Manchiamo dalle sacre sponde (quelle di Campbeltown, Zacinto la lasciamo al bro Ugo Foscolo) da troppo tempo. E soprattutto manchiamo dal core range di Springbank, una delle nostre distillerie-rifugio, dove andiamo ad accoccolarci quando il mondo fuori è cattivo e il whisky non ci entusiasma. Orbene, il gran ritorno lo facciamo recensendo l’ultimo ingresso nella rosa degli official bottling – cosa assai rara -, ovvero il 5 anni 100 proof.
Realizzato in batches trimestrali a grado pieno, il 5 yo ricalca un po’ la scelta di Ardbeg con il Wee Beastie: l’uso di barili attivi e il mercato che sembra aver archiviato il pregiudizio dell’età, soprattutto per i torbati, consentono di ottenere whisky interessanti, pronti e di carattere che piacciono e si vendono. E dunque perché no? Il colore è oro chiaro.

N: un filo chiuso, con stireria e polvere dei dischi dei freni. L’alcol è presente, insieme all’irresistibile senso di orzo sporco di Campbeltown. La frutta è minima, centrata soprattutto sulla buccia di pompelmo e il sorbetto al limone, con un accenno di ananas parecchio acerbo, non succoso e dolce insomma. Gesso, olio di lino. Gazzosa alla grafite. Col tempo un trionfo di pandoro e cera, con magnesio in polvere e tonnellate di vaniglia. Qualcosa di distillato e fumino lontano. Con acqua si fa più “meccanico”: olii vari, ingranaggi, fuliggine, bielle, pistoni, scintillante bellezza, fosforo e fantasia direbbe De Gregori.
P: primo impatto devastante: oleosità, crema al limone, sale, alcol quasi non pervenuto. Poi ovviamente si scalda, il malto sapido con sfumature di oliva verde prende il sopravvento, l’oleosità tutto pervade, insieme a guizzi di minerali, pepe bianco e salamoia. Rimane avvolgente e con una sfumatura di liquirizia dolce che bilancia la parte più costiera. Col tempo ecco il fumino, che screzia il secondo palato. Mela asprigna. Masticabile, dà grandissima soddisfazione. Con acqua si fa più dolce e cremoso, con un accenno di amarognolo tipo albedo e una nota di burro salato. Un Glencairn non basta, ci vuole il mestolo.
F: minerale, sapidino, sporco e bello lungo. Con una crema di vaniglia e oliva deliziosa e un che di erbaceo, soprattutto se diluito. E il malto, che ritorna…
Ha diviso le folle, come solo i profeti sanno fare, dal Nazareno a Hernanes della Lazio. A noi è piaciuto molto: è onesto, schietto, diretto e rispettoso del dna della distilleria. Non sarà l’apice dell’evoluzione raffinata dei sentori campbeltowneschi, non sarà un prodigio di eleganza, ma nella sua nudità è pieno e intenso, saporito come solo il distillato di qualità sa essere a 5 anni. Peccato per il naso un po’ trattenuto, che gli toglie un punticino: 87/100.
Sottofondo musicale consigliato: Francesco De Gregori – I muscoli del capitano
