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Longrow 25 yo (1994/2020, Cadenhead’s, 52,1%)

Voi che conoscete i nostri punti deboli come Paride quelli di Achille, sapete che quando vediamo su un’etichetta le parole “Longrow” e “25 anni” cadiamo in uno stato catatonico da cui fatichiamo a riprenderci. Siamo fatti così, anime semplici che ancora si emozionano davanti ai loro idoli. Ci fosse un equivalente del caro vecchio “Cioè” dedicato a Campbeltown noi saremmo abbonati e groupie strillanti.
Dato che ci è capitato di imbatterci proprio in un imbottigliamento Cadenhead’s di Longrow 25 anni, cerchiamo di trattenere la brama e l’isteria e fingiamo di non essere impressionati: è un bourbon hogshead da cui sono state tratte 186 bottiglie. Si beva, con la freddezza serafica di un coroner astemio.

N: serafici un bel niente, questa è magia. La prima cosa che notiamo è la torba. Nel senso che non c’è. O meglio, se ne sta sullo sfondo, come un giro di basso ammaliante che accompagna e dà senso. Gli attori principali sono una frutta evoluta e elegantissima: prugne gialle molto mature, mele rosse, succo tropicale. Poi c’è Campbeltown con il suo marchio di fabbrica, ovvero quel mix inconfondibile di ciottoli salmastri, fiammifero e un senso di reti da pesca lasciate lì. Olio di semi di lino e una nota di dunnage, coerente con l’età e il carattere di Longrow. Torba, mare e frutta non sono separati, ma creano un nuovo aroma: l’aroma strutturato di Campbeltown. Buccia verde di cedro.

P: lasciateci esordire così: palati come questo sono il motivo per cui ancora ci divertiamo dopo dieci anni ad assaggiare e scrivere di whisky. In un microsorso c’è un microcosmo: una dolcezza setosa di frutta e burro noisette; poi una frizzantezza vivacissima di pesca, agrumi e ananas non troppo maturo; poi ecco la torba, che si divide a sua volta in due fasi: prima bruciata e fumosa, poi pian piano più verde e affilata. Alghe e sale, terra e sassi. Tutto questo nella cornice di un corpo suadente e estremamente oleoso che tutto comprende e valorizza. E con una intensità da 12enne non da 25enne, anche se la gradazione non è pervenuta.

F: perfettamente sferico, continuazione del palato senza stacchi. Oleoso, una spolverata di noce moscata su una macedonia sugosa. Sale affumicato che spunta come per incanto. Infinito.

Vietato scendere sotto i 93/100, ve lo diciamo subito. Longrow spesso ci ha abituato a una torba spinta, soprattutto perché accoppiata alla marinità senza compromessi del distillato di Campbeltown. Qui per qualche ragione oscura che nessun Papa alle prese con nessun segreto di nessuna pastorella visionaria potrebbe decifrare, tutti gli elementi fondanti di Longrow si fondono alla perfezione. E lo fanno mantenendo un’eleganza e una potenza espressiva senza precedenti. La cosa più impressionante è la continuità di evoluzione dell’esperienza: finito il naso si passa senza salti al palato, che muta senza soluzione di continuità fino al finale lunghissimo. Eccellente davvero. Esauritissimo in Italia, cercatelo in asta, se avete un portafoglio abbastanza cicciotto.

Sottofondo musicale consigliato: Queen – It’s a kind of magic.

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