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St. Kilian distillers ‘Bud Spencer – The legend’ batch 01 (2020, OB, 46%)

Qualche giorno fa un rispettato membro di Whiskyfacile si è presentato – legittimamente, in pieno rispetto delle norme Covid vigenti, sia chiaro – armato di questa bottiglia. Orgoglioso come un bambino, l’ha estratta sornione dalla sua bisaccia e tanta è stata la nostra meraviglia quando abbiamo visto stagliarsi sull’etichetta il pugno di Bud Spencer, l’unico supereroe della nostra infanzia anni Ottanta che ci manca davvero.

Bud Spencer (membro di “whiskyfacile” ad honorem) mentre versa Four Roses a Galina

Non abbiamo indagato sul perché un personaggio ipoteticamente rispettabile abbia sentito l’esigenza di comprare su Amazon questa bottiglia. Forse per una regressione all’infanzia, forse per una comunanza di spiriti burberi e corporature massicce. Non lo sappiamo e non glielo chiediamo, altrimenti si arrabbia.
Ci limitiamo ad appuntare cosa ci troviamo davanti perché è cosa che ancora non ci era mai capitata: un single malt tedesco distillato alla St. Kilian distillers, nella (ridente?) Rudenau, a 80 km da Francoforte. La quale, oltre al classico core range, ha lanciato l’anno scorso anche due espressioni dedicate al mitico Carlo Pedersoli in arte Bud Spencer, che in Germania è considerato giustamente un mito (nel 2011 gli intitolarono perfino un tunnel). Questo è il primo batch della versione non torbata: è invecchiato in botti di Bourbon e di Amarone, non è filtrato e non ha coloranti. Ah, chicca: agli angoli dell’etichetta spuntano due pistole, omaggio a “Lo chiamavano Trinità”. Non sappiamo se avere più paura dei cazzotti o del whisky.

N: perbacco! Non è tossico, né drammatico. Anzi. Il naso è un concentrato di torta di mele “bagnata”, declinata in ogni ingrediente: mele golden al forno, zucchero a velo, pasta burrosa ma non ancora cotta (ci sono lampi di lievito). Perfino un che di scorza di limone. Cioccolato bianco, un velo di miele fresco e qualcosa di distillato, come di pere candite. Col tempo spunta anche un sentore più aromatico, quasi di pietanza thai, tra gelsomino e curry, e una vaniglia XXXL che dura a lungo. Per ora, più che a uno sganassone, somiglia a una carezza.

P: per citare “Due superpiedi quasi piatti”, i primi due galloni potremmo reggerli bene, ma al terzo diventeremmo nostalgici. Piuttosto semplice, ovviamente poco profondo data l’età di tre anni o poco più. Alla dolcezza, meno burrosa e più basica, di mela zuccherata, si affianca però qui qualcosa di amarognolo, come di mandorla. Probabilmente sono quelle botti di Amarone (!) che sussurrano qualcosa. Non è spiacevole, ma c’è qualche dettaglio in disordine: una sensazione un filo umida, l’alcol un po’ più aggressivo e un accenno di cartone. Limone, ancora, che evita alla dolcezza di farsi stucchevole.

F: corto, ancora mela e new make, con un tocco di legno (truciolato).

Non ce lo giocheremmo a birra e salsicce come una Dune Buggy e non è complesso come il gelato “alla vaniglia, cioccolato, fragola, limone, caffè… tutto coperto di pistacchio”, ma occorre essere sinceri: non è affatto male! Il naso, poi, è sorprendentemente goloso; il palato mostra qualche limite, ma senza disastri tecnici imperdonabili. Facile e piacevole, non si dà arie e fa il suo lavoro in pieno, perché oltre ad essere un’idea divertente dal punto di vista del marketing è anche un whisky che va giù che è un piacere, proprio come diceva il nostro eroe Bud, in quelle serate dove “fra una bottiglia e una bagascia, una bagascia e una bottiglia… poi ci scappa la rissa”. 81/100.

Sottofondo musicale consigliato (e obbligato): Oliver Onions – Dune Buggy

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