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Green Spot Chateau Montelena (2020, OB, 46%)

green-spot-chateau-montelena

La serie “Spot” di Irish whiskey dai bollini colorati, tanto simpatici che se avete un bambino all’asilo è meglio tenere le bottiglie lontane dalla sua portata, è ormai un’istituzione del distillato irlandese. Ideata da Mitchell & Son e riportata in auge da Irish Distillers, conta all’interno del suo core range differenti espressioni di single pot still, il più autoctono e unico degli stili di Irish whiskey. L’ultimo arrivato (non in Italia ahinoi) è il Blue Spot, 7 anni a grado pieno, che si è sommato a Red Spot (finish in vino rosso), Yellow Spot (finish in vino di Malaga) e all’entry level Green Spot.
Il quale però recentemente ha dato vita a piccoli “spin off” in collaborazione con prestigiosi produttori di vino, i cui barili vengono utilizzati per dare ulteriore complessità al whiskey base. Oggi assaggiamo proprio uno di questi esperimenti, un Green Spot triple distilled maturato in botti ex bourbon ed ex sherry ed affinato per 12 mesi in barili che avevano precedentemente contenuto Zinfandel californiano (uva Primitivo, in pratica) dello Chateau Montelena. Siamo nella Napa Valley californiana, quindi enjoy. Il colore è oro con riflessi rosa, l’età media non dichiarata in etichetta è fra i 7 e i 10 anni.

N: la pasticceria, quanto ci è mancata! Torta di pesche su cui qualcuno a tradimento ha messo dei mirtilli per il gusto dell’accostamento cromatico arancione/viola. Arancia rossa, frutta secca (albicocca disidratata). Si innalza una parte balsamica di resina molto piacevole cha aggiunge un ulteriore fattore di profondità. La vinosità non è spiccata, non cede mai a tannini aggressivi o a un’astringenza marcata. Si limita a dare note di uva passa e liquirizia ripiena alla fragola. Frutti rossi in crescendo, coi mirtilli spunta una bella mora. Il frutto, non una signorina dalle fattezze mediterranee.

P: si sente il single pot still, che regala un senso di cereale verde e di setosità avvolgente al palato. La frutta è eccellente, ancora frutti neri, prugne cotte con le spezie (cannella e anice stellato): il tutto molto sugoso, ricorda la coulis di more sopra la cheesecake. Dal secondo palato il vino comincia a farsi notare, prima con un tocco astringente e polveroso quasi di cacao, poi proprio con la sensazione di bicchiere di rosso appena finito, senza pero mai essere tannico. Una grattatina di pepe rosa aromatico.

F: medio lungo e pieno, quasi pastoso. Comunque teso, riesce a mantenersi sul crinale fra dolcezza e acidità.

Per niente facile trovare un equilibrio fra Irish single pot still e un finish così impegnativo. Eppure, il risultato è ottimo contro ogni quota dei bookmakers (potremmo inventare il sito betdram.com, che dite?). Un whisky pienissimo, che rispetta il carattere del single pot still e che aggiunge dei tocchi di vino rosso qui e là, davvero ben integrati. Forse non è estremamente beverino, ma di sicuro ha una complessità rara e un profilo generale davvero inconsueto. E a noi ultimamente il coraggio nello sperimentare con successo strade mai battute piace da matti. Lo premiamo per questo: 87/100

Sottofondo musicale consigliato: Dead Kennedys – California Über Alles

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