Torniamo a pescare nella Riserva più fornita del mondo, ovvero l’armadietto dei campioni di Corrado, che è un po’ come la borsa di Eta Beta: tu ci infili una mano e sei sicuro che tirerai fuori delle bombette. Oggi nella fattispecie due Springbank indipendenti, entrambi selezionati da North Star Spirits, l’etichetta fondata a Glasgow nel 2016 da Iain Croucher. Insomma, non è che serva altro per farci avere sete no?

Springbank 25 yo (1994/2020, North Star, 48.5%)
Per la Cask Series 011 un refill hogshead da 270 bottiglie. C: oro. N: profuma di incenso, candele e Chiese cattoliche barocche. Se questo è il lato religioso, ce n’è anche uno proletario, perché si sprigionano anche note di grasso e metallo, di officine nel pieno della Rivoluzione industriale. Insomma, profuma di ghisa e sfruttamento della manodopera minorile. C’è un fumo erbaceo e fuligginoso, con venature quasi di mezcal, terrose. Puntine minerali e sapide ma non marittime. Verdure cotte salatem asparagi, limone e pomodori verdi. Anche mele Pink Lady o mele da sidro. La frutta comunque è pungente e fresca, e fa da contraltare a una dimensione di nuovo minerale e terrosa: cemento. Davvero unico. P: oleoso, cremoso e tropicale, che come sapete è la chiave di volta per farci impazzire. Molto diverso rispetto al naso, qui la dolcezza fruttata ed evoluta, tra la cera e gli olii essenziale, la fa da padrona. Ananas, un filo di cocco, cedrata, orsetti Haribo, brioche all’albicocca. Un palato densamente giallo, ecco. E burroso (il burro buono è giallo). C’è questa deliziosa commistione di pasticceria e olio motore che fa oggettivamente godere: chicchi di uva bianca, un accenno di legno. F: più marino eppur dolce: capesante affumicate, sale, matita temperata e limonata zuccherata.
Semplicemente divino, di quella croccante bellezza che solo a Campbeltown si può raggiungere attraverso le sporcizie costiere. Per aspera ad astra, ma alle stelle ci si arriva anche con note off di cemento. Eccellente: 92/100.

Springbank 22 yo (1998/2020, North Star, 46%)
Per la Cask Series 012 uno sherry hogshead da 230 bottiglie, distillato tre volte quindi, se l’esperienza non ci inganna, sarebbe catalogabile come un Hazelburn. C: cremisi. N: funky, se con funky non intendiamo la musica di Jamiroquai ma quelle note di piedi e formaggio a crosta lavata… Ci sono note di cuoio pesanti, soffi sulfurei che si alzano a indicare la presenza del Maligno. Terroso. La frutta è secca e disidratata, tra albicocche e prugne, fragole e ribes. Non semplice, questa bestia. C’è anche una dimensione acidina che parte dall’arancia sanguinella e arriva allo smalto. E una dicotomia dolce/salato che unisce marzapane e la salsa di soia. Un che di geranio. Complicatissimo, divisivo, ma affascinante. P: fastidiosamente vinoso, acido e allappante. Come inizio non è esattamente il top. Fragole, vino di prugne e succo di more. Insomma lo sherry qui è decisamente dominante, con anche sensazioni di cioccolato acidino. Lo zolfo ovviamente è ancora qui, anche se meno impattante. Amarene, liquirizia rossa. Col tempo emerge una nota ossidata solidissima, e del rabarbaro. F: lungo, tutto sulla torbina sulfurea, lo sciroppo per la tosse e il legno.
Un whisky per gli amanti dei vini naturali, che trovano una ragione di vita nelle puzzette e nell’acidità. Rappresenta il nostro ideale di Springbank? No. Si percepisce la delizia del malto distillato tre volte? No. Ma è per questo un dram cattivo? Ovviamente no. Il riassunto è un 86/100 al nostro insindacabile giudizio, ma comprendiamo chi se ne innamora.
Sottofondo musicale consigliato: Oasis – Fucking in the bushes
