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R.O.M. 2025 – unA DOMENICA AL PARLAPà – V parte

Penultima tappa del nostro tour degustativo all’Enoteca Parlapà di Torino.

Longmorn 12 yo (2008/2021, Claxton’s, 52.6%)
Lo sherry cask C21001 è stato imbottigliato per la serie Warehouse n.1 e ha dato 258 bottiglie. C: cremisi. N: denso di caramello e sciroppi, uno sherry moderno tutto centrato sulla marmellata ai frutti di bosco, lampone come se piovesse. Eppure, c’è anche una densità d’altri tempi, una concentrazione di cacao in polvere e note di legno profumato. Una nota gradevolissima si innalza sulle altre: caffè Borghetti rappreso. P: grado buono e sherry bello carico. Marmellata di frutto di bosco ancora, che cede il passo a un senso di mallo di noce e tabacco (Corrado dice “sigaro incombusto” con l’autorevolezza con cui direbbe “rogito”). Poi ecco di nuovo la frutta rossa, ciliegie succose e cioccolato. La frutta è comunque bilanciata da un legno tostato e profumato, dalla nocciola e da una particolare sensazione umami che ricorda l’umeshu, quel liquore giapponese alle prugne. F: praline di cioccolato al latte e ripieno al lampone (lo avevamo detto che sa di lampone?). Un filo di fumo di cero, di fiammifero.
Ci è piaciuto davvero molto, per quella sua capacità di coniugare una frutta rossa esuberante con delle note più profonde di legno e cioccolato. Eccellente poi l’integrazione dell’alcol. Una nota sul malto, che in un invecchiamento così passa in secondo piano: in realtà è il primo responsabile della rotondità generale di bevuta, quindi viva Longmorn. 89/100.

Highland Park single cask series Germany (2008/2018, OB, 65.1%)
Il barile #140 è uno sherry puncheon di primo riempimento in rovere americano che ha dato 618 bottiglie per il mercato tedesco. C: ambra chiara. N: si apre con una bella nota di malto, che va dall’Ovomaltina ai biscotti Digestive. Il tutto con miele di castagno non dolce, cannella, macis e torrone. C’è un senso di polline che si alterna alla candela spenta e che pian piano si mescola a note più sherrose di noci, uvetta e cantina. Con acqua l’uvetta diventa cilena (quella chiara, non quella sultanina) e spunta del cedro candito. Due gocce fanno bene. P: anche qui, come al naso, i 65% sembrano invisibili. Più sul lato sherry, con il legno più evidente. C’è una dolcezza solida fatta di vaniglia, fudge e scioglievolezza di Lindor (cioccolato al latte con una bella pannosità). Nutella, crema di Malaga: il che è incredibile per un whisky a questo grado che rasenta il crimine contro l’umanità. Cremoso, avvolgente, con spezie in crescita. L’acqua qui lo rende un filo più allappante, aumenta la torba e fa comparire dell’arancia amara. F: ancora avvolgente, zuppa inglese, cacao in polvere e un filo di legno. Diluito, spunta un clamoroso senso di ciliegie affumicate.
Stavamo per dare un punto in meno del Longmorn, ma infine diamo 89/100 anche qui. Perché a 65% non abbiamo mai assaggiato niente di più cremoso e soddisfacente e soprattutto non contundente. Bevibile, lungo, complesso, sorprendente.

Port Charlotte 18 yo (2025, OB, 51.5%)
L’edizione del 2025 è così composta: 53% first fill bourbon, 31% second fill sherry e 16% invecchiato 11 anni in sherry, 5 in virgin french oak e il resto in bourbon. Torbato a 40 ppm, 8000 bottiglie. C: oro. N: cerealissimo me. Anzi, cerealissimo lui: un malto puro si arricchisce di frutta (pera, albicocca secca) e va incontro al mare. Fresco, con acqua di oceano, alghe e ostriche. Però ingentilite da miele di tiglio e caramello. Dimostra meno dei suoi 18 anni, sembra in effetti giovincello. Un muro vegetale di erbe accompagna la torba fresca e gentile. Un accenno di jerk beef introduce la parte più sporchina, che ricorda gli stivali di gomma. P: ancora mite e dolce, con una torba delicata e oleosa e di nuovo un velo di miele. Qui si aggiunge dell’ananas sciroppato, del succo d’ananas e un senso di carbone dolce della befana, che poi è zucchero eh. Nocciola, sorbetto al limone e caramelle Werther’s original. F: non lunghissimo, con olio di semi ed erbe affumicate.
Buono è buono. Beverino, agile, fresco. Manca la complessità che ci saremmo aspettati. Ecco, fosse stato un 12 anni avremmo dato di più, ma per un 18 anni stiamo sull’86/100.

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