Nel nostro primo quindicennio di recensioni, ne abbiamo fatte tante. Alcune sobrie, molte demenziali, tantissime contenenti la parola “tropicale”. Abbiamo recensito in macchina, in treno, in aereo; abbiamo recensito in studi notarili, in redazioni di quotidiani, in campeggi; abbiamo recensito a distanza, abbiamo recensito alla cieca, abbiamo recensito in inglese. Ma mai avevamo recensito in quasi persone.
L’altra sera, complice la creatività del vulcanico Marco – anima bella del Matricola Pub di Città Studi – abbiamo abbattuto anche questa barriera, proiettandoci nel futuro. Praticamente gli Elon Musk poveri delle recensioni, ce lo diciamo da soli.
A margine di una fantasmagorica degustazione di nostri imbottigliamenti, abbiamo assaggiato alla cieca la nostra ultima selezione (un single cask di single malt distillato a Glenfarclas e invecchiato 14 anni in una botte ex bourbon di primo riempimento) lasciando al pubblico il compito di lanciarsi in ipotesi sulla provenienza, la distilleria, l’invecchiamento, e chiedendo di compilare una scheda di tasting notes. Un giochino divertente ma anche molto istruttivo per noi. Ecco cosa ne è uscito.

Provenienza: La stragrande maggioranza degli eroi che hanno preferito i nostri discutibili fisici da sollevatori di polemiche allo spettacolo calcistico di Belgio-Egitto, ha indovinato che si tratta di uno Scotch. Addirittura in quattro hanno riconosciuto lo stile dello Speyside. Al netto di qualche visionario che ha pensato di avere nel bicchiere un Irish, un single malt americano o un whisky di Islay, ci ha incuriosito che ben tre persone abbiano ipotizzato fosse un whisky giapponese. Eric, Guido e un altro amico senza nome sono stati in realtà molto attenti, perché – come vedremo – c’è un motivo ottimo per scambiare il nostro FarClass per un giapponese…
Tipologia: qui abbiamo percentuali bulgare, solo due persone hanno votato per un blended, gli altri hanno riconosciuto i crismi del single malt.
Distilleria: la domanda più difficile, quella che anche i giudici più esperti dei concorsi internazionali, quelli che bevono whisky da quando hanno imparato a far di conto, sbagliano spesso. Non era facile, ovviamente. Però i risultati sono interessanti: fra i coraggiosi che si sono lanciati in un’ipotesi, due hanno detto Oban, uno Caol Ila (che si annulla con chi ha scritto “non Caol Ila”), uno Craigellachie, uno Highland Park. Tutte distillerie dallo stile leggermente torbato e minerale. Prendiamo invece per un invito a osare di più l’idea che avessimo imbottigliato un Moonshine. Non escludiamo di farlo in futuro.
Invecchiamento: Ali e Leo sono gli unici ad aver indovinato esattamente i 14 anni. Non era facile, perché la botte di primo riempimento è segnante ma molto rispettosa del distillato. Quindi qualcuno lo ha trovato giovane (si va dai 5 anni al “più di 5 anni” al “fra 5 e 8 anni”), mentre la maggioranza ha scelto un range tra i 10 e i 12 anni. La risposta più ricorrente è stata “più di 10 anni” ed è tecnicamente giusta. Tre persone hanno scritto 15 anni, uno 16 e due 20 o più di 20. Il legno è sempre difficile da interpretare.
Gradazione: altra domanda molto tricky, perché la percezione dell’alcol dipende da parecchi fattori e aver bevuto appena prima una clamorosa e rinfrescante American Pale Ale in pairing con il nostro Copperworks può aver influito. Insomma, solo tre persone hanno percepito il FarClass con un ABV inferiore a 50%, mentre la grande maggioranza lo ha inserito correttamente in un range che va dai 52 ai 57%. Uno solo, sovrastato dall’alcolicità, ha avvertito il whisky a ben 65%. Un unico gigante (Leo) ha indovinato i 57% abbondanti.
Botte: prima clamorosa sorpresa: in dieci hanno azzardato una botte ex sherry mentre 4 hanno ipotizzato una doppia maturazione in bourbon seguita da finish in sherry. Solo 8 hanno optato invece (correttamente) per la botte di rovere americano ex bourbon. Ci sta, i first fill barrel sono sempre tosti, impattanti, possono essere scambiati per barili di rovere americano sherry seasoned.
Torbatura: ed ecco la seconda sorpresona, ovvero la percezione di una qualche torbatura nel nostro FarClass. Ben otto assaggiatori hanno riportato una screziatura di fumo nel loro bicchiere. Ora, siccome alla Glenfarclas distillery non si utilizza la torba per essiccare il malto, questi otto amici erano forse in preda alle allucinazioni sensoriali? Ebbene no, una spiegazione c’è. E sta nel fatto che Glenfarlcas è l’ultima distilleria di Scozia a riscaldare ancora l’alambicco a fuoco diretto, il metodo tradizionale pian piano accantonato per evitare i tragici e ricorrenti incendi degli impianti, e invece ancora in uso in certi single malt giapponesi (ecco il motivo della suggestione nipponica). Questa tecnica conferisce al distillato un corpo particolare, e dei sentori più spiccatamente cotti-tostati. Non si arriva al bruciato ovvio, ma insomma qualcosa c’è. Quindi insomma quegli otto amici non avevano le traveggole…



Naso: le note più ricorrenti, che sfiorano il 100% dei nasi presenti in sala, sono tre: vaniglia, spezie e frutta gialla (prugna, albicocca, susina, pera matura o cotta). Poi, da questa base condivisa, ciascuno lo sente a modo suo: Robi aggiunge ananas e lo definisce “agricolo”; Ali avverte una leggera sfumatura smaltata (la gradazione) e di cioccolato fondente. Ecco, questa grassezza di cioccolato, unita alle mandorle tostate – grazie Federica – e alle nocciole (grazie Elisa) ha fatto ipotizzare un passaggio in sherry. Guido coglie da lontano della ciliegia, altri citano frutti rossi e liquirizia, qualcuno intravvede del mango. Bruno la chiude da bomber: caramello, frutta matura e cereali. Bingo. Il croccante e il toffee, con tabacco e ovviamente legno, sono le ultime suggestioni: “rotondo”, “pieno”, “pungente”. Grandissima prestazione di squadra, l’olfatto del nostro FarClass è stato definito alla grande. Curiosità: Guido ha colto anche un che di mirto, interessante.
Palato: anche al palato è un plebiscito per prugne, vaniglia e spezie. In sostanza, tutti hanno colto l’anima dolce data dalla botte ex bourbon, la potenza fruttata e la profondità di spezie dovuta ai 14 anni di invecchiamento. Su questo pentagramma, ognuno ha composto la sua melodia di note: Eric parla di albicocche sotto spirito, Francesco pone l’accento – oltre che sul grado alcolico non esattamente pediatrico – su una certa sfumatura erbacea iniziale. Anche la mela è una suggestione ricorrente, mentre soltanto un paio di palati colgono un che di frutti rossi, marmellata di ciliegie o lampone. Lorenzo parla di liquirizia, c’è chi sente l’uvetta. Tutti concordano che l’acqua gli doni, lo faccia aprire e lo renda più fruttato. Bella l’idea del legno di sandalo, centrato il senso di porridge con nocciole e noci di macadamia. Medaglia d’oro per la poesia a Leo: “Sa di bacio a una donna che ha bevuto IPA”. Chapeau.
Finale: meno concordia qui. Per alcuni è lungo, per altri non troppo persistente. A tutti però sembra pulito e più secco, quasi con un accenno di amarezza che si intervalla alla dolcezza di caramello e malto. La liquirizia e un che di balsamico centrano nel segno. Spezie e calore.

Prima di tutto il voto, rigorosamente calcolato come segue (c’è un notaio fra noi, non dimentichiamolo). Escludiamo il voto più alto (95/100, che per noi è proprio il suo eh!) e il più basso (75/100, verremo a perseguitarti in sogno come Freddy Krueger, sappilo!), dividiamo per i partecipanti e approssimiamo al numero intero più vicino. Risultato? 87,7368, quindi 88/100. Not bad at all, folks!
Poi, lasciamo ai nostri eroici amici il microfono di questo Speaker’s corner, anzi chiamiamolo Taster’s corner.
– Chiudi gli occhi e rilassati
– Porta un’altra bottiglia
– Speziatura interessante
– Dolcezza e raffinatezza, delicato da godersi in meditazione
– Non appesantisce l’atmosfera e si abbina bene alla pinsa (è proprio il perfect serve!, ndWF)
– Piacevole, accompagna il palato con una bella avvolgenza
– Molto buono ma preferisco gradazioni più basse
– Molto godibile, a parte il finale non è troppo forte e abbastanza dolce
– Parte dolce e finisce amaro
– Inizia dolce al naso e si trasforma in due tempi
– Molto alcolico, con invecchiamento importante: difficile abbinarlo
– Come le finali Nba per gli Spurs: partenza dolce, finale amaro (Knicks in five!, ndWF)
– Timido al naso, però beverino: lo comprerei (detto, fatto: eccolo qui)
– Molto bevibile e speziato
– Interessante, non so se lo comprerei (massì, in caso ti venisse voglia, ripetiamo: eccolo qui)
– Lo comprerei per berlo davanti al Signore degli Anelli (un FarClass per domarli, un FarClass per trovarli, un FarClass per ghermirli e nel buio incatenarli)
– Lo berrei in spiaggia d’estate durante una serata stellata
Signori, ci avete commosso, non potevamo sperare in una platea migliore. E dunque chiudiamo con la prima colonna sonora dedicata a un singolo whisky, ovvero tutti i brani musicali che sono venuti in mente a chi ha sorseggiato il nostro imbottigliamento. Senza contare chi ha suggerito dei generi, come la techno anni ’70 o il funk/blues, o degli artisti, come i REM o Joe Cocker. E senza contare la favolosa selezione di vinili di Marco durante la serata. Grazie a tutti, buon ascolto, stay thirsty, stay Facile.
Pink Floyd – Meddle
Black Sabbath – Planet caravan
Adele – Skyfall
Iron Butterfly – In a gadda da vida
Queens of the Stone Age – Little sister
The Black Keys – Little black submarines
Fleetwood Mac – Family man
Electric light orchestra – Last train to London
Miles Davis -Ascenseur pour l’échafaud
