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Longmorn 10 yo (2008/2019, Claxton’s, 52,8%)

Longmorn è una di quelle distillerie cui i proprietari – nella fattispecie Pernod Ricard – hanno scientemente deciso di infliggere una punizione con imbottigliamenti ufficiali al limite della tollerabilità. Probabilmente qualche dirigente da piccolo è stato picchiato con una bottiglia di Longmorn e ora si vuole vendicare. Ma al netto degli OB improbabili degli ultimi anni, la qualità dello spirito di questa distilleria dello Speyside che se ne sta pacifica a sud di Elgin è incontestabile. Ce lo dicono due fatti: 1) da quando è stata fondata (1894) è una delle poche a non aver mai interrotto la produzione; 2) i Longmorn indipendenti di solito sono ottimi. Testiamo subito questa seconda parte del nostro sillogismo con un single cask di Claxton’s, un 10 anni in bourbon barrel che stando al colore (un vino bianco pallidissimo) non doveva essere molto attivo.

N: immediatamente etereo, con una nota zuccherina che ricorda di confetto al limone. Lemongrass, anche. Lievito, cereale nudo e canditi a sottolineare il lato più giovane e meno “domato” del whisky. Se il colore ce lo aveva suggerito, il naso lo conferma: la botte qui non ha inciso particolarmente. Si conferma fresco ed erbaceo anche dopo qualche minuto nel bicchiere, con però un curioso quid polveroso che avanza. Ci chiediamo, attoniti: “pastiglie Leone all’assenzio?”. E più non dimandate.

P: la gradazione non urta particolarmente. Certo, la sensazione è sempre di un prodotto giovane, quasi acerbo, ma non privo di lati (e spigoli) interessanti. Si parte con una suggestione dell’infanzia, una Madeleine proustiana anni ’80: stringa di liquirizia Haribo! Infatti è dolce e oleoso, ma anche quasi sporchino: una patina di unto su una padella di rame della nonna. Oggi ci gira così. Persi nelle suggestioni d’infanzia, non dimentichiamo di riferire la presenza di pera e bucce di cedro. Una spolverata di pepe bianco sul finale. Il pepe della nonna? No, il pepe normale, non esageriamo dai…

F: un po’ ruvido. Riemerge la parte giovane, di lievito, con tutte le sue asperità. Piccantino e poco aggraziato.

Per essere un Longmorn giovane, in una botte evidentemente refill che non ha aggiunto molto al distillato, è certamente interessante: ne esce l’immagine di uno spirito di carattere, oleoso e intenso. Non esattamente un’esperienza edonistica votata al piacere puro, manca un po’ di cremosità e piacevolezza. Ma non di solo whisky setoso e raffinato vive l’uomo, talvolta deve anche sedersi e imparare – e questo è sicuramente un malto didattico. Minimal: 82/100. Disponibile, tra gli altri, su whiskyitaly.

Sottofondo musicale consigliato: Ida Maria – I like you so much better when you’re naked

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