più inorganico, enigmatico: sacchi di iuta dimenticati in cantina, un accenno di muffe nobili, tappeti lasciati in un angolo da generazioni, con la loro inevitabile nuvola di polvere attorno. E in questa polvere si mischiano anche cacao, cannella. Buccia di pompelmo rosa e rabarbaro, che non è balsamico ma quasi, diciamo erbe amare. Naso difficile. P: clamorosamente sorprendente, ci rimaniamo male. Nel senso che ha una dolcezza affabile e una texture masticabile che non sospettavamo. Per intenderci, è decisamente meno severo e asciutto del 1998, apre con un bel caramello, pesche sciroppate, miele di castagno e gelee all’arancia (rossa). La dolcezza scivola su un corpo oleoso, dove il malto è protagonista. Tutto si fonde benissimo, tra cioccolato molto pastoso, cereale (l’Ovomaltina, più che altro) e un senso di panna, grasso e godurioso. Speziette a fare da corredo, con dell’agrume, ma senza prendersi la scena. Copre il palato con un senso di gianduia e con un accenno erbaceo. F: lungo, avvolgente. Cioccolato fondente al caramello (tostato), arachidi, legno di pino balsamico.
Davvero diversi, quasi complementari. Tanto era spietatamente rigido il primo, tanto è curiosamente amichevole il secondo. Ancor più strano se si considera il naso buono ma non eccellente, sicuramente non la parte più espressiva del dram. In compenso al palato è semplicemente perfetto, un invecchiamento in sherry (forse meno intenso del 1998) eccezionale per equilibrio, spessore e profondità, che ci fa dire senza dubbio 91/100.

Sottofondo musicale consigliato: Sister Sledge – We are family

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