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BOTTI DA ORBI: DOPPIETTA DI DUNCAN TAYLOR E GOL DI HERCYNIAN @MATRICOLA PUB

Il nome in effetti potrebbe serenamente essere quello di un centravanti dell’Hibernian o dell’Aberdeen FC. Oggettivamente, leggere sul tabellino dei marcatori che la doppietta di Duncan Taylor ha regalato una vittoria esterna nella sesta giornata di Scottish Premier League suona bene. Invece, per fortuna nostra, Duncan Taylor non è un calciatore, ma un’etichetta di imbottigliamenti indipendenti che viene importata in Italia da Spirits & Colori e che si avvale della straordinaria opera di evangelizzazione alcolica dello scozzese più italiano che ci sia, ovvero Fergus Simpson.
Proprio lui è stato protagonista un paio di mesi fa di una serata al Matricola Pub, alla quale ovviamente non potevamo proprio mancare. Abbiamo assaggiato parecchie cosine interessanti e – con il consueto ritardo che ci contraddistingue – procediamo ora a stendere un corposo reportage.
Ah, sul tabellino marcatori si è aggiunto nel recupero tale Hercynian. Andremo presto a fare la conoscenza di questo Carneade…

The Huntly ‘The Octave’ 27 yo (1997/2025, Duncan Taylor, 49.3%)
Blended malt di casa William Grant, ovvero Balvenie e Glenfiddich. Finish di tre mesi in botti ex sherry Oloroso. Curiosità: Huntly è un paesino non molto lontano da Glendronach, ai margini sud-orientali dello Speyside, in una zona un po’ dimenticata da dio e dagli uomini. C: oro. N: che graziosa nota di metallo e colazione si sprigiona dal bicchiere, come se qualcuno avesse servito Ovomaltina e cioccolata al latte in un pentolino di rame scaldato. Caffelatte, anche, a introdurre quello che è il marchio classico degli speysider anzianotti, ovvero la pastafrolla e la frutta gialla: mela cotogna (anzi, cotognata), pandoro, cedro candito, ananas disidratato… C’è una pasta mielosa e vagamente speziata, in cui emergono la noce moscata e il tabacco biondo. E poi il legno, bello presente ma elegante. Con due gocce d’acqua ricorda la torta di carote e il pandolce. P: sorprendentemente molto più secco del previsto, anche se un che di morbidezza (pesche sciroppate?) rimane. C’è questo cuore pulsante di humidor di sigari, foglie secche e pera essiccata che spazza via ogni cremosità e ogni mollezza levantina. Questo è uno Scotch severo, astringente, in cui la massima concessione alla dolcezza sono dei biscotti alla mela secchi. Piccante, con un che di liquorosità. F: asciuga il palato, di media lunghezza e di nuovo con quel tocco vinoso.
Non un classico, anzi. Quel finish in Oloroso riesce a fare piazza pulita del classico profilo voluttuoso di Balvenie e Glenfiddich, trascinando il dram sui territori dell’austerità. Ci sta, è preciso nel suo carattere. Però a noi manca tutta la dimensione di frutta trasfigurata dal tempo che ci aspettavamo. 86/100.

Laphroaig ‘The Octave’ 13 yo (2011/2025, Duncan Taylor, 54.6%)
Di nuovo per la serie ‘The Octave’ che utilizza per l’invecchiamento barili più piccoli e attivi, ecco un Laphroaig affinato per gli ultimi tre mesi in botti ex Ruby port. C: cremisi carico. N: anche qui sa sorprendere. Ci aspettavamo una botte carica e superbamente centrata sui frutti rossi come Porto comanda, invece sembra che a dominare siano le erbe aromatiche e in generale una dimensione erbacea molto legata al distillato. Andiamo un po’ random con le sensazioni: partiamo dal mirto, ci sovviene il ginepro, esplodono rosmarino e timo. Insomma, la torba è squisitamente medicinale pur mantenendosi sul versante balsamico (niente note di garza e disinfettante, tanto per capirci). Solo dopo, con qualche sforzo di concentrazione, ecco i frutti rossi: ribes, caramelle all’uva rossa. P: ribaltata la situazione, si apre sulla dolcezza del caramello e della marmellata di fragole, poi ingrana la quarta la torba: arrosto bruciato, erbe che si attaccano alla pentola e salsa BBQ rappresa. Il legno si sente, il vino poco: c’è solo un’idea di astringenza. Con acqua si fa più morbido e facile. F: piccantino, bruciato e ora astringente come porto comanda, ma senza mai esagerare.
Il Porto non è esattamente il nostro finish preferito, però qui ce lo siamo goduti. Una pennellata (ovviamente di color rubino…) leggera, delicata, che aggiunge senza snaturare il distillato. Il quale è assai identificabile soprattutto al naso, con quella pletora di note erbacee. Bello, ci vivremmo: 88/100.

Emperor’s Way Peated 6 yo (2019/2025, Hercynian, 61%)
Eccoci qui a bere il nostro primo single malt della distilleria tedesca Hercynian, che produce il celebre Glen Els e si fregia di essere dal 2002 casa del “whisky del cuore della Germania”. Hanno un pot still a fuoco diretto molto interessante, producono 60mila bottiglie l’anno e qui siamo nella serie “Emperor’s way”, dedicata a un cammino locale e contraddistinta da single malt torbato a 35ppm invecchiato in botti molto marcanti. Ad esempio, questo hogshead #1366 è un Malaga moscatel cask. C: rame scuro. N: non sapevamo che alle pendici dei monti Harz, in Bassa Sassonia, il whisky profumasse di nocino. Eppure eccoci qui, con questo senso liquoroso di frutta secca e caramello, banana e noce moscata. O noce moscatel? Perdonate la battuta orrenda, ma il barile è dominante, in tutta la sua zuccherosità “sticky”. Sì vabbé, ma la torba? Emerge dopo, e a dirla tutta emerge compiutamente solo con l’aggiunta di acqua, decisamente consigliata. Diluito, regala note di fumo e miele. P: l’alcol è perfettamente integrato, in questa inconsueta grazia intravvediamo la stessa teutonica precisione tecnica di distillazione dei nostri St.Kilian. Carico, il legno dolce è intenso ma mai stucchevole, più sulle castagne che sui toni del caramello. Caldarroste anzi, ben bruciate, ma ancora con un tocco liquoroso (il nocino con cui si apriva il naso). Frutta poca, forse una vaga arancia Navel e dei datteri. F: lungo, ora compiutamente torbato, sempre sul lato dolce del palato.
La parte migliore è senz’altro l’integrazione dell’alcol, a livelli da Zyklon-B eppure mai contundente. Ci convince meno il persistente senso di liquore, dolce e nocciolato, che lo rende un po’ faticoso al riassaggio. Senz’altro interessante e anche ben fatto, ma non il massimo della piacevolezza. 84/100.

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