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inchgower 9 yo (2016/2026, Lloyd’s liquid sunshine, 54.2%)

Reduci dal Milano Whisky Day nella mai dimenticata cornice dell’Hotel Marriott, che tanti fegati ha visto disintegrarsi nel corso di infiniti Whisky Festival in passato, possiamo concentrarci sul gran ritorno delle recensioni. Dobbiamo dire che, mentre raccontavamo i nostri imbottigliamenti a voi nostri grandi amici e sostenitori, siamo riusciti a mietere un numero mostruoso di campioni, quindi ora non ci resta che bere.
Iniziamo con il whisky di un amico, il primo “figlioletto” di Matteo Zampini, la barba e la pipa più eleganti della scena whiskosa milanese. Matteo nel 2021 ha fondato con Philip Lloyd la Lloyd’s Liquid Sunshine, un’azienda di selezione e imbottigliamento di distillati dal concept un po’ diverso dal solito, basato sull’idea molto british dei “syndicates”. Non scenderemo troppo nei dettagli, ma è una maniera di unire investitori interessati a ricevere una certa quantità di bottiglie da barili selezionati, evitando gli immensi sbattimenti burocratici che il possesso di un cask e l’imbottigliamento recano con sé.
Va beh, se siete interessati sul sito trovate tutti i dettagli, noi ci concentriamo sulla bottiglia. Etichetta molto Art Déco, single malt dallo Speyside (la base del blended Bell’s), invecchiamento in sherry: parliamo di un Inchgower in ex first fill Oloroso cask, 318 bottiglie in tutto. Il colore è un rame scuro.

N: beh, c’è grande intensità fin dalla prima snasata. Le sensazioni immediate sono ovviamente di sherry fruttato e acido, quindi amarene sotto spirito, molta arancia, prugne secche. Lo sherry evolve poi verso le noci, il tabacco conciato e una nota più profonda e sticky, tra la pasta di liquirizia e il Vegemite australiano. Giacomo, che non ha perso il naso da vecchio usmatore di malti, butta lì una suggestione che all’inizio sembra frutto del suo sempre più innegabile delirio, ma dopo un attimo si dimostra essere un colpo di genio: sedano. Ebbene sì, c’è qualcosa di erbaceo, croccante e vagamente floreale dietro la coltre di sherry (le note ufficiali parlano di ibisco e noi non possiamo che sottoscrivere, aggiungendo anche un “karkadé” per sottolineare che siamo multiculturali). Anche un che di inchiostro e metallo, non heavy metal, più “glamour metal” dai.

P: la prima cosa che colpisce è l’oleosità e la spezia, materia prima preziosissima nell’universo di fiction della saga di Dune ma anche nel whisky non è niente male. Inchgower è famosa per il palato speziato, che vira al sapido. E anche qui non fa differenza: pepe a mazzi (bianco, rosa, di Timut), zenzero, chiodi di garofano, liquirizia al peperoncino. Il tutto immerso in un magma di caramello al burro, composta di fichi, prugne cotte e tabacco. Il tabacco nella marmellata, che immagine epicurea. Lo sherry è vibrante, l’astringenza e il tannino si fanno sentire ma non esondano. C’è della mela rossa, poi ecco l’Oloroso col suo corpaccione: cuoio again.

F: medio lungo, con ancora molta spezia, marmellata di arance e uvetta. Quell’idea erbacea di sedano diventa porcino essiccato. L’arancia ancora rende tutto meno sticky e più croccantino. Inteso come aggettivo, non come il dolcetto. Inteso il biscottino, non il vino delle Langhe… Insomma, ci siamo incasinati ma il finale è proprio buono.

Uno sherry monster iridescente che nonostante l’invecchiamento non eccessivo riesce a regalare suggestioni molto differenti con alcune note davvero particolari che lo rendono piuttosto unico. Il sedano al naso, per esempio, è qualcosa che colpisce (e può anche dividere). Così come il bel mix di mouthfeel oleoso e spezia al palato. Quella parte di arancia, lievemente amara, “sgrassa” il tutto, mantiene il sorso in tensione e lo rende più beverino di quanto un invecchiamento in first fill Oloroso potrebbe lasciar supporre. Per noi è un bell’87/100.

Sottofondo musicale consigliato: ZZ Top – Sharp dressed man

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