Al Milano Whisky Festival siamo stati abbastanza fortunati da partecipare a una delle masterclass migliori del panel, ovvero quella organizzata da Pellegrini con i marchi che importa in Italia, ovvero l’imbottigliatore indipendente Adelphi e la distilleria Ardnamurchan. Fra i whisky serviti al pubblico c’era un mirabolante single cask di Miltonduff di venerabili 40 anni: il refill bourbon hogshead #3726, coetaneo di Zuc, che ha dato 174 bottiglie. Si fatica a contenere l’entusiasmo, la folla spinge ai cancelli, il popolo ha sete. Si beva. Il colore è un oro chiaro.

N: un palpabile straniamento coglie il recensore si dal primo naso. Se uno atterra in Islanda, non si aspetta palme e temperature tropicali, no? E quindi se uno si versa un Miltonduff di 40 anni non si aspetta un naso così giovane ed erbaceo. Ci sono erbe aromatiche (timo e origano), marijuana, quasi agave cotta. Ma soprattutto c’è una dimensione fra il terroso e l’inerte che ricorda distintamente il Das, la creta che usavamo a scuola da piccoli. Il primo pensiero – oltre a “forse si sono sbagliati” – è che il barile dovesse essere talmente esaurito che nemmeno gli psicofarmaci lo avrebbero potuto tirare su. Note acerbe qui e là, tra bergamotto, fiori di sambuco e calvados. Paraffina e ossido. Sentori di fiori di sambuco, quasi grappa. Avvertire il distillato dopo quasi 40 anni di botte non è comune.
P: migliora rispetto all’olfatto, anche se ancora siamo in territori di gioventù abbastanza inspiegabili. Si apre con caramelle frizzanti al limone e talco, a cui si collegano delle spezie piccantine: pepe bianco in polvere e zenzero fresco mangiato a morsi. La sensazione è quella di un palato fragile, che ricorda una gazzosa piccante. Chinino, talco, il legno è pochissimo, giusto nel retrogusto spuntano un po’ di olii essenziali, nocciola, un senso di sauna con un filo di fumo.
F: asciutto, tanto pepe, zenzero e olive verdi.
Boh! Siamo perplessi, non ci spieghiamo questa selezione. Davvero, dimostra un quarto dei suoi anni. Non siamo grandi fan dei whisky iper-legnosi, ma a un 40 anni si chiede una complessità, una compattezza ed un’evoluzione che qui non troviamo. Sicuramente i barili erano quasi esausti, ma forse non basta comunque a spiegare un profilo così eccentrico, divisivo e debole. Una selezione piuttosto inspiegabile, che non va oltre un deludente 80/100.
Sottofondo musicale consigliato: Viagra Boys – Ain’t nice
