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The Dufftown Files: Glenfiddich 21 yo ‘Millenium Reserve’ (2000, OB, 40%) VS MORTLACH 22 YO (1989/2011, SILVER SEAL, 57,7%)

Oggi ci sentiamo particolarmente assetati, e ci piace andare a pescare non uno, ma due whisky per consolarci delle brutture del mondo. Andiamo a pescarli a Dufftown, la capitale del whisky dello Speyside, e andiamo a pescarli indietro nel tempo, anche se non di tanto. Partiamo infatti con un Glenfiddich 21 anni ufficiale, imbottigliato nel 2000 per celebrare l’avvento del millennio che stiamo vivendo con alterne sensazioni, per approdare poi a un Mortlach in bourbon di Silver Seal, distillato nel 1989 e messo in vetro da Max Righi nel 2011. Sarà una lunga settimana, meglio mettere le cose in chiaro subito…

GLENFIDDICH 21 YO ‘MILLENIUM RESERVE’ (2000, OB, 40%)

Bottiglia ormai con prezzi pazzi, da 400 euro in su. Era un’edizione speciale, misto di botti americane ed europee per celebrare l’inizio del terzo millennio. Ringraziamo Randy per il sample, parte di una degustazione stellare che Davide ha fatto a Monaco qualche mese fa.

N: la bassa gradazione regala al naso un’apertura di aromi molto ampia. La sensazione dominante è di una ricchezza fruttata calda, con note di mele rosse fresche, succo d’arancia, pesche sciroppate, mango maturo. Molto profumato (legno di sandalo) e a suo modo fresco, anche se esibisce pure un lato più zuccheroso e ‘appiccicaticcio’, tra le Caramelle Rossana, la glassa e la frutta di Martorana. A tratti si percepisce una bella patina cerosa, che aggiunge fascino.

P: ok la gradazione a 40 gradi non è il massimo della vita, però rimane quella ricchezza suadente di frutta matura e dolci zuccherosi. Ancora tanta mela rossa, mandarini e pesche, mentre si spengono le suggestioni tropicali del naso. Ancora caramelle e pasta di mandorle. Rispetto al naso si fa più insistente una vena di legno dolce (tempera di matite), vagamente speziata (cannella).

F: medio lungo e su legno, mele e cannella, con un alcol non perfettamente integrato che un po’ a sorpresa arriva a guastare la festa.

Un vero Glenfiddich nel bene e nel male. Nel bene la distilleria ci ha abituato a uno stile fruttato e beverino che ha pochi eguali nello Speyside, uno stile qui impreziosito da alcuni fraseggi speziati derivanti da ben 21 anni di invecchiamento. Nel male però prosegue anche nel terzo millennio l’usanza di non supportare assemblaggi così importanti con una gradazione adeguata, cosa che al palato viene pagata con un corpo abbastanza esile. La media dei pro e dei contro ci porta su un voto di 85/100.

MORTLACH 22 YO (1989/2011, SILVER SEAL, 57,7%)

Direttamente dal Tasting Facile 2020, ultima e quasi unica occasione di festa in quest’anno così difficile e così segnato dalla rarefazione sociale e dall’assenza di eventi live. Per fortuna la nostra festa annuale siamo riusciti a celebrarla, e tra i tanti amici accorsi a sbevazzare c’era anche Mauro Risso, dell’Enoteca Parlapà di Torino, che ha messo a disposizione una bottiglia di questo Mortlach in bourbon del 1989 – i Mortlach in bourbon non sono affatto frequenti, quindi

N: un Mortlach poco ortodosso, molto rotondo… Domina fin dall’inizio la vivacità di una bella quota di legno dolce, e si sente netto l’apporto del bourbon: limonata zuccherata, gelato alla crema. Una nota di veneziana, a testimoniare questa dolcezza molto evidente, e poi mele renette.

P: molto grasso e consistente: dopo 22 anni resta davvero vivace, e qui il distillato rivaleggia con il barile. C’è una nota piccante, anche molto polverosa, che ci ricorda che siamo sempre alle prese con un Mortlach. All’inizio attacca su una dolcezza intensa, anche se poi si richiude su un che di polline, inatteso. Il profilo resta sempre molto grasso e ceroso, a maggior ragione con acqua – un pelino di minestra? Mortlach si sente soprattutto verso la fine del palato…

F: lungo, ceroso, tra miele e polline.

Molto diverso dal Glenfiddich, con uno stile quasi opposto, se prendiamo in considerazione il perimetro del comune di Dufftown, ma con un simile sentore decadente: lì l’eleganza stanca di una nobiltà annoiata, qui la piacevolezza nervosa di uno che lotta per farsi strada nell’alta società, ma ha bevuto troppo la sera prima. Oggi eravamo a corto di metafore, questo è indubbio: ma ecco, per proseguire, è un buonissimo Mortlach, molto raffinato, un po’ poco Mortlachoso, se vogliamo, e un po’ a corto di argomenti quando la discussione diventa più pungente, ecco. La fortuna è che non sempre uno ha voglia di conversatori brillanti. 86/100.

Sottofondo musicale consigliato: Robbie Williams – Millennium

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