Senza paura di nulla, procediamo nell’ormai celebre giro del mondo del whisky in compagnia del pack di Gravity Drinks. Entriamo nella seconda metà del tabellone e oggi iniziamo il terzo “tomo” della libreria liquida dei 24 samples di whisky internazionali. Il terzo volume si chiama “Adventure” quindi ci aspettiamo cose elettrizzanti.

Abasolo (2023, OB, 43%)
Mmmm. Non abbiamo avuto ottime esperienze quando lo avevamo assaggiato anni fa. “El whisky de Mexico” è fatto con il mais, sottratto indebitamente alle tortillas. Vediamo se è migliorato. C: paglierino. N: no. Non è migliorato. Il primo naso è tremenda trementina e ci lascia tremanti. Alcol denaturato, solventi, cereali insilati male. Un po’ di limone in un mare di chimica e asprezza. Madre de Dios… P: sempre orgogliosamente cattivo, di nuovo smalti e prodotti per la pulizia dello sporco ostinato sui pavimenti. Ancora l’unica cosa percepibile è del cereale dolce, che porta in sé il germe dell’acidità. Vuoto. F: corto e cartonato.
Al momento, è il peggiore del mondo. Oddio, di questo giro del mondo almeno. Non ci siamo, evidentemente non siamo culturalmente pronti a un whisky di mais fatto così. 55/100.

Fielden Rye whisky (2024, OB, 48%)
Dunque, se abbiamo ben capito, il Fielden Rye è stato prodotto dalla Oxford Artisan Distillery in attesa dell’apertura nel 2025 di una nuova distilleria nello Yorkshire (di proprietà di Berry Bros & Rudd). Distillato in pot still e colonna e invecchiato in botti genericamente ex vino (Sauternes, Moscatel…). C: oro rosso. N: qui ci siamo! Un rye potente, espressivo, “colorato” diremmo. Mango fresco e crostata al caramello e noci pecan, con un mix di sentori dolci, legnosi e resinati. Mandarino profumato, marzapane, vaniglia e una nota precisissima di… torroncino Condorelli all’arancia! P: tra le varie anime, il palato si apre con quella dolce (toffee), poi esplodono legno e spezie, con zenzero e un accenno amarognolo di liquirizia, tannini e nocciole con la buccia. Attenzione: pian piano emergono come fragole e lamponi, curioso. F: fresco, con una ventata di menta e pepe rosa.
Molto buono, soddisfacente e ricco di note distinte e interessanti. La cosa che premiamo di più è la vivacità, un punto in meno per un palato molto spinto su legno e spezie: 85/100.

Helsinki Rye malt (2023, OB, 47,5%)
Un mix di segale e orzo maltati. C: vino bianco chiaro. N: miele di tiglio e distillato, quindi gioventù aggressiva. Ci sono note di spighe di cereali, fieno, zerbino, lettiera del gatto… Va beh, a parte la lettiera del gatto sono tutte note farmy. Anche un profumo come di birra e luppolo. Frutta cotta a chiudere un olfatto legato alla materia prima. P: dopo un primo impatto di vaniglia, continua questa accoppiata di dolcezza mielata e note amarognole e vegetali che ricordano il luppolo e l’albedo di limone. L’erbaceo ha la meglio, con un bel kick di cardamomo. F: idem: amarognolo, erbaceo e pungente.
Stiamo sulla riga di mezzeria tra la piacevole valorizzazione del cereale e un’esperienza sensoriale non eccessivamente goduriosa. Il whisky ha potenzialità, ma l’invecchiamento breve forse non le valorizza al meglio. 80/100.
