Se vi diciamo “Alpi”, voi cosa rispondete? No, niente Canazei né Cervinia, risposte sbagliate. Noi diciamo forte “Komagatake”! Ovvero la distilleria delle Alpi Centrali giapponesi di cui oggi beviamo l’entry level ufficiale. Di Mars Komagatake abbiamo già scritto, per cui non ci ripeteremo. Vi basti sapere che il single malt in questione è un NAS realizzato con botti ex bourbon, ex sherry, ex porto ed ex vino. E forse anche ex voto, ex aequo ed Excalibur. Il colore è paglierino carico, invece la bottiglia è bellissima, con un’onda tipo Hokusai.

N: giovane, fresco, con tanto orzo, tanto sorbetto di limone e note di aceto di riso. Snello, pulito, vivace. Un po’ tanto centrato su materia prima e distillato, in maniera molto onesta ma che lascia poco spazio all’emozione. C’è un’interessante aria fresca, come di stireria, e una mineralità frizzantina. Pesca bianca, carambola, melone bianco. Sarà una suggestione, ma ricorda intensamente il sakè e quel suo senso di pepe bianco e banana.
P: ripetiamo: pulito e preciso, più tendente alla vaniglia e allo zucchero rispetto al naso. Ma rimane un filo poverello come il santo di Assisi, anche se la giovane età non poteva lasciar presagire una complessità maggiore. Stessa frutta bianca, anche se mai succosa, con in sovrapprezzo un pizzicorino non del tutto giustificato dalla gradazione. Di nuovo quella sfumatura di sakè, mista a zenzero e legno.
F: pulito, abbastanza innocuo, corto. Succo di mela.
Diamo un 81/100, che in parole traduciamo come: un malto molto giovane e fresco, senza particolari difetti se non un certo guizzo alcolico al palato, ma senza neanche particolari punti forti. La cosa che ci piace di più è la freschezza minerale, quella che ci convince meno la sostanziale innocua facilità. Con barili così disparati, forse ci si sarebbe potuti aspettare una palette aromatica più variopinta.
Sottofondo musicale consigliato: Massive Attack – Karmacoma
