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The Irishman Founder’s reserve (2019, OB, 40%)

Ci piacerebbe raccontarvi la storia surreale di un whiskey chiamato “L’irlandese” ma che invece viene distillato in Perù, solo per tessere le lodi della creatività dei produttori. Ci piacerebbe, ma purtroppo non lo faremo, perché la realtà è sempre più prosaica dell’immaginazione e questo whiskey chiamato “L’irlandese” è – come forse avrete intuito – un whiskey irlandese.
Nella fattispecie, The Irishman è uno dei due brand di Bernard e Rosemary Walsh, che nel 1999 si sono messi in proprio ed ora sono importati in Italia da Ghilardi selezioni (l’altro brand è Writer’s tears). Ci piacerebbe anche raccontare la storia bizzarra di un whiskey chiamato “L’irlandese” ma che come missione ha replicare alla perfezione lo stile scozzese. Ci piacerebbe, ma ancora dobbiamo deludervi: The Irishman nasce proprio per creare espressioni tipicamente Irish, ovvero whiskey distillati tre volte e con un discreto apporto di orzo non maltato.
Infine, ci piacerebbe raccontarvi la storia di questa release chiamata “Riserva del fondatore”, ma il gioco è bello quando è corto e sì, è stata creata proprio dal fondatore Bernard e dunque niente, non c’è verso di avere dei colpi di scena. Single malt al 70% e single pot still al 30%, invecchiato in botti ex bourbon. The end. Che poi in realtà è l’inizio della recensione vera e propria…

N. che frutta sbarazzina e croccantissima! C’è prima di tutto una mela asprina (non Aspirina eh), tipo quella verde della pubblicità del Mentadent o quella renetta. Poi pera, kiwi, un nonsoché di uva spina. Un accenno floreale fa la sua breve ma significativa comparsa in questo momento, con miele millefiori e gelsomino. C’è una dolcezza zuccherina (caramelle gelée), ma senza mai essere appiccicoso. Qualche spezia piccante e – col tempo – cioccolatini al latte. Non un labirinto di complessità, ma piacevole.

P. eccola, la magagna: il corpo esiguo dovuto alla gradazione tirchia. L’ingresso è penalizzante, il sorso un po’ acquoso. Cresce l’acidità fruttata del naso, che fa salivare. Ananas quasi acerbo e una piccantezza che ricorda proprio quella sensazione di lingua pizzicata che si ha quando si mangia troppo ananas (non succederà solo a noi, vero? Oddio, dottore, sarà grave? Non vi preoccupate, Facili ipocondriaci, è solo l’effetto della bromelina…). Ovviamente il pizzicore è dato dalle spezie del legno (ginger, forse cardamomo). Vira poi su una dolcezza agrumata basica che è davvero simile a quella del limoncello, ed è forse il lato meno riuscito.

F. più asciutto, ancora spezie del legno e cereale.

Come l’Irlanda, è diviso in due: da un lato l’esuberanza dell’olfatto, scattante e fruttato. Dall’altro un palato meno esaltante, con una struttura modesta, un eccesso di piccantezza e però con una beva di facilità impressionante. Nel complesso un whisketto fatto a modo, di carattere, ma che manca di intensità. Peccato, ma comunque 82/100.

Sottofondo musicale consigliato: Del Amitri – Nothing ever happens

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