La serie “Casks of distinction” di Diageo è un curioso ircocervo: barili invecchiati più di vent’anni e custoditi presso le warehouses di Royal Lochnagar sono disponibili (“da 150mila sterline in su”) per eventuali investitori. Il first fill PX/Oloroso seasoned butt #5403 è stato imbottigliato da Hong Kong Whisky Fellows, House Welley Whisky Bar, Christoph Kirsch, Sebastian Jaeger e Boris Borissov. Ne sono uscite 318 bottiglie a 44.3%. Il nostro infinito Corrado, eroe suo malgrado, ha reperito sul Dark Web nei suoi siti oscuri un sample e lo ha condiviso, per una “review of distinction”. Il colore è mogano.

N: il barile domina come Modric nel centrocampo del Milan. Uno sherry cask comme il faut, con una pletora di frutta secca che sembra uscita da un pranzo di Natale: noci, noci brasiliane, fichi secchi, datteri, albicocche disidratate… A questa dimensione riconducibile al barile, si lega molto naturalmente l’anima unta di Lagavulin: olio di fegato di merluzzo, umami, aringa affumicata. Un naso densissimo, che mescola pesce e melassa, creosoto e marmellata rappresa di more. Impossibile distinguere tra distillato e botte, la grassezza torbata e fruttata è un blob che un istante sembra olive nere, l’istante dopo more di gelso, l’altro ancora nocciole. Un senso di dunnage sporco e umido, l’odore di un falò, e un clamoroso senso di cuoio degli anfibi appena ingrassato. Profondissimo e multiforme. Tabacco a chiudere.
P: si apre sciroppato e appiccicoso, come il PX pretende. Oltrepassata la soglia di caramello e liquore di more ecco esplodere la torba di Laga, ovvero quella torba che parla la lingua universale del bacon, delle costine BBQ all’americana, del pesce arrosto… A queste note si sommano quelle del barile, che al palato sono meno fruttate e più scure e tostate, tra cacao e chicchi di caffè che si sgranocchiano, e quando affondi il morso esplode il bruciacchiato. Liquirizia, catrame e fuliggine nel camino si alternano al caramello salato, al dattero, di nuovo all’albicocca. Un accenno di mandorla e un créme caramel ai carboni ardenti. Che dessert meraviglioso sarebbe…
F: la torba spazza via ogni potenziale concorrente e si avviluppa alla bocca insieme alla marmellata di prugne, ai fichi neri, ai lamponi… Sul finale ecco il legno, con tannini e un accenno erbaceo di angelica.
L’equilibrio generale di questo gigante è il mistero più sorprendente, perché stiamo parlando di tre pesi massimi del gusto che si sfidano: l’età (30 anni non sono uno scherzo), il malto (Lagavulin è un bel fuoriclasse) e il barile (sherry first fill). Eppure tutto sta al suo posto, amalgamato senza mai un gradino, un momento di vuoto o di scompostezza. La dolcezza appiccicosa del PX è l’unica cosa che non ci fa impazzire, ma sarebbe scorretto dare un punto in meno solo per una questione di gusto personale. Noi qui si giudica il più possibile oggettivamente e questo oggettivamente è un 92/100. Piccola nota, avevamo assaggiato un altro CoD per Whisky Exchange, trovate la rece qui.
Sottofondo musicale consigliato: Death in Vegas – Hands around my throat
