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Cù bòcan 28 yo (1990/2018, 52.9%)

La Tomatin distillery, che spicca per l’inquietante maestosità degli edifici e per sorgere esattamente al di fuori dei confini regionali dello Speyside, ha anche parecchi pregi. Uno in particolare: sugli invecchiamenti lunghi tira fuori dal cilindro una sinfonia di note fruttate commoventi. Ma cosa succede se per un ghiribizzo del master distiller un Tomatin passa 28 anni in barili ex Bourbon che hanno contenuto whisky di Islay? Non lo sappiamo, perché ancora non lo abbiamo assaggiato, ma con un po’ di pazienza lo scopriamo insieme.
Cù Bocàn è il marchio che Tomatin ha scelto per commercializzare il whisky leggermente torbato che produce una sola settimana all’anno fin dal 2005. Questo è un vintage 1990, dunque non può essere Cù Bocàn: dove sta l’arcano? Semplice, il whisky non è ottenuto da orzo torbato ma un Tomatin fatto e finito, in cui l’effetto torbato lo danno le botti. Sperimentalismo senza limitismo.
Un piccolo ricordo: correva il Milano Whisky Festival del 2018, e Maurizio Cagnolati, nel presentare questa bottiglia, diceva: “Non possiamo dire da quale distilleria provengono le botti, ma la lettera iniziale è una vocale”. Fate i vostri giochi.

N: aromatico, con erbe calde e bucce di agrume sulla stufa. Davvero molto agrumato – siamo forse nel territorio inesplorato del mandarancio? La dimensione erbacea è fresca, aloe, foglie di menta e fiori di campo affumicati. Resta in evidenza la frutta esplosiva che caratterizza i Tomatin dopo una certa età: succo di frutta all’albicocca e al mango, un che di bananito. Una venatura fumosina e acida spunta verso la fine, come la scia di un sigaro havana deliziosamente mescolata a lampone e… grappa di moscato! Ananas grigliato? E anche del sale, stranamente. Anzi, mandorle salate. Dimenticavamo: un senso di iuta, a testimoniare l’onorevole età anagrafica.

P: profondo e screziato. Una complessità notevole, piuttosto “unita”, anche se c’è da dire che le note torbate sono piuttosto evidenti, per essere un whisky non torbato. La sensazione è che il palato cresca nel tempo, facendosi sempre più poderoso ed efficace. Alla rinfusa, troviamo: pesca, mango, sale grezzo, ancora ananas, rete di peschereccio bruciata, fiori bianchi secchi e menta. Un immaginifico sussurra “carote grigliate”, ma se ne vergogna. Emergono anche le spezie (piccanti: ginger e curry verde) e un po’ di arachide tostata. Burro salato, o ancor meglio l’olio salato del pinzimonio.

F: lungo e piacevole, sempre sulla dicotomia tra pesca, ginger e fumo di torba medicinale con una spolverata di cenere.

Molto, molto meglio di quanto avremmo creduto. L’esperimento è bislacco, ma si capisce cosa volevano dimostrare i visionari che, a Tomatin, hanno iniziato un lavoro complesso sul rapporto tra torba e frutta. In generale, forse la maturazione in ex peated cask crea una dimensione supplementare che tiene legate le note aromatiche, il corpo oleoso e il finale speziato. 89/100.

Sottofondo musicale consigliato: Sharon Van Etten – Every time the sun comes up

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