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BOTTI DA ORBI: ARMAGNAC TIME, prima parte

Alla gente normale di solito non capita di aprire un cassetto della scrivania in ufficio e di trovare sotto la cartellina dei documenti due box di samples di Armagnac provenienti dalla Germania. O almeno, da un nostro sondaggio fra i colleghi, non risultano altri casi, ma magari voi avete dei colleghi più originali. Fatto sta ed è, che dai meandri del tempo e della nostra proverbiale propensione all’ordine sono riemerse queste due box di campioni realizzati dal fantastico sito armagnac.de in occasione dell’Armagnac festival di Stoccarda. Del 2024… Va beh, per fortuna l’Armagnac, come il whisky, non svanisce. E dunque possiamo provarli tutti di fila, senza pietà, senza sosta, senza senso. Iniziamo con i primi 6, racchiusi nel cofanetto “Entdeckungsreise”, ovvero viaggio di esplorazione.

AOC Blanche Armagnac (Domaine de Pellehaut, 44%)
New make non invecchiato dal Domaine de Pellehaut, regione Ténaréze, uvaggio Folle blanche. C: trasparente. N: vibrante, fruttato, note di uva e pesca bianca, litchees. Zuccherino, con una sensazione quasi di moscato e di banana. P: sorprendentemente buono, ancora molto fruttato, con una pera candita totale, e ben bilanciato. Nel secondo palato compare un guizzo erbaceo e floreale, con un bel corpo untuoso. F: più secco, speziato, semi di coriandolo e ancora pera.
Siamo stupiti, questo è un prodotto eccellente nel suo genere. Pulito, piacevole eppure corposo grazie alla distillazione tradizionale: 86/10 nel suo genere.

Gnac XO (media 10 anni, L’Encantada, 41.1%)
Restiamo in Ténaréze e andiamo all’Encantada per una cuvée di uvaggi che unisce barili invecchiati fino a 35 anni, anche se la media è di 10. C: rame scuro. N: molto floreale e divertente, con impressioni di lavanda tra l’albicocca, la pesca e la prugna fresca. Un vago accenno di lampone, acidino e dolce insieme. Un naso forse non finissimo ma rutilante, ci piace molto. P: ci convince meno al palato, che si apre un filino debole e un filino acido, con una nota proprio di vinello da tavola. Il legno c’è, e anche abbastanza evidente, ma è come se non fosse fuso con le note di cioccolato al latte e di frutta fresca che arrivano sul palato allo stesso tempo. Piacevole, ma un filo deboluccio. Soprattutto se confrontato col naso. F: albicocca secca, bacche di goji, bucce di pesca e un che di amarognolo, di erbaceo.
Siamo scissi, come ci sembra sia questo Gnac: il naso è totale, una sorpresa goduriosa, da immergercisi. Il palato invece gné gné, ci fa godere meno. 85/10.

Danis Millésime 2004 (16 yo, Domaine de Danis, 45%)
Ancora Ténaréze, ancora Folle blanche, ma qui siamo davanti a un Millesimo: il 2004 per essere precisi. C: dorato. N: strano, c’è una puzzetta sulfurea che ci sfugge, in mezzo a note di bucce di albicocca, miele di acacia e un cedro in crescita. Lemongrass anche. Col tempo si dissolve la puzzetta ma ci ispira il giusto. P: asciutto, con una certa polverosità legnosa non totalmente legata con la sensazione zuccherina. Vira all’amarognolo, mandorla e bucce d’acini, mela renetta e un fil di fumo. F: cortino, ancora amarognolo, liquirizia.
Mah, ha vinto dei premi, quindi probabilmente non lo abbiamo capito, ma ci ha un po’ deluso. Dal primo naso al finale, cogliamo dei difettucci che non ci rendono la bevuta indimenticabile: 82/100.

Arton Réserve (6 yo, Château Arton, 45%)
Cambiamo zona, andiamo in Haut Armagnac per un blend di Colombard e Ugni blanc (quindi Cognac style) invecchiato 6 anni. C: ambrato. N: denso e nocciolato, con una dolcezza che ricorda il miele di castagno. Mele cotte, pesche all’amaretto. Più profondo del precedente, anche se meno invecchiato. Tabacco. Tende a svanire alla svelta. P: attacca dolce, quasi sciropposo, poi il legno si fa bello netto, con amarena (nocciolo), prugna (nocciolo) e liquirizia (non il nocciolo, non ce l’ha). Piccantino, con pepe nero e semi di coriandolo. Allappa un filo. F: vivace, lunghetto, con una speziatura e un legno tostato che si prolungano e si danno man forte e arrivano all’arancia rossa.
Intenso, ampio di sorso, bello tosto come influenza del legno e come piccantezza, con un finale sorprendentemente “inclusivo”: 87/100.

Esperance 18 ans (18 yo, Domaine d’Esperance, 46%)
Approdiamo nel Bas Armagnac, la regione più considerata. Blend di almeno 4 annate a base Baco e Folle blanche. C: mogano chiaro. N: legno più evidente, con una bella concentrazione di datteri, prugne secche e sigaro. Dal quale si leva anche una vena floreale di iris, piacevolissima. Cacao e cannella, ancora l’arancia. P: che bel sorso avvolgente, che ricchezza di sensazioni. Ci sono gli olii essenziali di arancia, il gianduia, una prugna Sunsweet in pasta, marmellata di mirtilli… Il legno è ovviamente presente, ma non asciuga la sensazione generale di dolcezza fruttata: crostata e foglie di tabacco. Pepe di Timut. F: legno lucidato, erbe digestive, rabarbaro e un che di chinotto e cola. Allappa un filo ma è lunghissimo.
Big boy, è grande grosso e soprattutto buono. Il legno spinge molto sul finale, ma che profondità e che lunghezza di sensazioni. Lo abbiamo amato, lo riberremmo subito: 89/100.

Séailles Millésime 1990 (30 yo, Domaine Séeailles, 50%)
Chiudiamo il primo box con un trentenne da Ténaréze, a base Ugni blanc. C: mogano. N: un filo chiuso, elegante ma non espansivo. Tanta frutta cotta, papaya disidratata e un che di tappeti e muffe, di chiuso. Ha bisogno di parecchio tempo per emergere in tutta la sua nobiltà: potpourri, kumquat, albicocca secca in crescendo. Cambia molto, ora sa di mobili lucidati. P: eh, qui siamo in terreni di santità: tamarindo e una grande sinfonia di legno per iniziare, poi noci pecan, caramello rappreso. Tarte tatin di uva rossa con del cuoio marocchino. La frutta è processata e cotta, va dalle pesche alle prugne immancabili fino agli agrumi in marmellata. Té infuso, quasi affumicato. F: lunghissimo, molto bilanciato, con meno spezia rispetto all’Esperance. In compenso c’è un certo rancio delizioso, l’oleosità delle bucce degli agrumi, la frutta esotica disidratata. E un legno eterno.
Qui il barile ha fatto un lavoro intimo e pervicace, facendo evolvere i sentori in note decisamente più profonde. Colpiscono il nostro palato poco avvezzo allo spirito Guascone l’oleosità, la corpulenza delle note fruttate, questa masticabilità clamorosa. 91/100, solo per quell’iniziale timidezza olfattiva.

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