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Springbank 12 ‘Cask Strength’ batch #1 (2010, OB, 54,6%)

Abbiamo avuto bisogno di una settimana e più per riprenderci dai bagordi dello Spirit of Scotland; per ogni considerazione rimandiamo alle ottime parole di Davide, che a dispetto dell’età ormai avanzata e dei noti problemi con l’alcol è lucido e chiaro come solo lui sa essere. In quel weekend abbiamo incontrato amici vecchi e nuovi, abbiamo chiacchierato (poco, purtroppo) con tanti appassionati e addetti ai lavori, abbiamo assaggiato cose incantevoli ed anche un distillato orientale all’aroma di piedi sporchi; ma soprattutto abbiamo versato tanto, tanto whisky. Dalla specola privilegiata del banchetto Beija-Flor, dobbiamo rilevare come Springbank sia stata in assoluto la distilleria che più ha incuriosito gli avventori del festival; cosa che ci fa piacere, perché quello di Springbank è un malto tutt’altro che ‘facile’, ‘moderno’ o ‘ruffiano’ – e dunque il pubblico affina il gusto, bene. Uno degli imbottigliamenti di maggior successo è stato l’ultimo batch (il #10) del 12 anni Cask Strength, cioè a grado pieno: oggi assaggiamo la sua prima versione, il batch #1 uscito nel 2010 a 54,6%.

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N: bello sporco, quasi ‘meaty’, certo molto minerale e per niente affabile. Ci sentiamo note di cuoio, molto intense (e nel complesso, almeno sulle prime, non entusiasmanti); poi pian piani viene fuori la terra umida, un sentore acre di torba (anche una lieve affumicatura – ma ‘salata’, tipo provola); salamoia (proprio olive / capperi). Maltoso (a tratti potrebbe sembrare più giovane di quel che è per queste note così esibite). Col tempo si apre tanto – e lo diciamo, ha senz’altro bisogno d’aria e pazienza; emerge infatti una bella ‘dolcezza-Springbank’, fatta di frutta cotta (prugne, mele – un po’ acidina, diciamo frutta cotta fredda) e forse di qualcosa di pasticceria (plumcake?).

P: molto più espressivo fin da subito: anzi, diremmo proprio “eccellente!”. È Springbank fino al midollo, ma squaderna un’intensità da panico e una gamma di sapori davvero splendida. Ancora una bella frutta cotta (mele e prugne), ma anche una marmellata d’arancia calda, appena bollita; qualche nota di zucchero di canna, anche di miele… Ma lo ‘sporco’ non è svanito, con belle punte ‘carnose’, minerali, di malto in fermentazione, un po’ salatine… Poi spezie: noce moscata e pepe. Molto buono, molto complesso, alla grande!

F: lungo e intenso: pepe nero su un tappeto di toffee caldo e miele amaro. Liquirizia.

All’inizio al naso era veramente molto ‘chiuso’, e la componente ex-sherry, certo presente, abbinata alla tipica mineralità di Springbank rendeva il panorama forse fin troppo ostico; quando si apre, però, diventa davvero squisito, e la sua complessità appare davvero degna di intense meditazioni. 88/100 è il verdetto: si ricomincia bene, no?

Sottofondo musicale consigliato: un po’ di allucinazioni per tutti con i Can – Vitamin C.

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