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botti da orbi rum variations: guyana 2004 High proof (2025, velier, 50%)

Continuano le nostre scorribande nei sentieri avventurosi del rum, dove non siamo a nostro agio ma sappiamo divertirci, come quando ci capitano delle feste in cui si balla. Oggi una chicca dal mostruoso caveau di Velier e di Luca Gargano, uno che di rum in fondo qualcosa ci capisce, dai… Trattasi di blend di differenti annate, differenti mark e differenti alambicchi, rum tutti distillati alla mitica Demerara distillers, dove negli anni sono convogliate ricette e impianti che hanno fatto la storia del rum omonimo, da Versailles a Enmore, da Diamond a Port Morant. 1500 bottiglie prodotte e diluite a 50%, tutto invecchiato in botti ex bourbon. Il colore è cremisi.

N: un naso immediatamente profondo come le acque del fiume Demerara, uno di quei nasi che colpiscono al cuore anche i bevitori di whisky. Perché? Beh, perché è un concentrato nucleare di sapori. La frutta tropicale in primis: ridotta, cotta, disidratata, in marmellata. Papaya, ananas quasi ipermaturo, pasta di tamarindo raw. Tutto è al volume massimo, 22 anni di maturazione tropicale con un’angel share superiore al 70% non mentono, il funky soul della Guyana, con la sua brava parte di melassa dagli aromi esterificati, nemmeno. Dolcezze svenevoli, vade retro. Il legno tostato (noci pecan, parecchia liquirizia…) prende una direzione inconsueta, quasi fenolica e balsamica, che ricorda certe erbe varie: tabacco in foglia, ma anche rabarbaro e té. E di nuovo mango, un che di arancia e il cuoio…

P: l’ippopotamo è in grado di correre a oltre 30 all’ora sulle brevi distanze. Cosa c’entra? Niente, ma anche un mastodonte del gusto come questo Guyana sa essere agile e scattante. La parte fruttata è di nuovo protagonista, con prugne secche, crostata di mirtilli bruciatina, albicocche secche e ancora mango disidratato. Asciutto e asciugante, ma mai astringente, fa della vivacità nervosa un suo punto di forza. Non è uno di quei pachidermi esausti, adagiati sulla loro vetusta dolcezza. Qui tutto danza vibrante al palato: si aggiunge il legno, un che di amarognolo, zucchero muscovado brulé e parecchia spezia in levare. Non stanca veramente mai. Di nuovo la liquirizia, piccante.

F: secco, con il barile che si prende la scena a braccetto con la immanente liquirizia quasi fumè. L’alcol è perfetto, forse poco avvolgente. Ciliegie cotte ad libitum…

La Guyana è forse un po’ il nostro tallone da killer, come dicono quelli che non hanno fatto il classico. Nel senso che di solito i rum Demerara hanno struttura da vendere, poca dolcezza e una quantità di esteri non contundente, il che ce li fa andare particolarmente a genio. Qui tutto è blendato con sapienza e il risultato è un sorso intenso, ma anche scattante, che danza in equilibrio fra legno e materia prima, frutta e liquirizia. Un 90/100 senza dubbio, che sarebbe pure stato più alto se anche l’ABV fosse stato un filo più alto. Eh, amigos, siamo pur sempre gente da grado pieno…

Sottofondo musicale consigliato: The Brian Jonestown Massacre – Open heart surgery

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