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Caol Ila 20 yo (1979/1999, Va.Ma. per Evicar, 46%)

Al Milano Whisky Festival del 2019 il banchetto di Martial Hernandez e del suo Winetip ha regalato emozioni a molti appassionati dei whisky di qualche decennio fa; tra le bottiglie presenti in mescita, Martial ci ha suggerito di provare un Caol Ila mai visto, un imbottigliamento privato per un’azienda, Evicar, fatto da Va.Ma., importatore di Bergamo con un ruolo importante nella diffusione dello scotch in Italia. La bottiglia era talmente “mai vista” che l’internet non ne serba memoria e l’unica foto che siamo riusciti a trovare era la nostra, fatta di fianco al sample per ricordarci cosa fosse. Vabbè. Questa bottiglia vale oggi come testimonianza di un passato aureo e assurdo, in cui a una qualsiasi azienda poteva venire in mente di alzare il telefono e chiedere “Ueeee, grande!, scusa non è che mi fai un barile di Caol Ila?” – e te lo facevano come niente, era una cosa normale. Whisky per le aziende, non gadget!

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N: molto erbaceo e molto oleoso, con note di olio di mandorle, mandorle verdi… Anche l’olio delle lampade, avete presente? Ha una patina di cera, oleosa, davvero pazzesca. Fumo quasi zero, c’è invece torba, c’è grasso di prosciutto (avete presente quel grasso morbido, aromatico…?). Note fruttate di clementini (non i mandarini, eh, più dolci), anche ananas – anzi, kiwi verde, molto insistente. Fiori bianchi: gelsomino o biancospino? In ogni caso, è un dram eccezionale, setoso e delicato.

P: mamma, che spettacolo straordinario. Incredibilmente fruttato e pieno, teso, non ha perso un grammo della sua potenza fruttata, mantiene tutta la vibrante acidità della frutta, che la rende viva nel bicchiere. Ancora kiwi, sicuramente, e carambola saporita; mandarino e soprattutto cedro, anche (olii essenziali di). Poi c’è un filino di legno molto elegante, integrato e delizioso; c’è anche un solo ricordo di fumo, mentre molto bene si sente una mineralità torbata che ci fa venire in mente una spiaggia di ciottoli – la cosa bella è che questa sensazione, intensa e deliziosa, arriva solo in un secondo momento, dopo l’esplosione fruttata.

F: lunghissimo, infinito, molto minerale e sapido, con un devastante fumo di candela spenta e un ritorno di quella frutta clamorosa del palato.

Sia levigato e setoso che ancora molto vivo e teso: la cosa impressionante, come spesso accade con whisky degli anni ’70, è la devastante freschezza della frutta, intensa ed esplosiva, succosissima. Vogliamo proprio spingerci a dire delle mostruosità? Ci ha fatto venire in mente un misto tra un vecchio Bowmore e un Old Clynelish. Vengano poi a dirci che Caol Ila è una brutta distilleria che fa whisky banale, se hanno il coraggio. 92/100.

Sottofondo musicale consigliato: Eugenio Finardi – Quasar.

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