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Glen Grant 50 yo (1951, gordon & MacPhail, 40%)

glen-grant-50-gordon-macphail-book-of-kells

Il 2020 è stato quel che è stato, e senz’altro ripenseremo a questi mesi come a un periodo cupo, complessivamente negativo: e però qualche piccola luce l’abbiamo vista, abbiamo trovato spunti per essere positivi e fiduciosi verso futuro. Sicuramente, il whisky ci ha aiutato a resistere – e non solo nel modo più ovvio (beh sì, ovviamente abbiamo bevuto), ma soprattutto attraverso esperienze e collaborazioni che ci hanno fatto ricordare perché ci fossimo innamorati anche del mondo che ruota attorno al whisky e non solo del liquido. Una di queste cose è sicuramente stato l’Online Whisky Show, che abbiamo ideato e condotto per tanti mesi insieme e grazie ad Andrea e Giuseppe del Milano Whisky Festival: il progetto ha avuto grande successo, e anche se non vediamo l’ora di tornare a fare degustazioni dal vivo siamo certi che quel che è stato fatto non finirà qui, e anzi diventerà uno strumento fisso per raggiungere appassionati in tutta Italia.

Un’altra di queste cose tocca la recensione di oggi, ed è una delle pochissime riunioni dal vivo che ci siamo potuti concedere quest’anno: grazie a Roberto D’Alessandro e a Marco Vicentini di Meregalli, in luglio siamo stati invitati nella sede dell’azienda per assaggiare un Glen Grant di 50 anni, distillato nel 1951, imbottigliato da Gordon & MacPhail nella storica serie Book of Kells. L’occasione è stata la scoperta di un difetto nel tappo, che aveva fatto calare il livello e che ha messo subito in allerta Roberto: ma invece che cercare di monetizzare una bottiglia ormai invendibile, ha proposto a Meregalli di aprirla insieme a diversi appassionati (oltre a noi, c’erano Nadi Fiori, Claudio Riva, Angelo Corbetta), per vivere insieme l’esperienza – oggettivamente piuttosto rara, comprenderete – di stuccarsi un malto del 1951, per quanto potenzialmente modificato dal tempo e dal tappo improvvido. Tra l’altro, sia detto a onore di Roberto, questo era solo l’antipasto: poi ci ha stappato davanti agli occhi una prima edizione del Port Ellen di Diageo (capito ragazzi?, una boccia da 3/4k così, come se niente fosse) – si sappia che la bottiglia è tornata a casa vuota. Eccoci dunque con le note di degustazione di questo Glen Grant, che però sono insufficienti a rappresentare la gioia provata e la profondità dell’esperienza.

glen-grant-50-yo

N: il naso è incredibile, come quasi sempre accade con whisky di questa età. Partiamo rilevando note setose di incenso (pare di entrare in chiesa), poi una profonda liquirizia, tabacco da pipa aromatizzato. Sul ricco versante della frutta abbiamo una pera macerata, la mela rossa, tanta albicocca disidratata. C’è anche un qualcosa di agrumato ‘scuro’ e processato, ci vien da dire liquore all’arancia. Un poco di caramello. Il naso è davvero molto interessante, anche se non ci troviamo di fronte a un’esplosione di aromi – eleganza e setosità sono le caratteristiche principali. Levigato, a tratti erbaceo, perfino floreale (pout pourri).

P: qui purtroppo si percepisce il danno portato dal tappo infame (per te solo le lame). Siamo al limite, il corpo è un poco slegato ma miracolosamente si tiene ancora insieme. C’è una venatura leggermente amara, tra liquirizia e tabacco, un bel po’ di caffè. Anche qui, non sappiamo come fosse in origine, ma di certo sono note frequenti in whisky con un simile invecchiamento (il legno ovviamente tende a dare tanto). Favo di miele. Una castagna bollita impressionante, che man mano che si procede diventa quasi totalizzante. Poca frutta, perlopiù gialla. 

F: chiodi di garofano, noce moscata, tanto legno tostato.

Il naso e il finale potrebbero essere anche intatti, mentre sicuramente il palato risulta un po’ spento e scarico. Siccome giochiamo questo gioco, dobbiamo dare un voto al whisky: diremo 87/100, ma siamo certi che avrebbe volato verso l’eccellenza assoluta, se conservato al massimo. Un tempo si imbottigliava così, a 40 gradi, ed era ovvio: in questo caso, col tappo che non ha retto al meglio, la scelta è stata quasi fatale. Ad ogni modo, non ci importa dar conto del voto, né di fare considerazioni tecniche sull’esperienza. Vogliamo solo ringraziare Roberto e Meregalli per averci dato la possibilità unica di assaggiare un whisky distillato quasi 70 anni fa, quando Nilla Pizzi vinceva la prima edizione del Festival di Sanremo e si combatteva la guerra di Corea – ma soprattutto per averci regalato la chance di passare un pomeriggio in compagnia, divertendoci, come se fuori non ci fosse l’Apocalisse. E quest’anno, è stata la cosa più importante. Auguri, ci vediamo nel 2021.

Sottofondo musicale consigliato: David Bowie – Heroes.

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