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Aspettando il milano whisky festival: gli imbottigliamenti in anteprima

Se ET diceva “telefono, casa” e allungava il dito, noi sentiamo “Milano whisky festival” e allunghiamo il bicchiere. Si sa, ci basta poco per essere felici. Figuriamoci quando si tratta della prima manifestazione per appassionati d’Italia, sia in termini di longevità sia in termini di affluenza e importanza. Il Festival, giunto alla sua 19esima edizione, quest’anno si terrà in Fiera Milano (quella vera, in via Gattamelata, non a Rho!) da sabato 30 a lunedì 2 dicembre, e noi come di consueto saremo lì con i nostri imbottigliamenti, il nostro incontestabile fascino e la nostra celebre sete. Quindi, siete avvertiti: se non passate dal nostro banchetto non siamo più vostri amici.
Mentre fervono i preparativi e facciamo gli esercizi di stretching del fegato, non potevamo mancare a un appuntamento preliminare: l’anteprima degli imbottigliamenti che Andrea e Giuseppe – genitore 1 e genitore 2 del Festival – presenteranno in Fiera. Per cui quando ci hanno invitato ad assaggiarli all’Harp Pub di Piazza Leonardo, l’amatissima tana di Angelo Corbetta & Sons., non potevamo dire di no. Ci siamo andati rischiando l’integrità dei nostri matrimoni e questo è quel che abbiamo bevuto.

Daftmill 2011 small batch (2011/2024, OB per Milano Whisky Festival, 56.3%)
Per il festival del 2022, Andrea e Giuseppe avevano imbottigliato un single cask in sherry. Per il 2024 hanno fatto di più: hanno imbottigliato uno small batch. Tre botti ex bourbon (#094, #098 e #099), per un totale di 615 bottiglie. Prima volta in assoluto che Daftmill realizza uno small batch a grado pieno. C: oro chiaro. N: il paradiso secondo noi profuma così. Splendido, si apre con un pandoro fragrante, la più alta espressione di cereale e zucchero a velo. Fresco, con una bella presenza di frutta gialla croccante, dalla carambola all’ananas acerbo. C’è questo senso di aria fresca del mattino, di ciottoli e verbena, Pastiglie Leone al limone. Con due gocce d’acqua esplode letteralmente una bomba di propoli e miele di tiglio, che esalta l’orzo e richiama anche i fiori bianchi. Elegantissimo, splendido. P: pulitissimo e di nuovo pandoroso, ma come al naso è un pandoro dolce e scattante allo stesso tempo, non un piacione facilone. Shortbread, vaniglia, Tenerezze (quelle al limone, non il petting…). Pian piano si asciuga, si fa più dritto e verticale, con zenzero, buccia di cedro. Le due fasi sono ben distinguibili, ma compatte e concatenate fra loro. Prima cremoso, poi più secco. L’alcol è integrato alla perfezione. Con acqua si scatena il macaron al limone, un succo di pompelmo zuccherato e una spettacolare punta salatina di arachidi. Minerale. F: non lunghissimo, di nuovo eccezionalmente pulito. La dolcezza non esonda, il tocco sapido si riverbera e si arricchisce di sfumature vegetali.
Straordinario. Rende l’idea di come lavora bene Daftmill, questa distilleria nei pressi di St. Andrews in cui l’agricoltura è regina. Un whisky fintamente semplice e realmente perfetto, in cui vige il motto “less is more”. Non servono grandi esperimenti per fare un grande single malt se l’orzo è buono e il distillatore è capace. 91/100, siamo totally in love.

North British 26 yo (1996/2024, Berry Bros & Rudd per Milano Whisky Festival, 59.1%)
Single grain affinato in botti di vino di Bordeaux St. Julien, sole 96 bottiglie. C: mogano rossastro. N: si apre con una nota di unghie smaltate e Crystal Ball, il tocco inconfondibile del grain. Pian piano diventa vinile e cuoio lucidato. Superato questo scoglio, si apre una grande copia di frutti rossi, che fanno dalle ciliegie sotto spirito al karkadè fino alla Ginjinha, il liquore portoghese alle ciliegie che si beve nelle coppette di cioccolato. Frutta secca tostata, fichi secchi con le mandorle e chiodi di garofano. Con acqua lo smalto sparisce e crescono la ciliegia e una nota come di cognac. P: il vino – Tagliabue dice “Merlot!” – si sente, con il suo carico di cioccolato fondente, noci e tannini astringentini che fanno salivare. Le amarene sono ancora qui, stavolta accompagnate da una nota che ci sovviene come un’epifania senza re magi: i semi di senape della mostarda! Ci sono caramello, legno tostato e una spezia ben presente. Con una leggera diluizione si fa un filo più amarognolo e un filo meno astringente, ancora boeri. E un senso di austera vecchiaia. F: caffè, amarene, cioccolato, vin brulè. Avvolgente.
Non è esattamente la nostra “cup of tea”, direbbero gli inglesi. Il vino è marcante, seppur benissimo integrato, e il grain un filo si sente soprattutto all’olfatto. Eppure tecnicamente è fatto molto bene, il risultato è sempre piacevole e la profondità di invecchiamento si percepisce. Divisivo per natura: 84/100.

Glenallachie 2009 Px (2009/2024, OB per Milano Whisky Festival, 57.8%)
Single cask che invecchia 14 anni in una botte di sherry Pedro Ximenez. C: mogano scuro. N: fermi che qui servono coltello e forchetta, ha sin da subito un naso clamorosamente denso. Citavamo prima i boeri: ecco qui c’è un boero totale, con cioccolato fondente puro esaltante, datteri, uvetta. Il panettone con le gocce di cioccolato anche, con quelle note un po’ bruciatine della crosta e il burro, pure. Sticky a diversi gradi, dall’arancia caramellata al castagnaccio. Anzi, caldarroste anche, a testimoniare quel tocco come di fumé che ogni tanto ha il PX. Pepe nero. Con l’acqua emerge più l’arancia, con pompelmo rosa e altri frutti rossi. P: liquoroso e dominato da una bomba di liquirizia pura fin dal primo ingresso. Il legno, il pepe nero, sono il binario su cui corrono uvetta, datteri, tabacco. Ci sono note di dunnage, di cacao al 100% e di nuovo questa liquirizia pura nel retronasale. Peso specifico del cobalto. Con acqua spuntano guizzi di prugna secca e cola, come di Armagnac. F: lunghissimo, vinoso, cioccolato fondente e spezie.
Riesce nel miracolo di non essere eccessivamente dolce. Una sherry bomb vecchio stile, come se ne fanno sempre meno. Complesso, mastodontico nel corpo, da sorseggiare con grande calma. Un gran bell’animalo, direbbe Abatantuono: 88/100.

Campbeltown blended malt 2016 (2016/2024, Berry Bros & Rudd per Milano Whisky Festival, 58.5%)
Di blended malt di Campbeltown ce ne intendiamo un pochino anche noi, che uno lo abbiamo imbottigliato. Sulla penisola ci sono tre distillerie: Springbank, Kilkerran e Glen Scotia. Qui, dicono A&G, non c’è Kilkerran e il sapore non è quello di Glen Scotia, quindi fate due conti su cosa possa essere in questo teaspooned malt. Che fa anche un affinamento in Barolo, guarda caso come un vecchio imbottigliamento di Springbank. Sono coincidenze che capitano… C: rame. N: profumato e fresco, con una bella esuberanza di fruttini pimpanti, dal pompelmo rosa con la sua bella acidità all’uva rossa. Alla parte floreale si accosta una dimensione più salmastra, di olive nere e fiammifero, e una lontana idea di fuliggine. Nocciole e pan di spezie. E polvere da sparo che aumenta con due gocce d’acqua. Molto bello tutto. P: vinosetto e sapido, parte oleoso e saporito con arachidi e noci tostate, pane di segale bruciato. La torba c’è, anche l’alcol. Pizzica e fa venire voglia di berne un altro, come a un aperitivo torbato. Olive nere di nuovo, è masticabile a livelli pro. Il retronasale è tutto del legno e della liquirizia salata. Nonostante queste note, è anche molto beverino. F: caramello salato, pastoso, cioccolatoso e un filo astringente nel suo finale lunghissimo.
Anche qui siamo in territori che nonostante non siano i nostri di elezione, restano comunque di eccellenza. Il finish è perfetto, ovviamente dà note astringenti e vinose ma mai fuori posto. Beverino e sapido, un punto in più del Glenallachie per questa grande agilità di beva (e perché a noi Springbank piace sempre da pazzi. D’altronde è il nostro blog, potremo avere delle preferenze): 89/100.

Kilchoman 100% Islay single cask ‘Kilchoman Day 2024’ (2015/2024, OB per Milano Whisky Festival, 56.7%)
Un 9 anni invecchiato in bourbon che parte dall’orzo 100% Islay (quindi orzo coltivato in loco e torbato a 20 ppm). C: vino bianco chiaro e scintillante. N: fumo freddo e kiwi, un mix di rara potenza evocativa. Curioso come – seppur con ppm inferiori al Machir Bay per esempio – qui la torba sia purissima, proprio quella che si brucia in certi camini nei pub di Islay. Sembra più giovane della sua età per questa nervosa freschezza invernale. Sa di aria fredda, agrumi spruzzati di iodio e mezcal. Compromessi pochissimi. P: è incredibile come l’ingresso sia così carezzevole, considerando sia la gradazione sia l’olfatto puro. Invece in bocca è morbido, con un sontuoso mix di vaniglia, cenere e sapidità. Giovane, con cereale sugli scudi e un Ciocorì versione cenere e sale. Cioccolato bianco, pasta di pane salata. Tutto scattante, tutto vivo. F: lunghissimo, con fumo, sale e nocciole salate. Deliziosamente oleoso.
Un 88/100 che si fa fatica a spiegare. Anzi no, è facilissimo: è buonissimo. Diretto, esalta la materia prima, ha un alcol perfettamente integrato e una parte sapida deliziosa. Non è complesso, ma anche chissene.

Sottofondo musicale consigliato: Dargen D’Amico – Amo Milano

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