Un whisky dedicato alla semina non può che intrigare noi quattro polentoni figli prediletti della Pianura Padana. Anche se a dire il vero la dimensione artigianale della fattoria di Lochlea non si addice molto alle coltivazioni intensive lombarde, ecco. Ad ogni modo, eccoci a recensire la terza edizione dell’imbottigliamento che Lochlea – distilleria delle Lowlands fondata nel 2018 nella farm dove visse il poeta scozzese Robert Burns – dedica appunto alla semina primaverile dell’orzo e ai ritmi dettati dalla terra. 100% botti first fill bourbon, non filtrato e non colorato. Contrariamente alla prima edizione (48%), qui la gradazione è a 46%. Si beva, il colore è pallido e chiarissimo.

N: che leggerezza, un naso di tulle e pompelmo. Delicato, asprigno, eppure delicatamente sensuale. Sorbetto al limone, uva spina, mela verde, tutte cose bianco-verdine, croccanti e acidule. Ma accompagnate da un aroma più invogliante di vaniglia, fiori bianchi, addirittura talco. C’è il cereale, sottoforma di pasta delle ciambelle cruda. E c’è del cioccolato bianco, con le nocciole magari. Olii essenziali di bergamotto, guizzi di acqua di fiori d’arancia. La primavera è ovunque.
P: più sostanzioso del previsto, perché ce lo saremmo immaginato etereo come al naso e invece ha un suo peso specifico, dato dalle botti di primo riempimento. Vaniglione, con un cereale corposo e burroso che ricorda il porridge. Di nuovo pompelmo, ma più bucce caramellate che succo. Il secondo palato è più sobrio e “serio”, con un che di legno tostato e zenzero, pur senza rinunciare a quel bel mouthfeel. Pizzicorino alcolico dato dalla gioventù.
F: più lungo ed erbaceo del previsto, con un cenno di buccia d’agrume e assenzio.
Davvero niente male, nel suo essere puro, fresco e giovane. Riesce in un’impresa non banale, cioè quella di essere leggero al naso e consistente al palato, alternando le due diverse anime: quella aromatica leggiadra del distillato e quella dolce del barile. Il finale poi è lunghetto, e fa venir voglia di bis. Direte voi: tutto qui? Sì, non è il massimo della complessità ma è fatto bene ed è preciso in quel che vuole essere. 86/100.
Sottofondo musicale consigliato: Ligabue – Leggero
