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Glen Spey 25 yo (1991/2017, First Editions, 50,7%)

glen-spey-25-first-editions

“Venite che vi faccio assaggiare un Glen Spey buono”. Quando Fabio Ermoli ci ha adescato così all’ultimo Whisky Revolution Festival di Castelfranco, ci siamo sentiti come i giovincelli che seguivano il Pifferaio magico. Così ovviamente lo abbiamo seguito, ma armati di samples. Perché Glen Spey è distilleria misconosciuta e senza grande nomea, che si è segnalata solo per due cose: nel 1887 è stata la prima distilleria acquistata da un inglese (il produttore di gin W&A Gilbey) ed è la base del blended J&B. OB pochissimi, IB pochi e neanche indimenticabili. Insomma, un Glen Spey buono ancora non lo avevamo assaggiato, potevamo trattenerci? Voi sareste stati abbastanza forti? Perché siete gente rigorosa. Noi invece siamo deboli e impuri e abbiamo ceduto a questo 25 anni imbottigliato da Hunter Laing per la serie The First Editions. Il colore è paglierino.

N: un curioso aroma di iuta e paglia calda, di fieno. Intendiamoci, non una stalla eh. Piuttosto un fienile in montagna. Profumo di polline e camomilla, molto sottile, delicato e insolito. Ancora fiori di campo. Molto erbaceo e agreste. C’è poi del limone di Amalfi dolce e della gran mela croccante appena sbucciata. Dolcetti di marzapane, cocco disidratato e confetti, anche i cantucci: insomma, abbiamo detto di tutto quando potevamo dire “mandorla”. Qualcosa di carambola, a testimoniare la freschezza vivace. L’età veneranda regala un’impressione di candela spenta e ottone. Per nulla polveroso.

P: che sorpresona! Dopo 25 anni sfoggia ancora tutta la vivacità della frutta (albicocca, agrumi, ancora mela, anche se meno dolce). Coerente con l’olfatto, esplode di nuovo la parte di polline, fiori e camomilla. Qui si arriva quasi al miele, al propoli e a un che di cera. Rimane brioso, ma setoso ed elegante e con quel tocco di whisky d’antan. Si aggiunge della liquirizia dolce (forse quella industriale un po’ floreale, unica nota meno convincente). Fichi secchi con la mandorla (e dai…), ma molto meno dolci. Nel retrogusto tornano fasci di erba secca e fieno.

F: continua sul binario della frutta elegante e del polline, con una spolverata di pepe bianco e noce moscata.

Quando sui sacri libri di testo si scrive di whisky floreali, è un po’ come con Moby Dick: non è che poi uno ogni volta che va a Varazze in pedalò vede le balene bianche. Allo stesso modo, single malt floreali come questo sono davvero una rarità. Qui ne abbiamo un esemplare eccellente e anche inaspettato, che non rinuncia a una delicata eleganza. Peccato quell’ombra artefatta nel secondo palato, che lo separa dall’empireo dei troni e delle dominazioni. Baffo Ermoli, continua a zufolare queste melodie che noi ti seguiremo ovunque. 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Articolo 31 – Pifferaio magico.

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