Stiamo ancora nel parco safari delle etichette indipendenti, dove branchi di single cask pascolano allo stato brado e possono essere assaggiati in libertà. Oggi in particolare ci balocchiamo con una selezione dei fratelli Thompson che proviene dallo Speyside, e nella fattispecie da una distilleria storica, che ha appena rilasciato un 55 anni. La distilleria in questione, anche se non ne troverete ovviamente traccia sull’etichetta perché gli scozzesi adorano questi segreti di Pulcinella (chissà se esiste un Pulcinella scozzese, che mangia una pizza malata con sopra l’haggis e indossa un kilt bianco e nero, mah…), è Glenlivet. E per questo imbottigliamento sono stati utilizzati due refill bourbon barrel, che hanno dato 540 bottiglie. Il colore è un oro chiaro e noi abbiamo parecchia sete.

N: che siamo di fronte a una specie di miracolo liquido si capisce dal momento in cui si versa il contenuto del sample nel bicchiere. Basta quello per avere un’idea della vivacità aromatica di questo speysider giunto allo stadio massimo di evoluzione, come i Pokemon. Si apre con una bomba devastante di torta paradiso e cedro che lascia a bocca aperta. E nella bocca aperta? Ci mettiamo del pandoro. Ecco, profuma di pandoro, di zucchero a velo e confetti, un naso soffice e ammaliante, in cui giocano una parte anche l’ananas, il bergamotto. Non è tutto, c’è anche una dimensione floreale di pitosforo che ci fa tornare in mente certi prodotti cosmetici di Lush, ma molto meno stucchevoli. Fine? Nemmeno per sogno. La frutta di prima si arricchisce con mango e pere, ma anche torta di mele appena sfornata, di quelle ancora umidine. Fine? Ma abbiamo detto di no! C’è un’altra nota deliziosa, di burro fuso quasi esterificato e burro di cacao. Fine? Sì, fine. Ma che naso signori!, come disse la Fatina a Pinocchio.
P: fa venire voglia di edificare una cattedrale gotica solo per rendere gloria a Domineiddio per aver creato l’orzo. Va beh, nel Medioevo lo facevano per molto meno eh… Comunque, è buonissimo fin da subito. Un’unione carnale fra torta di frutta e legno levigato. Fruttatone totale, sembra uno di quei giochi da bimbi per imparare i frutti: ci sono tutti, banana, ananas, mela, pera, pesca, susina… Ecco, non c’è il caco, grazie al cielo. Il che è solo un bene. Comunque accanto alla frutta c’è l’altra metà del cielo e del palato, quella di pastafrolla e crema pasticcera, che con un guizzo agrumato e zenzeroso diventa irresistibile e non stucchevole. Ecco, c’è ancora quel tocco burroso e quell’aria floreale a trattenere ulteriormente la dolcezza, che non diventa mai eccessiva. Il retrogusto è un gioco fra le pere sciroppate e il pepe bianco.
F: coerente con il resto, frutta, burro, legno elegante e una frizzantezza da zenzero.
Goduria fa rima con peluria e forse è per questo che Zuc è in visibilio. Appena si riprende torniamo sobriamente sul pezzo e diamo la nostra ultima, inutile sentenza. Che parte dal voto, 90/100 e arriva al giudizio: uno Speysider golosissimo, con un naso entusiasmante per vivacità e precisione delle note aromatiche, un palato iper-fruttato e un corpo morbidissimo e burroso. E no, non c’entrano le allusioni sessuali. Se volessimo trovare l’ago nel pagliaio (che poi, perché uno dovrebbe andare nel pagliaio con un ago?), ci sarebbe piaciuto ancor di più se fosse stato un filo meno dolce al palato. Ma si sta discutendo di quisquilie, siamo nel territorio della gioia liquida.
Sottofondo musicale consigliato: Vinicio Capossela – L’uomo vivo (inno alla gioia)
