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Teeling Blackpitts (2020, OB, 46%)

Ci piace sempre quando dietro ai marchi e alle distillerie si riconoscono storie di famiglie, epopee imprenditoriali che fanno giri immensi e poi ritornano come gli amori di Venditti. La storia della famiglia Teeling e del whiskey omonimo è una di queste. Perché Jack e Stephen Teeling, che nel 2015 hanno aperto una distilleria nella zona di Dublino chiamata The Liberties, non sono capitati lì per caso. Sono figli di John, che nel 1987 fondò la mitica Cooley distillery. E sono gli ultimi discendenti di Walter, che nel 1782 aprì una piccola distilleria artigianale in Marrowbone lane, poco lontano da dov’è ora la nuova Teeling. La quale è stata la prima distilleria a riaprire nella capitale irlandese dopo 125 anni, quando in passato ce n’erano state fino a 37 attive.
Di Teeling, che a noi sta assai simpatica, abbiamo già parlato in passato. L’espressione più comune è il blended Irish small batch, a cui si sono sommati un single grain e un single pot still, ma recentemente la distilleria della fenice ha deciso di puntare forte anche sul single malt, vincendo perfino il premio di miglior single malt al mondo ai World Whisky Awards nel 2019 con il 24 anni. Sulla scia del successo, è da poco stato lanciato Blackpitts, la prima espressione torbata della casa. Il nome deriva dalla zona industriale poco lontana, un tempo sede dei maltifici e impregnata dai profumi di torba usata nell’essicazione del cereale. Distillato tre volte, invecchia per due terzi in botti ex bourbon e per un terzo in botti ex Sauternes. Grazie all’immenso Gabriele Rondani di Rinaldi 1957, l’importatore italiano, per avercelo fatto assaggiare in quel di Castelfranco Veneto, al termine di una serata che ricorderemo.

N: l’impatto è subito particolare. Colpisce una punta chimica di nastro adesivo, qualcuno dice “quello che compri dai cinesi”, come se quello che compri in cartoleria fosse più delicato… Ci sono sentori di schnapps, l’acquavite di frutta tedesca, seguiti da note di caramella seltz al limone e qualcosa di floreale. Così su due narici non pare particolarmente interessante, soprattutto perché la torba rimane in seconda fila. Più che essere fumosa come immagineremmo l’aria della Dublino dell’Ottocento, prende la via del chimico, quasi di carbonella spenta. Emerge infine una nota erbacea, come di canfora.

P: si presenta senza essere annunciata una quota di frutta, tra il cocco e l’ananas disidratato, che tende a riscattare un po’ un naso inferiore alle aspettative. C’è poi un fumo particolare, di affumicatore da cocktail o da cucina, insomma quell’aggeggio che brasa trucioli e li trasforma in un’attrazione per influencer con velleità da mixologist. Completa il quadretto una dolcezza semplice tra il propoli e le caramelle d’orzo.

F: lungo, non entusiasmante, ha note di alcol non troppo integrato, mela e cenere. Carta bruciata e bagnata.

La tripla distillazione qui lascia qualche perplessità, anche se sicuramente la nostra esperienza di torbati a tripla distillazione è limitatissima, tanto che potrebbe essere il primo che beviamo. È vero che è una torba diversa da quella scozzese, ma risulta un po’ monodimensionale, forse perché tante parti fenoliche restano imprigionate nel terzo alambicco (lo sappiamo che la tripla distillazione non utilizza necessariamente tre alambicchi, dai, su, non fate i precisini!). Nel complesso, non ci ha convinto: Teeling ci piace sempre, ma lo preferiamo quando è pulito, senza torba. Istruttivo, comunque: 79/100. In rete lo trovate anche su whiskyitaly.

Sottofondo musicale consigliato: The Cranberries – Ode to my family

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