Siamo in ritardo di soli sette anni, più o meno il tempo in cui Brad Pitt stava in Tibet nell’omonimo film. Un tempo sufficiente per far cambiare radicalmente pelle a questo imbottigliamento, ma noi – si sa – siamo gente riflessiva e quindi recensiamo la release passata e non quella attuale. Geni. Ad ogni modo, siamo qui con nel bicchiere la versione torbata di GlenDronach, distilleria delle Highlands a un passo dallo Speyside che negli anni si è costruita una solida reputazione per i suoi malti invecchiati in botti ex sherry. Un po’ per gioco e un po’ per business, nel 2015 ha iniziato a distillare anche orzo torbato per un imbottigliamento a 46% invecchiato in botti ex bourbon, con un finish in PX e Oloroso. Dal 2019, la gradazione è aumentata a 48% e l’imbottigliamento non si chiama più semplicemente Peated, ma Traditionally peated. Va beh, chissene, noi beviamo quello vecchio. Il colore è oro.

N: caramello, miele e un senso di sterpaglie mezze bruciate, tipo uno zerbino di paglia intriso di fumo. La gioventù si sente, è ruspante, con note di distillato, pera, vaniglia, quelle cose un po’ basic dei malti poco evoluti. Marshmallow al barbecue, zucchero brulée e un che di farinaceo. Sì, la crusca del mulino più del pane vero e proprio. Un accenno di alcol. Non che faccia gridare al capolavoro eh…
P: cenere, caramelle al limone e parecchia salamoia di olive. C’è questo senso di salmastro impastato con il bruciato (perchè è parecchio bruciato) che copre il palato. Il resto è poca roba, il malto non si sente molto, si sente piuttosto una dolcezza anche questa basica, di gommose alla pera o alla banana. Un accenno di frutta tropicale in un generale senso di asciuttezza e parecchi spigoli. Però mai sgradevole, va detto.
F: bruciato, agrumato, con un alcol un po’ imbizzarrito che ricorda l’acquavite.
Non cadono i denti, non si diventa ciechi e neanche si butta il bicchiere, sia chiaro, però boh, anche no. Il malto, che è ottimo in GlenDronach, è ridotto all’osso; l’invecchiamento è minimo per mantenere la torba acre. Il risultato è un whisky superfluo, che però ha il suo neo più grave nell’eccessivo impatto dell’alcol. Se si vuole fare un whisky da bere a garganella, che sia facile. Invece qui è pure spigoloso. Stiamo sul 79/100 ahinoi. Proveremo la nuova release per vedere se è migliore.
Sottofondo musicale consigliato: The Bravery – An honest mistake
